
In un recente convegno tenutosi a Rimini, l’amico senatore Stefano Ceccanti ha parlato della forza, della bellezza, della sportività di una competizione politica moderna.
Non siamo condannati a un bipolarismo immaturo e fazioso. La ricerca sociale dimostra che gli elettori non vivono la propria identità personale e le proprie scelte politiche come una variabile strettamente dipendente da ineluttabili fratture sociali e politiche. Nella formazione delle proprie scelte civiche e politiche è fondamentale l’incontro con altre persone, familiari e amici, colleghi e vicini. Anche l’incontro con i candidati del proprio collegio è un incontro personale.
Nelle primarie tutti gli elettori, di ogni parte politica, sono chiamati a scegliere una persona come campione locale della propria parte. Nel voto finale, poi, tutti gli elettori scelgono non solo fra due o tre schieramenti, ma soprattutto la persona giusta per rappresentare il loro territorio.
Gli elettori nel collegio uninominale confrontano e scelgono fra persone vere, vive, di cui possono valutare la carriera, la coerenza, l’esperienza. Esercitano il potere sovrano della maggioranza, mentre con le vecchie preferenze all’italiana, invece, tornerebbero a essere schiavi di minoranze organizzate, clientele, caste e fazioni.
Un sistema elettorale, fondato sui collegi uninominali e su almeno due turni di selezione, sull’esempio di quello da noi immaginato, può aiutare, invece, l’innovazione e la creatività, la liberazione di energie, l’emersione di una nuova generazione di leader politici.

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