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C’era una volta un piccolo naviglio

Trump sarà sicuramente un pazzo scatenato, la storia, però, la ricorda meglio di noi europei. Italia, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi, inviarono una missione navale nel Golfo Persico tra il 1987 ed il 1988, praticamente più di un anno, per assicurare il traffico mercantile dai pasdaran. Una delle tre fregate italiane venne persino attaccata. Allora fu una misura di stabilizzazione dovuta al conflitto iracheno iraniano. Per cui non si capisce, se oggi ci sono le stesse preoccupazioni, la ragione di non intervenire. Fu ritenuta idonea la presenza europea in un conflitto fra stati mediorientali, oltre l’area Nato, per dirla con il commissario Kallas e si rifiuta una presenza in circostanze analoghe, presumibilmente più gravi.

di Riccardo Bruno | 18 Marzo 2026

Trump sarà sicuramente un pazzo scatenato, la storia, però, la ricorda meglio di noi europei. Italia, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi, inviarono una missione navale nel Golfo Persico tra il 1987 ed il 1988, praticamente più di un anno, per assicurare il traffico mercantile dai pasdaran. Una delle tre fregate italiane venne persino attaccata. Allora fu una misura di stabilizzazione dovuta al conflitto iracheno iraniano. Per cui non si capisce, se oggi ci sono le stesse preoccupazioni, la ragione di non intervenire. Fu ritenuta idonea la presenza europea in un conflitto fra stati mediorientali, oltre l’area Nato, per dirla con il commissario Kallas e si rifiuta una presenza in circostanze analoghe, presumibilmente più gravi.

Servirebbero dei grandi studiosi ed esperti per valutare la diversità delle situazioni. Resta legittimo che il presidente statunitense ritenga semplicemente che gli europei non vogliano aiutarlo. Sempre che Trump abbia davvero bisogno di aiuto, perché se la sua potenza militare è quella che racconta, non sembrerebbe. Piuttosto, verrebbe da credere che Hormuz resti minato, perché all’America va bene che la Cina, il principale paese importatore di petrolio dallo Stretto, ci rimetta.

Una lettura non periferica della guerra in Iran, dovrebbe includere i protagonisti assenti, gli alleati strategici degli ayatollah, i russi, che si sono defilati immediatamente, ed i cinesi che sono danneggiati dalla chiusura dei rubinetti. Per cui, sì, c’è un un regime odioso che da quarant’anni disturba gli equilibri regionali e minaccia Israele e Stati Uniti e c’è anche un partner commerciale sullo sfondo che ne risente. La Cina ha ridotto drasticamente la sua crescita economica. Vai a sapere se questa incredibile escalation bellica non provenga dal 2019. Il presidente Biden sostenne che il covid era un virus costruito in un laboratorio di Wuhan e definì Xi un dittatore. Giunti a questo punto, qualche domanda scabrosa bisogna pur farsela. C’è in corso uno scontro fra giganti, quello cinese e quello americano che non sanno, o forse, non vogliono, più coesistere. Era Mao ad aver detto che metà del mondo dovesse venir cancellata. Magari qualcuno si è convinto. Nel caso, si capisce bene che gli europei vogliano starne fuori, atteggiandosi ad una Svizzera mondiale. Come dargli torto. Per ottant’anni hanno fatto affari con tutti beatamente e si ritrovano missili, droni armati che gli passano sulla testa. Si erano ridotti le spese per armamenti del settanta per cento e adesso, devono riprendere a farle. Una bella rogna.

Si capisce anche perché Trump non li consulti e non li informi. Trump li depista. Aveva detto che non c’era più una minaccia nucleare iraniana e poi si è ricreduto. Che non voleva guerre e ne sta facendo una. Se il governo italiano colloquia con l’ambasciatore russo amabilmente, nonostante le offese rivolte al capo dello Stato dal Cremlino, vatti a fidare degli italiani. Mai Rubio avesse detto a Taiani che aveva nel mirino Khamenei, rischiava di farlo sapere agli iraniani. Taiani non sa nemmeno cosa fa il suo viceministro, figurati se controlla i centralinisti della Farnesina. Quelli di Palazzo Chigi scambiano i comici russi per alti dignitari africani.

Siamo giunti ad un punto molto difficile delle relazioni atlantiche ed occidentali e non c’è dubbio che Trump ci abbia messo del suo. Bisogna solo capire se gli europei possano ritenersi encomiabili.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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