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Camerata Strumentale città di Prato: che le trombe squillino!

di Enrico Martelloni | 12 Dicembre 2016

Iniziare una sera di musica non è solo un momento d’ascolto. Si tratta di un incontro personale e collettivo, espressivo ed emotivo. L’unione di due parti, anzi, quattro parti: l’autore, l’interprete, l’orchestra e il pubblico. Vengono a mente queste riflessioni di solito riposte in un cassetto accanto all’abito da sera da indossare per l’occasione quando, come giovedì primo dicembre, la Camerata Strumentale di Prato  presenta il suo secondo concerto della stagione. Ospite d’onore, Gabriele Cassone, solista per tromba e direttore dell’orchestra che alcuni mesi fa lo vide qui protagonista nel secondo concerto Brandeburghese di Bach. Per l’appuntamento del primo, invece, la sua tromba ha squillato note barocche di Vivaldi, con la seconda tromba Luca Betti, nel celebre concerto per due trombe in do maggiore e basso continuo R537.  Pare che questo concerto, eseguito con organico ridotto, fosse il prodotto quasi improvvisato e gettato sul pentagramma per la grande conoscenza tecnica e perizia dello strumento, ma che pose alcune perplessità filologiche nelle esecuzioni postume a causa di una scrittura poco pulita. Nulla di più limpido e lontano da potere immaginare dubbi del genere, è stata la sua esecuzione pratese che ha riscosso conviti appalusi. Intensi fraseggi delle due trombe e gli archi a  lucente cornice hanno restituito l’intenso esperimento in musica di Antonio Vivaldi.  Un mondo ormai lontano, percepito con l’immaginazione suggestiva dell’eleganza del primo movimento. Siedi e ascolti, l’andante grave che pone un colore cupo, preambolo dell’intenso finale raggiante. Solo per archi e basso continuo, segue, il concerto  in Sol R.151  “ Alla rustica” nei tre tempi classici cui disponeva il compositore veneziano, destinato all’esecuzione in chiesa.   Non particolarmente elaborato e poco eseguito, forse per l’occasione è stato un intermezzo per il nostro protagonista, di prepararsi alla parte più interessante del programma serale: l’atteso concerto di Franz Joseph Haydn per tromba e orchestra in mi bemolle maggiore. Haydn trasse dalla tromba un epico concerto, cimento di tanti trombettisti, esaltandone le qualità fin allora inespresse di uno strumento all’epoca tecnicamente più limitato di oggi, mentre in quegli anni rotolavano  le teste incipriate di molti nobiluomini e nobildonne francesi. Era il 1796, il Direttorio era l’ultima espressione politica rivoluzionaria e in un certo senso anche questa fu una rivoluzione musicale che però non ebbe gran seguito. Anche se affascinò compositori come Sussmayer, Hummel, la tromba di Widinger con i suoi cromatismi dei registri più gravi, troverà nuova vita nel jazz, molti anni dopo, e ad Haydn riconoscerà la paterna presentazione anche per esempio, con il jazzista Wynton Marsalis. Nei quindici minuti del concerto dunque, l’ammirevole virtù di Cassone si è espressa al cospetto di una bella sala. Lascia in sospeso non solo il giudizio inopportuno, ma l’intero tempo dell’esecuzione del primo movimento e nell’assolo finale come se l’attimo sempre fuggevole si prolungasse d’incanto. Segue il cantabile secondo movimento espressione di un’elegiaca orchestra che sostiene la tromba del virtuoso, mentre affiorano le note che ricordano il successivo celebre Poco Adagio cantabile del Kaiserquartett op. 76. Lo Strepitoso rondò finale esalta gli animi, la gioia e la naturalezza di uno spirito di ritmo musicale dedicato all’abilità di chi come Cassone fa dello strumento, l’armonica trascinate conversazione prima col flauto, e poi con tutta l’orchestra.  Chiude il simposio musicale,  la trascrizione per tomba di Joseph Kall del concerto per corno k 495 di Mozart in tonalità fa maggiore anziché nell’originale mi bemolle maggiore.  La felice esposizione tematica principale apre a speciali e sorprendenti divertimenti degli archi e della principale tromba che serena si estende in percorsi fantasiosi ed eleganti. Negli otto minuti o poco più si sciolgono fioriture  espletate nella cadenza singolare della tromba che affascina l’ascoltatore. Ma tutta questa parte manca nell’interpretazione della Romanza dell’andante cantabile esposto dal primo episodio solistico della tromba.  Gli accenti patetici chiudono un delicatissimo dialogo sostenuto dal clarinetto e dall’orchestra, espressione serena del sentimento sincero dell’autore consacrato dall’ospite e direttore d’orchestra. Così, si accomiata la sala. Porgiamo, perciò,  anche noi i nostri ammirati omaggi.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : MusicaTag: anni, Camerata Strumentale di Prato, chiesa, espressione, haydn, mondo, movimento, mozart, Prato

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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