
Persino il Corriere della sera, giornale che non è certo all’opposizione di questo governo, ha perso la pazienza e in apertura di prima pagina titola: “Benzina, il record italiano. Il peso dell’accise sui rialzi”.
Da oltre 17 giorni il prezzo della benzina continua a salire e dal governo non viene nessun provvedimento degno di questo nome, a parte la pagliacciata di imporre ai distributori di esporre il prezzo medio che anziché calmierare sembra avere piuttosto spinto in alto la spirale degli aumenti.
L’ineffabile ministro Adolfo Urso si difende con una argomentazione ridicola che finisce per essere un boomerang: “Il prezzo della benzina depurato dalle accise è inferiore rispetto ad altri Paesi europei”.
Infatti, toccherebbe proprio al governo ridurre le accise e l’iva per circa 30 centesimi, come aveva fatto il precedente governo Draghi, e magari impegnarsi a verificare eventuali extraprofitti delle multinazionali del settore per sottoporli ad una tassazione adeguata.
Ma evidentemente la strada scelta è diversa per il motivo che con l’aumento della benzina crescono in percentuale anche le tasse che il governo incassa; secondo un calcolo due miliardi di euro in più nel soli mese di agosto.
D’altra parte, andare contro le multinazionali non pare essere la vocazione di questo governo, considerato che lo Stato è il primo azionista di Eni da cui ricava utili miliardari.
Così si svela l’arcano: Meloni ha bisogno di soldi per chiudere la finanziaria dell’anno prossimo.
Quindi, niente di meglio che far pagare gli italiani con il prezzo della benzina; così si preparano anche alla flat tax, che tanto piace al governo e che tratterà i supericchi alla stessa stregua dei poveri.
Una politica sociale apertamente di destra nemica dei poveri e dei ceti medi e bassi.
A tutti noi, oltre a dover pagare, tocca anche di ascoltare le amenità del ministro Urso e le concioni della prima ministra Meloni sul fatto che sarà “un autunno molto impegnativo”.
Evidentemente sfugge alla premier che per gli italiani il periodo delle prove difficili è in corso da molto tempo senza bisogno di aspettare la fine dell’estate.
Non è detto però che anche questa volta il governo debba passarla liscia. La rabbia aumenta e prima o poi si farà sentire.
Enrico Rossi

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