Settimo concerto della Camerata strumentale città di Prato nella settimana che anticipa Pasqua. Ne apre l’appuntamento del giovedì, la sinfonia in fa minore Hoboken I: nr 49 “ La Passione” di Franz Joseph Haydn. Il riferimento religioso è però probabilmente casuale seppure la tonalità richiami la forma arcaica della “ sonata da chiesa” con un principio lento, ancora frequente nel 1768 quando Haydn era presso la corte ungherese del principe Esterhazy. Il titolo gli fu attribuito non dal compositore, ma come capita spesso per le sue sinfonie, dall’occasione; nella circostanza, dall’esecuzione nel corso della Settimana Santa del 1790 nella città tedesca si Schwerin. Ben 22 anni dopo la sua creazione e priva di temi ecclesiastici pur rimanendo nell’enorme produzione sinfonica, tra le più intense ed emotive scritte. Di questa sinfonia per archi due oboi e due corni in origine, abbiamo apprezzato l’esecuzione dell’orchestra oramai ben guidata dal maestro Weber in una cornice non appagante di pubblico, ma che l’ha resa protagonista più che nelle successive esecuzioni dell’appuntamento serale. Di fatto, la successiva opera di Britten che ha chiuso la prima parte, ha trovato in Iakov Zats un raffinato interprete russo di origine ebraica capace di attrarre attenzione. Lachrymae, riflessioni su di una canzone di John Dowland op. 48 per viola e piccola orchestra d’archi, è stato l’espressione di un particolare momento estetico del temperamento di Birtten raccontato per mezzo del musicista inglese d’epoca elisabettiana e proposto gli astanti con virtuosa leggerezza da Zats dove il pizzicato dei contrabbassi ha reso l’esecuzione in una corolla d’armonica compassata emozione. Di protagonista in protagonista, piacevole sorpresa sono stati la giovane soprano georgiana, che il cognome, Martirosyan, chiarisce essere di origine armena, e il giovanissimo basso italiano Adriano Gramigni, nella Sinfonia nr. 14 opera 135 di Dmitri Sostakovic. Il programma così particolare ha forse limitato l’interesse che invece ha avuto il pregio di scivolare lieve e drammatico nel canto, sostenuto dall’orchestra e dai percussionisti del gruppo Tetraktis, ormai consolidati amici della Camerata Strumentale. Caratteristica della Sinfonia di Sostakovic è, quindi, il tema lirico delle poesie e del canto che le espongono, che non è una novità da lui introdotta nell’ambito sinfonico, ma che resta nella tradizione del secolo appena trascorso ampiamente usato nelle sinfonie di Mahler con ogni genere strumenti non certo ortodossi, quali castagnette, vibrafoni campanacci perfettamente riusciti in questa performance. All’amicizia con Britten si lega la sinfonia nr 14. I testi poetici non sono per così dire, omogenei, ma quasi tutti episodi di estetica bellezza, di Apollinare perlopiù, tradotti in lingua russa come per quelli di Garcia Lorca. L’amore e la morte sono i riferimenti principali e la guerra è il riscontro anche lontano nel tempo, che Sostakovic richiama per la voce del basso nel testo di Apollinaire: “ Risposta dei Cosacchi di Zaparogy al Sultano di Costantinopoli” evocando il celebre quadro di Repin oggi simbolo della libertà ucraina dalla Russia di Putin. E’ l’amore sofferente di Loreley che splende nella voce della Martirosyan che richiama la libertà d’amare e che rappresenta l’unico logico fine dall’oscurità di uno sterile talamo. Le sequenze si chiudono con Delving, Delving! Di Wilhelm Kuchelbecker amico di Puskin, poeta Decabrista, che lottava per l’emancipazione del popolo russo in epoca napoleonica; il riferimento a Giovenale e alla sua frusta morale non è qui casuale. “ Quid Roma faciam mentiri nescio”; che faccio a Roma? Non so mentire, scriveva il latino. Infine, il poeta è morto. Onnipotente è la morte e Rilke rileva l’evento fatale nel duetto che ha chiuso la sinfonia. Sinfonia di un grande? Si può essere grandi anche soggiacendo al regime come il suo coevo e più scaltro Kaciaturian, compositore e direttore d’orchestra. Resta la musica senza una nazionalità, che appartiene alla patria se non dei coraggiosi, almeno degli uomini che avrebbero voluto esserlo. Sostakovic restò fedele alla sua ideologia e resta celebre per la Sesta, “ Leningrad”, con la quale celebrò il sacrificio di tanti uomini e donne che resistettero all’invasore, mentre oggi, la Camerata ne ha offerto con ampia soddisfazione, la Sinfonia per soprano e basso, che avrebbe meritato un pubblico più coraggioso.

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