
Nulla di sorprendente: come molte grandi passioni anche gli amori nati da una forte attrazione politica sono destinati a consumarsi. Quando nascono in punta di piedi spesso si spengono con la stessa discrezione – un abbraccio, una stretta di mano, un “non ti amo più” sussurrato, accompagnato da una lacrima di circostanza. Ma quando le intese sono impetuose, quando si alimentano dell’ambizione di conquistare il mondo, il rischio è un altro: finire in frantumi, tra accuse e stracci. È quanto sembra essere accaduto tra la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Un rapporto che fino a ieri appariva saldo, quasi complice, si è trasformato in uno scontro pubblico dai toni aspri, più simile a una scena hollywoodiana che a un confronto tra leader istituzionali: porte sbattute, parole gridate, accuse lanciate dalla finestra come oggetti ingombranti di una convivenza finita male. Eppure fino a poco tempo fa erano tra i leader più osservati e – per molti – più “invidiati” della scena internazionale. A ogni incontro gli sguardi sembravano raccontare una sintonia strategica, quasi un progetto comune di influenza globale. Ma spesso accade che sia proprio il potere, più che conquistarli, a finire per logorare chi lo esercita. In questo contesto, Giorgia Meloni ha scelto la via della fermezza: parole misurate, tono asciutto, distanza marcata. Dall’altra parte, Donald Trump ha invece optato per l’esposizione pubblica, portando allo scoperto tensioni che per stile e opportunità sarebbero forse dovute restare riservate. Un atteggiamento che si inserisce in una comunicazione sempre più sopra le righe, come dimostrano anche recenti attacchi rivolti a Papa Leone XIV – parole che rischiano di avere un costo politico significativo. Negli Stati Uniti, infatti, l’elettorato cattolico rappresenta una componente rilevante e difficilmente trascurabile, soprattutto in vista delle elezioni di medio termine. Al contrario, Giorgia Meloni sembra ben consapevole del peso politico e simbolico di quel mondo, e non ha esitato a schierarsi apertamente in difesa del Pontefice. Una mossa che può apparire come “gioco di palazzo”, ma che in realtà risponde a una logica politica consolidata: presidiare ogni spazio di consenso possibile. Nel panorama italiano non è passata inosservata nemmeno la posizione di Elly Schlein, che ha scelto di sostenere il governo in questa circostanza, marcando una distanza politica da Giuseppe Conte e offrendo un segnale di maturità istituzionale. Perché, in fondo, quel “c’eravamo tanto amati” è una costante della politica: le alleanze si accendono rapidamente e altrettanto rapidamente si consumano. Non per caso, ma per natura.
Angelo Santoro

Lascia un commento