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Caldo torrido e cambiamento climatico? No, per i partiti di governo l’urgenza è la nuova legge elettorale

Guerre che invece di finire continuano. Si firmano accordi di continuo, subito disattesi. Questo sul versante internazionale, e ci fa capire che i prossimi mesi saranno altrettanto duri per le conseguenze che comportano e che paghiamo già da tempo con l’aumento dei costi della vita quotidiana. Nel corso di questa torrida e soffocante estate mi sono confrontato con molte e diverse persone, anche giovani. Per capire che giudizio davano sull’azione del governo Meloni, su priorità e scelte delle nostre forze politiche. Alla fine, la sintesi, a nessuno interessava di riformare la legge elettorale.

di Nico Perrone | 4 Settembre 2026

Guerre che invece di finire continuano. Si firmano accordi di continuo, subito disattesi. Questo sul versante internazionale, e ci fa capire che i prossimi mesi saranno altrettanto duri per le conseguenze che comportano e che paghiamo già da tempo con l’aumento dei costi della vita quotidiana. Nel corso di questa torrida e soffocante estate mi sono confrontato con molte e diverse persone, anche giovani. Per capire che giudizio davano sull’azione del governo Meloni, su priorità e scelte delle nostre forze politiche. Alla fine, la sintesi, a nessuno interessava di riformare la legge elettorale. Invece è solo di questo che i partiti parlano, perché in vista della scadenza di mandato è soltanto con il cavillo elettorale che si riuscirà a tornare in Parlamento. Un dibattito che appassiona i diretti interessati e tutto il vasto mondo che di loro vive, e pochi altri. I giovani, che non sono un popolo assente si badi bene, ma concentrato su veri temi vitali, dibattono e si confrontano tra di loro sul futuro che li aspetta, sulle scelte sbagliate di noi grandi, su quello che una politica seria dovrebbe mettere in atto e che invece rimanda sempre. Perché anche il caldo soffocante di questa estate, con la sua scia di morti, segnale concreto del cambiamento climatico, ha chiarito senza ombra di dubbio che di questo dovremmo occuparci. Altro che legge elettorale. La transizione ecologica e la sostenibilità ambientalista rappresentano la grande e fondamentale sfida del nostro tempo. Non si tratta più soltanto di una discussione scientifica o etica, ma sarà sempre più terreno di scontro su cui si deciderà la tenuta economica, la coesione sociale e il consenso politico nei paesi occidentali. Di questo parlano i nostri giovani, si confrontano e si mobilitano. E sulle piattaforme digitali, la questione ambientale assume contorni radicali e polarizzazione: da una parte gli eco-radicalisti dall’altra gli scettici; i giovani che vogliono drastici cambiamenti nello stile di vita, e chi ha paura dei contraccolpi sul potere d’acquisto; chi vuole dare priorità all’ambiente e per la sua difesa destinare più risorse, chi si schiera contro proprio per gli eccessivi costi della transizione.

Chi è guidato dalla percezione dell’urgenza climatica vuole misure drastiche: stop immediato alle fonti fossili, limiti al consumo, interventi diretti sulle infrastrutture. Per questi ogni rinvio equivale a una minaccia per il proprio futuro. Nell’altro campo, cresce la resistenza di chi vede nella transizione un’imposizione dall’alto, costosa e penalizzante. In particolare, teme la perdita di posti di lavoro nei settori industriali tradizionali. La vera sfida per la politica e le istituzioni nei prossimi anni non sarà convincere l’opinione pubblica dell’esistenza del cambiamento climatico, ma sostenere il costo economico e sociale della transizione. Se la tutela dell’ambiente viene percepita come un bene di lusso o una tassa sui ceti con meno risorse, la reazione di rigetto rischia di bloccare anche le soluzioni più virtuose. Per evitare che la transizione ecologica fallisca sotto il peso della polarizzazione, l’unica strada percorribile è quella di affiancare agli obiettivi ambientali interventi di giustizia sociale: sussidi mirati, incentivi alla riconversione industriale e strumenti di welfare energetico volti a tutelare chi rischia di rimanere indietro.

Nico Perrone

direttore responsabile Agenzia Dire.it

Pubblicato in : Editoriale

Info Nico Perrone

Nico Perrone è il direttore dell'”Agenzia Dire”. Perrone, nato 64 anni fa a San Benedetto del Tronto, nel 1988 è tra i fondatori dell’agenzia Dire, di cui è stato il primo praticante giornalista. Da cronista parlamentare segue la politica nei vari ‘Palazzi’ fino al 1994, quando si trasferisce a Bologna per lanciare ‘Dire Emilia-Romagna’ come capo della redazione. Nel 2000 accetta la proposta di far nascere e di dirigere il nuovo quotidiano cittadino ‘Il Domani di Bologna’, allegato al quotidiano nazionale La Stampa. Nel 2006 il direttore della Dire, Giuseppe Pace, lo richiama a Roma per guidare il servizio Politico parlamentare affidandogli la vicedirezione della Agenzia.

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