Luigi Oliveto
Mi è capitato in questi giorni di rileggere i sonetti di Cecco Angiolieri (sarà lui uno dei protagonisti delle prossime Passeggiate d’autore organizzate a Siena da Toscanalibri.it). Figura significativa della tradizione lirico-giocosa, anti-stilnovistica, purtroppo relegato dalla critica romantica in un ‘maledettismo’ che, per quanto suggestivo, ne ha svilito l’importanza letteraria. Ad esempio non si è sufficientemente detto che tutto quel maledettismo (ritenuto frutto di una sorta di autobiografia) rappresentava in buona misura un genere letterario (quello comico-goliardico) che attingeva a una retorica ben precisa e a temi ricorrenti. Può anche darsi che Cecco abbia vissuto in modo irregolare e dissoluto (e qualche documento in proposito esiste) ma i suoi versi rivelano, dal punto di vista letterario, una persona assai colta e raffinata, in possesso di una notevole tecnica compositiva, di un lessico e di una sintassi di prim’ordine. Si tenga dunque conto di questi aspetti anche quando leggiamo, con divertimento, sonetti come quello in cui l’Angiolieri prende per le rime i suoi dichiarati ‘nemici’ (in tal caso tutti e quattro insieme): il babbo, Becchina, l’amore e la mamma. Dice che sono loro ad averlo preso in trappola come un tordo nella siepe. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/cecco-angiolieri-maledetto-ma-non-troppo_2606.html

Luigi Oliveto
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