Basta fare due conti: se nel bilancio di un’azienda le spese del personale raggiungono il 40% del fatturato l’amministratore delegato ha solo due scelte davanti, il taglio del personale o portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento.

Basta fare due conti: se nel bilancio di un’azienda le spese del personale raggiungono il 40% del fatturato l’amministratore delegato ha solo due scelte davanti, il taglio del personale o portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento.

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Da iscritto al sindacato mi sento chiamato a una riflessione.
E la mia riflessione è questa: se i signori della CISL e della UIL, che hanno il loro serbatoio di iscritti nell’impiego pubblico e che nelle fabbriche non contano nulla, si permettono di firmare i contratti nel settore metalmeccanico escludendo la FIOM, è ora di trarre le debite conclusioni sulla fine dell’unità sindacale (un mito che ha prodotto disastri e non un valore non negoziabile, come molti credono). La CGIL dovrebbe quindi porsi in prima linea perché i privilegi nel mondo del pubblico impiego vengano messi in discussione. Dobbiamo essere i primi a volere questo, nel nome dell’interesse dei lavoratori. Perché il privilegiato assenteista (che fino a pochi anni fa andava in pensione a 50 anni) è un danno per i tutti lavoratori. Per gli statali stessi (perché obbliga all’uso della scure laddove nei 60 anni passati non si è usato il buon senso) e per quelli del settore privato che si vedono decurtare le pensioni grazie al buco che l’apparato statale, gonfiato a dismisura a fini elettoralistici nel passato, ha scavato inesorabilmente.
Caro Enrico, ti rispondo solo con la mia esperienza personale di sindaco del mio comune tra il 1996 e il 2001 e per quello che ho vissuto nutro qualche seria perplessità su un opera “moralizzatrice” della Cgil nel pubblico impiego. Quando proponemmo la nuova pianta organica e l’intruduzione delle posizioni organizzative dirigenziali, Uil e Cisl si mostrarono disponibili al dialogo e alla trattativa mentre da parte di Cgil ci fu una alzata di scudi per difendere la distribuzione a pioggia degli incentivi e del salario accessorio. Non ti dico la guerra che ci fecero contro i criteri di valutazione per stabilire i raggiugimenti degli obiettivi della Giunta e dei dirigenti sui programmi amministrativi assegnati dall’esecutivo di governo locale. Senza troppi giri di parole i rappresentanti dell’organizzazione sindacale ci fecero sapere che se avessero accettato il nostro piano loro avrebbero perso almeno il 60% degli iscritti del mio comune. Dubito pertanto che in 12 anni all’interno della Cgil sia cambiato davvero qualcosa!
Cesare, se si facesse un controllo con gli stati di famiglia dei dirigenti e si incrociassero con l’organigrama dei vari enti, si scoprirebbero tante cose. Tu mandi tuo figlio a lavorare da me, e io mando mia figlia a lavorare da te. Chi glielo fà fare di mettere su un’azienda con del capitale di rischio, con orari non certo paragonabili a quelli della pubblica amministrazione, e ricavi….. forse nemmeno paragonabili al reddito di uno statale, ferie poche, T.F.R. che nessuno ti versa,tredicesime che paghi solamente, grattacapi, IMU….. etc.Anni di malgoverno ricadono sempre su chi produce veramente reddito, ed ha fatto enormi sacrifici per stare in piedi, lavorando più ore di un orologio, ma tutto questo, allo stato attuale delle cose ormai non basta più.
Natale non hai ragione…..hai ragionissima!!! Le cose che scrivi le sperimento da dieci anni a questa parte con l’attività imprenditoriale che mia moglie ha rilevato da suo padre….Lo stato ti vessa e ti opprime giorno per giorno (l’azienda di mia moglie fornisce enti pubblici ed aziende alimentari private che fatturano ogni centesimo…senza possibilità di evadere nulla!!) e non ti da nulla in cambio. Se mia moglie chiude l’azienda non ha Tfr, se sta male nessuno le paga nulla. Pochi giorni fa per farsi pagare una vecchia fattura scaduta da 6 mesi da un comune laziale si è sentita dire che doveva produrre il Durc senza che queste menti eccelse che lavorano per lo Stato sappiano che è da mesi compito dell’ente pubblico procurarsi il Durc. Morale la fattura è stata liquidata con quasi 200 giorni di ritardo. Mia moglie i suoi fornitori li paga a scadenza dei termini, gli enti pubblici se guardano bene. Eppure il 27 ricevono regolarmente lo stipendio che alla fine gli viene pagato da gente come te e mia moglie che tolgono il pane di bocca ai figli per essere in regola con il fisco. Personalmente a questo punto sono convinto che un cittadino-imprenditore debba pagare le tasse solo perchè è costretto!!! Ma penso che sia arrivato il momento che tutto debba per forza cambiare??? Non credi??? Speriamo che il mio articolo e la tua voce non cadano nel vuoto!!!
a presto, Cesare