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Cerchiobottismo di governo

La questione dell’ingresso dell’ Ucraina in Europa è più delicata di quanto pure possa sembrare a coloro che intendono strumentalizzarla. l’Ucraina non è un paese dell’est europeo come possono essere la Polonia o la Bulgaria, che sono state parte della Cortina di ferro quasi cinquant’anni. L’Ucraina è una regione assimilata alla Russia da almeno tre secoli. Gogol, Bulgakov e Trotskij si sentivano russi, per non dire di Krusciov. La conquistata indipendenza ucraina ha provocato un vuoto incolmabile nella Federazione. Putin continua la guerra, non perché avendola già persa non voglia ammetterlo, ma perché il distacco dell’Ucraina comporta la fine politica della Russia. La Russia senza l’Ucraina è un dominio sulla steppa e l’artico. Fascinoso, quanto invivibile.

di Riccardo Bruno | 30 Maggio 2026

La questione dell’ingresso dell’ Ucraina in Europa è più delicata di quanto pure possa sembrare a coloro che intendono strumentalizzarla. l’Ucraina non è un paese dell’est europeo come possono essere la Polonia o la Bulgaria, che sono state parte della Cortina di ferro quasi cinquant’anni. L’Ucraina è una regione assimilata alla Russia da almeno tre secoli. Gogol, Bulgakov e Trotskij si sentivano russi, per non dire di Krusciov. La conquistata indipendenza ucraina ha provocato un vuoto incolmabile nella Federazione. Putin continua la guerra, non perché avendola già persa non voglia ammetterlo, ma perché il distacco dell’Ucraina comporta la fine politica della Russia. La Russia senza l’Ucraina è un dominio sulla steppa e l’artico. Fascinoso, quanto invivibile.

Senza la vittoria sull’Ucraina uno scenario prossimo venturo potrebbe prevedere la dissoluzione della Russia, esattamente come avvenne per l’Impero Austro ungarico. Come si capisce un problema per l’occidente superiore a quello che comporterebbe un successo della Russia in Ucraina. Intanto, perché la Cina si espanderebbe almeno sino alla Siberia. Poi perché l’Ucraina diventerebbe la principale potenza dell’area. L’America ha armato l’Ucraina, che aveva sagome di cartone al posto dei fucili, come non ha fatto con nessun altro paese al mondo dal secondo dopo guerra e oggi l’Ucraina dispone di capacità militari superiori a qualsiasi altro paese europeo, che non combatte dal secolo scorso, quando quella ha il fronte in casa propria.

Il cancelliere Merx ha fatto una mossa dettata dalla prudenza necessaria per tutte le possibili implicazioni di un simile complesso scenario. Merx ha proposto l’adesione dell’Ucraina alla Ue, senza diritto di voto. Zelensky, praticamente, gli ha riso in faccia. Se l’Ucraina entra nella Ue mentre continua a combattere diventa il leader della Ue. Nel caso di una vittoria, L’Ucraina diverrebbe il punto di riferimento di tutte le ex repubbliche sovietiche che non ne possono più della Russia, Bielorussia inclusa. L’Europa dei burocrati di Bruxelles che ha pure rotto con l’America e disdegna Israele, diverrebbe presto una vassalla dell’Ucraina.

Ovviamente, di tutti i problemi che riguardano il futuro continentale e l’equilibrio dei rapporti est ovest, il governo italiano non ha nessuna contezza, non capisce nemmeno di che si parla. La Lega ha semplicemente detto di non voler l’Ucraina fra i piedi nemmeno muta, e Forza Italia il contrario. Il che offrirebbe per lo meno lo spunto per un confronto serrato nel governo, magari capace di una qualche produttività. Non fosse per il cerchiobottismo di Fratelli d’Italia, tutto fuorché dei decisionisti. Donzelli se ne è uscito dicendo che la posizione leghista è attinente all’attualità finché dura la guerra. Finita la guerra avrebbe invece ragione Forza Italia. Il bello è che se la guerra dura un altro anno, il governo italiano ha perso ogni opportunità di contare qualcosa almeno per qualche mese.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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