Signor presidente del Consiglio, caro Matteo
approfitto della tua visita a Lucca per dirti due o tre cose che ho sullo stomaco. E come me ce l’ha, credo, qualche altro milione di italiani. Nel giudicare la tua azione di governo mi fa velo, nel bene e nel male, la conoscenza ormai pluridecennale del giovane rampante che da segretario della Margherita, poi presidente della Provincia e sindaco, è diventato l’uomo più potente d’Italia.
Ebbene, posso dire che non sei cambiato per niente da quando eri sindaco di Firenze. E’ un pregio, ma anche un enorme difetto. Perché governare il nostro Paese non è come governare la nostra, pur bellissima città.
Hai cercato di introdurre un nuovo modo di fare politica che girava soltanto e unicamente intorno alla tua persona e alle tue ambizioni. Questo è stato l’errore, perché aver tirato via le croste dalle cicatrici del vecchio sistema italiano, fermo dal Quarantasei, è un merito che credo nessuno ti possa contestare. Sinceramente non se ne poteva più della tiritera che portava i governi all’inconcludenza, agli infiniti dibattiti, ai cronici rinvii e alla paralisi perpetua.
Il problema è che ti sei fatto prendere la mano e che le tue idee contrastano con quelle che ci sono state consegnate dai padri costituenti, che sono idee di confronto, di democrazia e, per quanto possibile, di condivisione. Non parlo di derive autoritarie, che sono bischerate ad uso dei tuoi avversari ideologici.
Quando eri a Firenze e da sindaco prendevi decisioni – come la pedonalizzazione di piazza del Duomo – senza stare ad ascoltare cittadini e parti sociali, che avrebbero intralciato l’attuazione del tuo programma, non si poteva non darti ragione. Oltretutto ti misuravi con parametri cari ai moderati, che avevano convinto tanti simpatizzanti del centrodestra – e questa non è una colpa – oltre ai recalcitranti compagni delle Case del Popolo, però abituati al “centralismo democratico”, e dunque non facevano fatica ad adeguarsi al “renzismo democratico”. Promettevi la vittoria, laddove fino ad allora avevano conosciuto solo la nobile, inutile sconfitta. Come potevano non seguirti?
In quel periodo proclamavi – ricordi? – “fare il sindaco di Firenze è il mestiere più bello del mondo”, e mentre lo dicevi pensavi già allo step successivo, cioè come diventare presidente del Consiglio. La sincerità non è mai stata il tuo forte. Così come l’umiltà. Ma quella appartiene a un mondo che non conosci – per tua stessa ammissione – anche se qualche volta evochi i princìpi di don Milani e di La Pira. Dico: che c’azzecchi te con il concetto di politica al servizio degli altri, predicato dal prete di Barbiana, o con le scelte monastiche del sindaco santo? Non ti ci vedo proprio a stringere mani ai poveri di San Procolo, dove La Pira incontrava i dimenticati cittadini di Firenze ogni domenica alla Messa.
Non credo nemmeno che si possa scomodare il cinismo politico di Machiavelli, perché “il fine giustifica i mezzi”, ma quando il fine è giusto, e non – come nel tuo caso – un coronamento di carriera (“Enrico, stai sereno”).
Oggi, caro Matteo, il vento sta cambiando direzione. Gli italiani hanno scoperto la tua debolezza, le tue promesse vane, la ricerca del potere per il potere. Se te ne accorgi in tempo – ma qui servirebbe un po’ dell’umiltà a te sconosciuta – hai ancora la possibilità di salvare la tua leadership, complice l’ormai cronica assenza di alternative; sennò il renzismo rischia di essere già al crepuscolo. Non puoi difenderti sempre dando la colpa delle sconfitte agli altri, e ascrivendo solo ai tuoi meriti ogni vittoria.
Devi ammettere di aver sbagliato a scegliere i tuoi uomini solo fra i fedelissimi, i maggiordomi e i sudditi, buoni a obbedire e a togliersi dai piedi appena cadono dalle grazie del sovrano. Gli amici non esistono, perché di fronte al primo ostacolo, l’amico per te è già una scomoda presenza da ignorare. E non so se avrebbe peso sulla tua coscienza. Sei diventato come Berlusconi (l’ombra ha sempre aleggiato sulla tua spalla…): sei un elemento unificante. Per gli avversari. Sei arrivato al punto che nei giorni che separano le grandi città dai ballottaggi, i candidati sindaci del Pd sperano che tu non ti faccia vedere in loro sostegno per non irritare i potenziali elettori.
Ti piace giocare sulla sfida (“Se perdo vado a casa”), ma attento, può capitare che ti tocchi davvero scendere da cavallo. Non ora, certo. Credo che non ti debba dimettere da premier se il Pd dovesse perdere a Milano, Roma , o anche a Torino. Che c’entrano queste amministrative con il governo? Semmai dovresti dimetterti da segretario del Pd, invece di andare con il lanciafiamme – parole tue – laddove solo qualche giorno fa ti sei presentato trionfalmente a sostenere improbabili candidati, dotati solo di gonfia presunzione (Napoli). Dopo aver deciso tutto da solo, ti accorgi che non erano all’altezza. Il lanciafiamme lo dovresti usare per spegnere il tuo smisurato ego. Ma questo è un problema che riguarda il Pd, non l’Italia.
Beninteso, sarai costretto a lasciare se perderai il referendum di ottobre sulle riforme costituzionali. Ci hai preso in giro dicendo che a personalizzarlo sono stati i tuoi avversari, quando invece sei stato tu il primo a dire “se perdo vado a casa”. Gli italiani non sono stupidi, caro Matteo, non bevono tutto quello che gli racconti nelle tue comparsate televisive, esaltate da compiacenti conduttori (sennò ti rifiuteresti di andare, lo so bene).
