
Comprare casa è sempre più difficile, affittarla rischia di assorbire una parte enorme dello stipendio e, nelle grandi città e nei centri universitari, anche trovare una semplice stanza può trasformarsi in un problema. La questione abitativa sta diventando uno degli ostacoli principali all’autonomia delle nuove generazioni e ANAPIC – Associazione Nazionale Professionisti Immobili e Condomini e M’Impegno chiedono al Governo un intervento strutturale.
Il problema, secondo le due associazioni, nasce dall’incrocio tra redditi insufficienti, precarietà lavorativa, difficoltà nell’accesso al credito e prezzi immobiliari che in molte aree restano fuori dalla portata di chi si affaccia sul mercato del lavoro. «Oggi per un giovane mettere su casa è quasi un miraggio», sottolinea Lucia Rizzi, presidente di ANAPIC. «Tra stipendi bassi, contratti precari e tassi ancora elevati, ottenere un mutuo è diventato sempre più difficile. Chi riesce ad accedere al credito si trova spesso a sostenere rate molto pesanti; chi non ci riesce è costretto a rimanere in famiglia o a destinare gran parte del proprio reddito a un affitto».
Una situazione particolarmente pesante nelle città universitarie, dove la domanda di alloggi si concentra e studenti e giovani lavoratori devono confrontarsi con un mercato sempre più costoso. Il problema finisce così per andare molto oltre la casa: incide sulla possibilità di scegliere dove studiare, accettare un’offerta di lavoro o trasferirsi in una città diversa da quella di origine.
«Studenti, giovani lavoratori e neolaureati stanno pagando il prezzo più alto dell’emergenza abitativa», afferma Carmelo Ferraro, presidente di M’Impegno. «In molte città universitarie il costo di una stanza ha raggiunto livelli insostenibili, compromettendo il diritto allo studio, limitando la mobilità e scoraggiando l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Non possiamo permetterci che il caro-casa diventi un ostacolo permanente alla crescita di un’intera generazione».
Da qui la proposta di un vero e proprio pacchetto “Casa Giovani”. Tra le misure indicate c’è innanzitutto il rifinanziamento e l’ampliamento del Fondo di Garanzia per la prima casa, estendendo le agevolazioni agli under 40 e rendendo più semplice l’accesso al mutuo. Sul versante delle locazioni, ANAPIC e M’Impegno propongono invece maggiori incentivi fiscali ai proprietari che adottano il canone concordato, concentrandoli soprattutto nelle città universitarie e nelle aree a maggiore tensione abitativa.
Ma intervenire soltanto sulla domanda rischierebbe di non essere sufficiente. Il nodo centrale resta infatti l’offerta di abitazioni. Le due associazioni chiedono per questo di recuperare il patrimonio immobiliare oggi inutilizzato, semplificando il cambio di destinazione d’uso di uffici, edifici pubblici e immobili dismessi e favorendone la trasformazione in alloggi per studenti, giovani lavoratori e coppie.
Nella stessa direzione va la proposta di incentivare maggiormente il rent to buy, permettendo a chi non dispone immediatamente delle risorse necessarie per l’acquisto di utilizzare una parte dei canoni pagati come anticipo sul futuro prezzo dell’abitazione. Una strada che potrebbe creare un ponte tra locazione e proprietà per chi dispone di un reddito, ma non del capitale iniziale richiesto per comprare casa.
ANAPIC e M’Impegno pongono inoltre il tema delle locazioni turistiche brevi nelle aree sottoposte alla maggiore pressione abitativa, chiedendo strumenti capaci di evitare che una quota eccessiva del patrimonio residenziale venga sottratta agli affitti ordinari. La proposta richiama anche le politiche sperimentate da alcune grandi città europee, tra cui Barcellona, pur inserendo il tema all’interno di una strategia più ampia per aumentare gli alloggi disponibili.
Sul fronte degli aiuti diretti, viene infine proposto il rafforzamento del bonus affitto giovani, da destinare agli under 35 con ISEE fino a 35mila euro che si trasferiscono fuori dal proprio Comune di residenza per ragioni di studio o di lavoro.
«La casa rappresenta il primo investimento di vita di un giovane», conclude Rizzi. «Senza una casa accessibile diventa più difficile costruire una famiglia, progettare il futuro e contribuire alla crescita del Paese».
Per Ferraro, tuttavia, la risposta non può risolversi nell’ennesimo incentivo temporaneo: «Non basta aumentare i bonus. Occorre aumentare l’offerta di abitazioni disponibili, recuperare gli immobili inutilizzati e riportare equilibrio tra il diritto all’abitare e lo sviluppo del turismo. Solo così potremo ridare ai giovani la possibilità di costruire il proprio futuro senza essere costretti a rinviare ogni progetto di vita».
Il punto politico ed economico posto dalle due associazioni è dunque più ampio del semplice caro-affitti: se uscire dalla famiglia d’origine, trasferirsi per lavorare o studiare e acquistare la prima abitazione diventano possibilità riservate a chi dispone già di un patrimonio familiare, il problema della casa finisce per trasformarsi in un freno alla mobilità sociale, al lavoro e alla stessa formazione di nuove famiglie. ANAPIC e M’Impegno chiedono per questo l’apertura di un confronto con Governo, Parlamento, Regioni ed enti locali per arrivare a una strategia nazionale che affronti insieme credito, affitti e soprattutto disponibilità di nuove abitazioni.
Luca Rampazzo

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