Cara Veronica,
non dovevo, lo so, ma non ho più potuto frenare l’impeto dei sentimenti che da lungo tempo ormai mi accompagnano nella mia traversata del deserto. Rosso, si intende.
Quando la tua amica del cuore, la tua biografa, la tua confidente, insomma la Latella, mi ha invitato ad aprirle il mio cuore, ho capito che il momento tanto atteso era giunto e che potevo lanciarlo – il cuore – oltre l’ostacolo: d’altronde, dopo aver agilmente superato l’adiposa bulbosità di Prodi, e la vetta spelacchiata di Fassino, sono ormai al top della forma e posso saltare ciò che voglio.
Certo, avrei dovuto scegliere forse un mezzo più discreto per aprirti il mio cuore, ma tu, sublime maestra di stile epistolare, Donna che ha cambiato per sempre il senso ed il valore di una lettera d’amore – o disamore – a mezzo stampa, potrai capirmi e perdonarmi con la dolcezza materna che ti appartiene. Veronica, che dire…ho seguito in silenzio per anni il tuo travaglio accanto ad un uomo che non ti capisce e non ti merita, e che mai potrebbe definirti come io, ebbro d’amore e di passione, t’ho evocata alla Latella: open minded. Quale uomo, quale poeta, quale scrittore, quale cantautore – De Gregori, tiè – nel corso dei secoli ha mai osato tanto?! Open minded. Ha un suono soave come la tua bellezza, moderno come la tua icasticità – ha il profumo delle cose che verranno, del futuro che ci attende luminoso e ricco di promesse nella Nowhere Land del prossimo Pd. Veronica, nessuno potrà mai amarti tanto da regalarti un partito – ops, questa forse è meglio che poi la cancello, perché in realtà tu sei sposata ad un partito. Ricominciamo. Veronica, nessuno potrà mai amarti tanto da creare un neologismo per te, e da affidarlo alle pagine del Corriere della Sera come un inno alla tua capacità intellettuale, alla tua intelligenza emotiva, a tutto ciò che ti porta a riflettere profondamente sul nostro paese con una sensibilità che somiglia così tanto alla mia. Amiamo le stesse cose: il cinema, il teatro, la musica. Leggiamo gli stessi libri, persino gli stessi giornali – oddio, magari Il Foglio no, ma uno non conta…Ci commuoviamo per le stesse cose: il sorriso di un bambino, un tramonto sul mare, l’erre moscia di Bertinotti quando sembra il Gianni Agnelli dei metalmeccanici…Veronica, permettimi dunque di mettere il Pd ai tuoi piedi, di chiederti in ginocchio di partecipare a questa straordinaria avventura, di supplicarti di arricchirci tutti con il dono della tua presenza…Insomma, Veronica, abbiamo bisogno di un contributo, le primarie sono care, la macchina elettorale è una mangiasoldi. Mettiti una mano sul cuore, intanto che porti l’altra al portafogli. I sogni, Veronica, costano assai.
Con tutto l’amore open minded di cui sono capace,
tuo Walter
Chi.Bo.

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