
La pellicola di Edoardo De Angelis ha aperto la Mostra del Cinema di Venezia giunta ormai alla sua ottantesima edizione. Protagonista un Favino per il quale non abbiamo bisogno di ulteriori aggettivi, li abbiamo già usati tutti per sottolineare la sua bravura. Basta dire Favino c’è e lasciarsi prendere dal film. Il comandante del sommergibile Cappellini è al secolo Salvatore Todaro, messinese di nascita e chiozzotto di adozione che durante la navigazione, (l’Italia è da poco entrata in guerra), intercettato e attaccato da una nave belga “neutrale”, dopo averla affondata si adopra al salvataggio in mare dei 26 marinai belgi che, altrimenti, sarebbero annegati. Perché lo fa? Perché è italiano e ancor di più perché uomo di mare. La legge del mare è più forte di qualunque guerra afferma Todaro «Noi siamo marinai, marinai italiani, abbiamo duemila anni di civiltà, e noi queste cose le facciamo», quindi suo primo dovere è quello di salvare gli uomini in mare. Nonostante De Angelis e Veronesi ci abbiano messo il cuore, nonostante la bravura degli attori, il film non riesce a volare, non tutto è risolto al meglio. Forse un po’ freddo nel raccontare le vicende,non determinanti alcune scene come quella con la moglie al limite dell’erotico: i due abbracciati nella tinozza… lei con il cappello da marinaio di lui (come non pensare a Il portiere di notte?), le voci fuori campo, le lettere che Todaro scrive alla moglie in attesa nella natia Livorno ne sono la spia: non ci si fida del tutto delle immagini. Un film “virile” ma paradossalmente c’è una protagonista femminile,non i sogni d’amore dei marinai, ma è il sommergibile stesso (con cui e di cui Todaro parla sempre al femminile).Una macchina che protegge e fa sopravvivere nella sua cavità gli uomini che la abitano, lavorano e sognano il ritorno a casa.
Il film è comunque da vedere, non fosse altro che per conoscere una pagina di storia ancora attuale per chi oggi salva le vite in mare. l film è stato presentato a Firenze la sera del 4 novembre nei rinnovati locali del Cinema Odeon-Giunti.
Maria Rita Monaco

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