Perciò grazie alle tue spericolate acrobazie, la consultazione d’autunno si è trasformata in quelle elezioni che non ci sono mai state per la tua investitura a premier. Posso dirlo? Ora sono cavoli tuoi, perché questo è il momento peggiore.
Nel quale paghi anche la sciagurata collaborazione con Denis Verdini. In questo siete molto simili – vi conosco bene entrambi – non solo per la comune origine nella campagna fiorentina: tu a Rignano, Verdini a Campi Bisenzio; siete simili perché vi piace il potere e gli scrupoli non sono vostri compagni di viaggio. E’ un incrocio, il vostro, che sarebbe dovuto avvenire molto prima. Quando già si era capito che le tue idee interpretavano più le aspirazioni del centro (destra) che della sinistra e Berlusconi aveva fatto un pensierino ad arruolarti. Te lo chiese anche nel celebre incontro di Arcore quando eri ancora sindaco. Naturalmente ti proponeva tempi e modi più congeniali al suo crepuscolo annunciato che alla tua scalpitante road map. Ne avevi una, ricordo, tracciata in momenti non sospetti – forse era il 2008 – quando avevi intuito che nel sistema politico italiano si erano aperti dei vuoti che avresti potuto riempire, transitando dalla poltrona di sindaco. Fu la prima delle tue sfide: se mi va male, torno a lavorare. Fino a oggi ti sono andate tutte bene.
Ora però la tua autoreferenzialità scricchiola. Magari stai invecchiando anche te. Leggo che hai dato la colpa al fido Lotti dell’incauto accordo con Verdini, che ti ha fatto perdere definitivamente quel po’ di fiducia della tua Sinistra critica. Ma dico: come potevi pensare che Verdini ti portasse voti, visto che conosci bene la sua storia e l’assenza di un progetto politico dietro di lui, che non sia un tornaconto personale? Puoi usarlo in Parlamento per avere un sostegno in qualche votazione, ma credere che abbia supporter fra la gente significa non percepire la realtà. Ala – o come si chiama – fuori dal Parlamento non esiste nè esisterà mai. E’ destinata alla dissolvenza, come tutti i partiti nati sulla persona e, direi, sulla poltrona.
Caro Matteo, questa è la situazione. Resta un margine di resipiscenza. Non tanto per te ma per il nostro Paese, che ci sta più a cuore. A quella ci affidiamo.
Marcello Mancini
(Pubblicato su La Gazzetta di Lucca e riprodotto per gentile concessione dell’autore)

Gent.mo Aldo Grandi,
Lei non ha bisogno di scusarsi perchè in parte ha ragione. In effetti, oltre che nella premessa, avevo scritto accanto alla firma di Mancini che l’articolo era stato pubblicato sulla Gazzetta di Lucca. Purtroppo, per fatti tecnici, che comunque avremmo dovuto prevedere, questa seconda citazione è saltata. E di ciò mi scuso. Quanto alla tentazione della denuncia all’Ordine, mi sembra francamente esagerata…. Tutto si sarebbe potuto risolvere con una franca spiegazione nel caso che, davvero, avessimo omesso la fonte. Le ribadisco la mia stima ed anche il ringraziamento per avere indotto il comune amico Marcello Mancini a prendere in mano la penna per un pezzo di bravura.
Troppi salamelecchi, Renzi è riuscito a risultare piu antipatico di Berlusconi, si è asfaltato da solo, la gente è stufa del suo comportamento spocchioso e tracotante, politicamente è già finito, inutile sprecare pagine a cercare di sviscerare una personalità cosi invisa dalla maggioranza degli italiani. Se di lui ci si libererà presto, altra cosa sono i renziani……
Chiedo scusa, trovata, sia pure a fatica, la citazione.
Sono aldo grandi direttore della gazzetta di lucca che ha pubblicato in esclusiva l’articolo di Marcello Mancini e che lei ha pubblicato senza alcun riferimento alla Gazzetta di Lucca. Roba da denuncia all’ordine dei giornalisti. Mi ha detto marcello mancini che avrebbe scritto da dove ha preso l’articolo invece nulla, non c’è scritto da nessuna parte che il pezzo lo ha preso copiandolo dal mio giornale.
E’ una svista o una clamorosa scorrettezza?
Bravo il direttore Mancini che si è levato qualche sassolino dalla scarpa, sassolini che uniti l’uno all’altro formano un macigno in bilico sul capo dell’ex segretario della Margherita, ex presidente della provincia, ex sindaco di Firenze, e forse presto ex presidente del PD e chissà ex presidente del consiglio. Giovane rampante , non il barone di Calvino, rimasto impigliato nella sua stessa rete, ma … “stai sereno Matteo”
Non resta che concordare totalmente quanto scritto dal direttore Mancini. L’unica cosa che non ha citato è stata la scelta più intelligente del compagno ( di chi ?) Renzi . Cioè quella di mettersi intorno un culo come quello della Boschi , il suo errore è stato quello di usarla come portavoce, l’ultima sul voto torinese è stata una notevole … caduta . Ha costretto il povero attaccapanni di Torino a prendere le distanze dalla ministra ricattatrice. Comunque interessante la lotta fra l’attaccapanni e l’appendino. Su invece l’intervento del Cioni, per favore non lasciatelo parlare l’assoluzione della magistratura non c’entra niente , come gli ha ricordato un ex onorevole di Fiesole ma di origine Senese; c’è un giudizio politico …e quello è rimasto immutato.
Comunque in fondo è bene lasciar esprimere le proprie opinioni… basta non leggerle.
Che sberle!