Dalle sponde del Dnieper si poteva osservare arrivare da Zaparogi le Ciajka cosacche che lo risalivano tra i canti popolari dell’Ucraina, dei fieri cosacchi immortalati da Repin. Ciajka era anche il nome del bisnonno di Piotor Ilijc Ciajko-vsckij prima che la famiglia lo moscovizzasse, cioè prima che lo zarato moscovita si espandesse fino a diventare il regno di tutte le Russie. Nasceva così, da una vacanza nella malo Russia, nella primavera del 1872, la seconda sinfonia in do minore opera 17 ribattezzata, appunto “ Piccola Russia” dal critico musicale coevo Kaskin, che giovedì sera 25 febbraio appena trascorsa; solita ora, medesima orchestra, ha ricevuto un lungo appaluso dal pubblico prima di accomiatarsi. Il programma della Camerata Strumentale città di Prato prevedeva, per cominciare il concerto Brandeburghese n 1 in Fa maggiore BWV 1046 di Johann Sebastian Bach. Primo dei sei, che il Kapellmeister compose per il principe Leopold Anhalt e dedicati poi al Margravio di Brandeburgo Christian Ludwing. Il programma ha rispettato l’affinità di stili e bilanciato la sua esposizione ponendo nella parte centrale la musica di Stravinskij con le variazioni e le influenze neoclassiche, spunti, riferimenti e citazioni d’autori, come nei libri, di temi conosciuti e riconoscibili nel ” Jeu de Carte”. Seguiamo quindi l’ordine di rappresentazione. Del concerto n1, con un ensemble ridotto, oltre agli archi, due corni, tre oboi, fagotto e violino piccolo, nella ripartizione corale del primo movimento è il tutti che riporta alla mente il celebre concerto. Sognanti luminosi corni allietano il violino nel dialogo con discreti oboi che si ripetono nel secondo movimento con il primo violino Daniele Iannacone e Michela Francini all’oboe tracciando una trama solistica che sarà uno dei migliori spunti della serata concertistica. Non è la sola occasione, perché di piacevole nitidezza si è rivelato il fagotto del terzo tempo di minuetto che ha chiuso il concerto Brandeburghese. Di un organico orchestrale maggiore, come necessario è stato per Jeu de cartes, balletto in tre mani di un gioco d’azzardo solo per musica. Stravinskij lo compose nel 1935 negli Stati Uniti, dove risiedeva stabilmente, mentre la storia fu scritta dal coreografo russo Balanchine. Il balletto presentato nella sola versione di concerto dal maestro Webb, in questa bella serata, accoglie tutte le attese della musica di Stravinskij. Nell’immaginario di una partita di carte in tre mani, la linea sinfonica esposta, rappresenta anche una sorta di riferimenti dal Barbiere di Siviglia nella terza mano vincente; come per le altre, frammenti che rimandano a Strauss figlio, o a Cajkovskij e ai grandi cui il compositore si è divertito, per così dire, a citare e poi a smontare e rimontare nella sua composizione. E a Cajkovskij assomigliano certi momenti, sottolineati dal flauto traverso, ad esempio, che seppur nell’originalità di Stravinskij, riconosciamo nella seconda sinfonia la “ Piccola Russia”; non nella sua espressione ma almeno nel metodo. Nel breve tempo del caffè, quindi, che ha separato i primi due concerti dalla sinfonia di Cajkovskji, si percepiva dal pubblico l’atteso debutto sinfonico. Così e stato. L’orchestra di Prato ha compiuto a rotta di collo il finale Allegro vivo, con l’energia richiesta agli orchestrali dopo aver esplorato le melodie ucraine della versione rinnovata del 1879, sviluppate per tutta la sinfonia aperta da un elegante assolo del corno. Agli amici del grande musicista, parve migliore la prima versione originale ma Cajkovskji, non era mia troppo soddisfatto e trovò il modo per cambiare la partitura che oggi è più frequente ascoltare. Più che una sinfonia secondo molti può rappresentare una sorta di suite, cioè un assieme di temi musicali preparatori lontani dalla struttura sinfonica beethoveniana, chiusa dal reboante finale in do maggiore, che all’origine trovò consenso e successo di pubblico non sempre riscontrato dal maestro alla presentazione dei suoi lavori. Non resta che ricordare in questa breve esposizione di fatti, la soddisfazione e la gioia di poter ascoltare la musica navigando su di una nota, a vele spiegate, come sulle Ciajka cosacche lungo il grande fiume Dnieper che sfocia nei pressi della mitica Kerson nel Mar Nero d’Ucraina.
Camera Strumentale città di Prato: successo della sinfonia n2 di Ciajkovskij
L’orchestra di Prato ha compiuto a rotta di collo il finale Allegro vivo, con l’energia richiesta agli orchestrali dopo aver esplorato le melodie ucraine della versione rinnovata del 1879.

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