
I giornali titolano che a Milano la benzina ha raggiunto in alcuni distributori i 2,60 euro al litro, mentre in diverse zone d’Italia si registrano picchi superiori ai 2,30 euro.
Sono prezzi estremi, che non rappresentano la media nazionale, ma indicano con chiarezza la direzione nella quale ci stiamo muovendo. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina self ha raggiunto mediamente 1,98 euro al litro, mentre il gasolio è arrivato a 2,18 euro. In autostrada si sale rispettivamente a circa 2,07 e 2,25 euro.
A spingere i prezzi sono soprattutto le guerre e l’instabilità del Medio Oriente. Dopo la paralisi quasi completa che in alcuni giorni ha interessato il traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz, anche Bab el-Mandeb, il passaggio tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden, è diventato sempre più insicuro.
Gli Houthi hanno proclamato un blocco marittimo contro l’Arabia Saudita e minacciano le compagnie che utilizzano i porti sauditi. Alcune petroliere hanno già invertito la rotta, mentre aumentano i costi delle assicurazioni e del trasporto. Per evitare le zone più pericolose, le navi possono essere costrette a circumnavigare l’Africa, allungando il viaggio di settimane e facendo crescere ulteriormente i costi degli approvvigionamenti.
Di fronte a questa situazione, il governo annuncia di voler “accelerare” sulle cosiddette accise mobili.
Che cosa significa? Quando aumenta il prezzo industriale dei carburanti, cresce automaticamente anche l’IVA incassata dallo Stato. Il meccanismo delle accise mobili dovrebbe utilizzare queste maggiori entrate per ridurre temporaneamente l’accisa fissa applicata su ogni litro.
In teoria, quindi, quando sale il prezzo del petrolio, l’accisa dovrebbe scendere, attenuando almeno in parte il rincaro alla pompa.
È un meccanismo sensato, ma limitato: non cancella gli aumenti e restituisce agli automobilisti soltanto una parte delle maggiori somme che lo Stato incassa. Soprattutto, mentre il governo studia, valuta, monitora e annuncia, i prezzi continuano ad aumentare.
È la storia di Achille e la tartaruga. Achille, cioè il governo, sostiene di correre velocissimo. La tartaruga, cioè il prezzo dei carburanti, parte con qualche metro di vantaggio. Ma ogni volta che il governo raggiunge il punto nel quale si trovava la tartaruga, il prezzo si è già spostato più avanti.
Così l’intervento viene sempre annunciato, sempre preparato, sempre rinviato e non raggiunge mai il rincaro.
Con una differenza rispetto al paradosso di Zenone: qui Achille non corre affatto, lo proclama solo nelle dichiarazioni alla stampa.
E intanto pagano gli italiani. Secondo le stime del Codacons, nel solo mese di luglio la maggiore spesa per benzina e gasolio potrebbe raggiungere 841 milioni di euro rispetto allo stesso mese del 2025. Tra luglio e agosto, l’aggravio complessivo potrebbe arrivare a 1,9 miliardi.
Ricordate Giorgia Meloni davanti a una pompa di benzina? Era il 2019 e proclamava: «Pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite». Nel programma elettorale del 2022 Fratelli d’Italia prometteva ancora la riduzione automatica di IVA e accise quando aumentava il prezzo dei carburanti.
Le accise sono ancora lì. Lei, invece, è passata dalla pompa di benzina a Palazzo Chigi.
Credo si possa tranquillamente dire che siamo governati da una bugiarda matricolata.
Enrico Rossi

Lascia un commento