I Sindaci non ci stanno a passare per ladri, per intimidazioni e avvertimenti mafiosi, a vedere diminuito il loro ruolo dai continui tagli della spesa pubblica, dal rigido rispetto del patto di stabilità interna che mortifica anche le amministrazioni comunali virtuose. E a distanza di quasi 20 anni torna a farsi sentire il “partito dei primi cittadini” che in forma trasversale rivendicano l’importanza e l’autonomia del proprio ruolo a contatto con i cittadini che con l’unica saggia legge elettorale approvata negli ultimi 4 lustri permette a chi si reca ai seggi di scegliere direttamente dovrà reggere le sorti per i 5 anni di legislatura del consiglio comunale del proprio paese e della propria grande città. E dopo le polemiche che si trascinano da più di sei mesi iniziate con il clamoroso “dimissionamento” del sindaco Capitale Ignazio Marino per arrivare alla tempesta giudiziaria che ha portato prima in carcere e poi agli arresti domiciliari il sindaco di Lodi Simone Uggetti, il presidente dell’assemblea dell’Associazione nazionale comuni italiani, il sindaco di Catania ed ex ministro dell’Interno Enzo Bianco con diversi sindaci di ogni schieramento politico hanno scritto una lettera aperta a tutti gli italiani per far comprendere il difficile compito che grava sulle spalle di chi per mandato elettorale ha ricevuto la fascia tricolore dai propri cittadini. ” In questi giorni vicende del tutto diverse e senza alcuna connessione tra loro hanno interessato alcuni Sindaci del nostro Paese.Pensiamo sia utile una riflessione. Il Sindaco di una città siciliana, Licata, ha subito l’incendio della propria abitazione, per le azioni poste in essere contro l’abusivismo edilizio. Denunce e proteste contro il Sindaco della vicina Agrigento per la stessa ragione. Quotidianamente Sindaci non solo del Sud ricevono minacce, aggressioni, intimidazioni nello svolgimento delle proprie funzioni per affermare prima di tutto il rispetto delle regole. Il Sindaco di Lodi è stato arrestato – ed è tuttora in carcere – indagato per turbativa d’asta per una vicenda relativa alla gestione di una piscina affidata ad una Società partecipata dal Comune. Nell’ordinanza si afferma che il vantaggio che configurerebbe un elemento della condotta illegittima consisterebbe nel consenso ricevuto e generato da un’azione amministrativa. Ovviamente non entriamo nel merito dell’indagine. Nel nostro patrimonio culturale ed istituzionale c’è il rispetto convinto e profondo della Magistratura che deve fare il suo corso rapidamente per accertare la verità dei fatti. Ma ciascuno di noi opera e dovrebbe operare avendo come proprio fine quello di soddisfare le aspettative e i bisogni dei cittadini, assumendo decisioni su cui costruire il consenso delle comunità. Cosa altro?! Un altro sindaco, quello di Livorno, di altro colore politico, ha ricevuto un avviso di garanzia per una vicenda amministrativa dell’Azienda per i rifiuti della sua Città “guadagnando prime pagine di giornali” per una indagine appena avviata.Ovviamente di fronte a comportamenti penalmente rilevanti e a decisioni della Magistratura nelle sedi proprie, è doveroso che si punisca chi ha usato il suo mandato per interessi personali. Troppe volte, però, vicende giudiziarie che riguardano Comuni italiani diventano oggetto di scontro politico indipendentemente e ben al di là dell’oggetto dell’indagine. Il tutto mentre amministrare le nostre città è diventato un compito davvero gravoso. Non solo per le risorse finanziarie decurtate negli anni in modo assai più pesante delle altre articolazioni della Repubblica, ma soprattutto perché alla responsabilità affidataci con l’elezione diretta non segue un’autonomia politica vera, una capacità di azione, la possibilità di avere risorse umane sempre adeguate, la possibilità di dare risposte alle domande dei cittadini in un quadro di regole certe. Siamo donne e uomini che si muovono nella frontiera dell’innovazione, della lotta per la legalità, del sostegno allo sviluppo e al lavoro, per affermare i principi di equità sociale. Queste ed altre vicende ed il clamore conseguente rischiano di intaccare o peggio di togliere quella forza che ci spinge ogni giorno che è lo straordinario del nostro impegno politico di essere sindaci, Istituzioni vitale della nostra democrazia. Non abbiamo richieste specifiche. Chiediamo, però, al Presidente della Repubblica, al Parlamento, al Governo, alla Magistratura, alle Istituzioni con cui lavoriamo, di considerare che la reputazione dei Sindaci, la loro capacità di governare i nostri Comuni, il rispetto per questo ruolo, sono un bene prezioso che va salvaguardato nell’interesse del buon funzionamento della nostra democrazia.
Enzo Bianco, Sindaco di Catania
Guido Castelli, Sindaco di Ascoli Piceno
Antonio Decaro, Sindaco di Bari
Umberto Di Primio, Sindaco di Chieti
Giuseppe Falcomatà, Sindaco di Reggio Calabria
Daniele Manca, Sindaco di Imola
Paolo Perrone, Sindaco di Lecce
Roberto Scanagatti, Sindaco di Monza
Bruno Valentini, Sindaco di Siena”

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