
Che il caso Minetti fosse una bufala totale lo si era capito da mesi.
Io ne avevo già scritto ad Aprile.
Ora c’è l’imprimatur della Procura Generale di Milano: “risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero”
Traduzione: quelle del “Falso putiniano” erano tutte balle.
Ciò all’esito di indagini incautamente fatte sollecitare a Mattarella dal suo entourage (che avrebbe dovuto ben sapere che aveva a che fare con una testata di vocazione falsaria).
Nove decimi delle fandonie riportate da Traraglio & c. sono state smontate nella loro integralità.
Non era vero che l’adozione presentasse delle irregolarità, non era vero che il legale della famiglia del minore fosse stato bruciato vivo (era l’avvocato del minore stesso e aveva dato l’assenso all’adozione ed era, poi, morta in un incidente domestico), non era vero che il bambino non fosse malato e che, comunque, potesse tranquillamente curarsi in Italia (aveva un percorso terapeutico molto delicato in corso a Boston).
Tutte queste notizie sono risultate inconfutabilmente false.
Quanto allo “stile di vita” della Minetti (che in Uruguay avrebbe rinnovato, a oltre 15 anni di distanza, i fasti del “bunga bunga”) è stato smentito dal personale della villa e dalle acquisizioni dell’interpol.
Resta la sedicente massaggiatrice.
Di un intero impianto di illazioni e suggestioni su cui si sono costruiti ben 50 articoli salvo, poi, rivelarsi del tutto infondato resta solo lei.
Ed è il rottame cui, in pieno naufragio, si aggrappa Traraglio e il suo scherano Gomez (che ci fa pure lo spiritoso..): “non è stata interrogata!!”.
Ed effettivamente non ha potuto essere audita in quanto non è prevista la possibilità di rogatorie per indagini che non siano di natura penale ma solo amministrativa.
Peccato, però, che la sua attendibilità, in assenza di ulteriori riscontri (che non ci sono), fosse, quanto meno, dubbia.
Aveva un contenzioso in corso con il datore di lavoro (Cipriani, compagno della Minetti).
Ed era assolutamente falso che lavorasse presso la villa da anni.
Era stata in servizio solo qualche mese (in cui, peraltro, la Minetti risultava aveva risieduto in Uruguay solo saltuariamente).
In un quadro di bugie tutte inconfutabilmente acclarate cambia qualcosa non aver ascoltato la versione di un soggetto in odor di mitomania e smentita da tutte le altre risultanze acquisite?
“Ma noi l’abbiamo sentita e avevamo il dovere di dare la notizia”!!
Le notizie, però, si danno quando ciò che riferisce una fonte sia stato verificato attraverso un minimo di riscontri.
E qui, invece, nulla di nulla.
Un pò come con quello sconosciuto che avrebbe riferito a Ranucci di aver visto Nordio alla magione di Cipriani.
Diciamo che quanto a deontologia e professionalità giornalistica siamo all’anno zero.
Ma, si sa, la prima regola dei frodatori è negare sempre e comunque.
E la seconda è difendersi attaccando.
Si arriva così alla grottesca sfuriata di Traraglio contro la Procura Generale di Milano: “ci ha difamati, o chiede scusa o quereliamo!!”.
Una roba da scompisciarsi dal ridere ma l’ha detto sul serio.
Ora arriveranno le cause milionarie.
Che potrebbero dare il colpo di grazia a una casa editoriale che sta in piedi finanziariamente solo ed esclusivamente grazie a garanzie pubbliche per 2,5 milioni di € (con buona pace di tutta la retorica del non essere percettori di contributi di stato).
Non è bello augurarsi che un giornale (per quanto di opinioni diverse dalle proprie) chiuda i battenti.
Ma la domanda è: quello è davvero un giornale?
Oppure una fanzine propagandistica specializzata in disinformazione e propalazione di notizie false in chiave filorussa e antioccidentale?
Se, finalmente, dovesse tacere non credo che toglierebbe al dibattito pubblico nulla se non i liquami mefitici che quotidianamente vi sversa.
Stefano Pillitteri

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