
Emma Bonino ci informa che un sondaggio dice che metà della popolazione è a favore della gestazione per altri. Che, scritta così, è una cosa tanto carina: sei sterile? Ci penso io. Porto il bambino in grembo e dopo 9 mesi rompo tutti i legami che la biologia ha creato col bambino e te lo regalo. Dopotutto è da cinquant’anni che i Radicali fanno operazioni di marketing politico ad alto impatto. E, gli va riconosciuto, di solito vincendo. Il giochino gli si è rotto col matrimonio omosessuale e l’eutanasia, ma loro non si arrendono.
Tocca, però, smontare alcune bufale con cui stanno abbellendo la loro storiella.
1. Il reato universale, come da proposta Varchi che dovrà punire l’utero in affitto, è un obbrobrio giuridico. Spoiler: non lo è. Ed è quella cosa per cui possiamo punire (almeno in teoria) gli assassini di Regeni. Sì, il codice Rocco è un po’ espansivo quando si tratta di reati da punire, visto che ci consente di punire anche i nostri connazionali che commettono reati all’estero. Ma non ricordo grande indignazione quando si applicava al turismo sessuale. Diciamolo, quindi, subito: il reato universale piace. Purché punisca quello che non ci piace.
2. Il capolavoro: perché l’arresto dei due acquirenti dovrebbe giovare al bambini? Farlo adottare a qualcun altro sarebbe nel suo interesse? Secondo me chi paga per comprare un bambino è meglio se non fa il genitore. Secondo almeno metà della popolazione anche. Direi che il problema non si pone. Sì, questi bambini dovrebbero avere genitori diversi.
In generale, la storia che la “gravidanza per altri” sia un metodo innocuo di avere figli è il contrario della civiltà del diritto in cui aspiriamo a vivere. In primis, concordo che il termine utero in affitto sia errato. Per come sono scritti molti contratti l’oggetto è il trasferimento della potestà genitoriale sul bambino a chi paga le spese. Questo non è altruismo. Questa è una banale compravendita.
E da questo deriva un enorme equivoco nel mondo liberale. Il mercato è quel luogo, reale o metaforico, in cui le PERSONE vendono le COSE. Non sono le COSE a vendere le COSE e, soprattutto, non le PERSONE a vendere altre PERSONE. Abbiamo superato questa cosa con la Guerra Civile Americana, non ha senso tornarci sopra.
In secondo luogo, poi, che siano etero o gay a usarla è irrilevante. I bambini non si comprano, non si commissionano e, se esposti a condotte criminose, vanno protetti dalla comunità. Non è un ragionamento complesso, non ci sono mille sfaccettature. Volere un figlio è una legittima aspirazione, avere un figlio non è un diritto. È tempo che l’Italia si faccia apripista di questa corretta visione del mondo in Europa. La Francia seguirà a ruota e in non molto tempo. È nelle cose, abbiamo raggiunto i confini ultimi dei cosiddetti diritti. Da qui in poi è il buio della notte dell’anima.
Luca Rampazzo

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