Calamandrei e La Pira si stimavano, possiamo anche dire che erano amici, una di quelle forti amicizie virili fra uomini che si rispettano e che, per reciproco riguardo, continuano magari a darsi del “lei” per tutta la vita.
Due amici, ma non erano la stessa cosa. Entrambi non accettavano le cose del nostro Paese e del mondo così come erano, entrambi volevano un cambio, avevano entrambi, nel cuore e nella mente, una riforma dello Stato e della società. Ma non erano la stessa cosa.
Non certo a caso gli organizzatori di questo incontro hanno assegnato al mio intervento il titolo “Calamandrei o La Pira”. “O”, quale “O”? L’antica lingua latina può soccorrerci perché aveva una riposta : “O” poteva essere “vel” e poteva essere “aut”, “vel” come “ossia”, “aut” come “oppure”. Bene, per Calamandrei e La Pira dobbiamo dire “aut”, Calamandrei “oppure” La Pira.
Vediamo. Durante il fascismo Calamandrei e La Pira, ciascuno nella sua parte, sono solidali nel rifiuto della dittatura e del regime, un rifiuto aristocratico, non declamato, non militante ma corrosivo perché nutrito dalla cultura. Ma quale cultura?
Calamandrei e La Pira : due culture diverse, differenti, tali da forgiare una concezione radicalmente diversificata del mondo, delle relazioni umane, della storia, una concezione addirittura opposta per alcuni aspetti.
Calamandrei era un “liberal”. La Pira no. “Liberal” è oggi una parola equivoca, ma all’origine, almeno in Europa, voleva dire “liberale di sinistra”, cioè qualcosa di diverso, anzi “di più” che “progressista” o “riformista” perché al centro della dottrina “liberal” sta l’uomo, la libertà dell’uomo, anzi – è meglio dire – la libertà dell’individuo da tutti, tutti, i poteri. Calamandrei laico, dunque con antenati illustri nell’età moderna, due inglesi, Locke e Hume, Locke teorico dell’empirismo per cui la fonte di tutto – di tutto – è l’esperienza, Hume teorico del libero pensiero. Niente a che vedere con le radici e i progetti dei militanti cattolici.
Calamandrei era “laico”, molto laico, al limite quasi “laicista”. “Laico” è chi rispetta tutte le religioni ma non accetta i loro dogmi, “laicista” è chi innesta una nuova religione sulle radici della “laicità”.
La Pira un giorno mi disse quando in Comune a Firenze le nostre relazioni attraversavano un periodo grigio: “Le cose non vanno perché non comprendiamo le nostre motivazioni, le nostre radici. Voi siete tutti figli di Locke e di Hume. Io mai!”.
Ma, a parte la filosofia, i Maggiori di Calamandrei erano nel campo del diritto i grandi maestri italiani e stranieri che hanno reso attuale la somma lezione degli illuministi e della democrazia figlia della rivoluzione americana e della rivoluzione francese. E nel campo della storia, della politica, i Maggiori di Calamandrei stavano nella schiera della sinistra risorgimentale e poi in Salvemini, in Amendola, in Guido Dorso e, sì, anche in quel sublime fanciullo che era Piero Gobetti.
Di La Pira non sono preparato a dirvi con precisione, non conosco abbastanza (e me ne scuso) ma mi sembra di poter dire che i suoi Maggiori erano tutti antagonisti dei Maggiori di Calamandrei.
Ricordo un episodio. In pieno fascismo, un giorno, La Pira venne a Volterra, la piccola millenaria città dove ho vissuto assai, venne all’Istituto di Cultura a tenere una conferenza su Vico Necchi. Fecero enorme impressione due momenti : quando La Pira prima di prendere la parola si fece il segno della Croce e poi quando – in pieno fascismo! – esaltò gli sforzi compiuti anni prima dal mondo cattolico per dare vita alla Democrazia Cristiana. Ma Vico Necchi, terziario francescano, presidente della Azione Cattolica, allora in odore di santità, era intimo di quel rigoroso maestro di integralismo che era padre Agostino Gemelli, con lui aveva fondato nel 1921 l’Università Cattolica di Milano come coronamento – si disse – di un sogno cinquantennale dei cattolici italiani, cioè la speranza di rivincita coltivata dopo la Breccia di Porta Pia.
Calamandrei, un Vico Necchi poteva rispettarlo perché era un asceta, un missionario senza veste talare, ma non poteva ascriverlo fra gli ispiratori da seguire per un cambiamento in Italia. Dunque, Calamandrei e La Pira, due mondi separati, due culture distinte, due diversi progetti di società.
In Calamandrei forte era il senso dello Stato e la devozione al destino alla patria italiana, per questo era stato volontario nella Grande Guerra. Calamandrei, un democratico animato da una inflessibile passione per la giustizia ma non per una giustizia astratta e qualunque, non per il “buonismo”. La giustizia di Calamandrei era quella indicata dall’insegnamento mazziniano. Calamandrei è il teorico della difesa giuridica della libertà, non del “movimentiamo”, è tenace avversario dell’articolo 7 della Costituzione, non è un predicatore sognante, per ogni idea in ogni situazione ha sempre un suggerimento concreto, un contenuto, una proposta praticabile, una prospettiva che non disgiunge mai la speranza dalla realtà.
Si può dire questo di La Pira? No, non si può.
Certo, ci sono state cose che hanno avvicinato i due uomini : il rifiuto della Guerra Fredda, ad esempio, la preoccupazione per un mondo drammaticamente diviso in due, l’attenzione per i paesi emergenti, per la negritudine, per la Cina, ma per Calamandrei è l’Europa la Terza Forza su cui si deve contare e nell’Europa l’eurosocialismo. Di La Pira non si può dire così.
Certo, Calamandrei non sparava mai nel mucchio, sapeva cogliere l’importanza delle forze cattoliche collegate alle grandi correnti dell’umanesimo europeo. C’è una sua frase fra le sue tante pagine che è illuminante : “La religione è una cosa molto seria anche perché la cosa più seria della vita è la morte”. Sono queste parole che ci confermano la statura e l’anima di Calamandrei come maestro e come uomo. Di fronte al mistero della morte – corona di tutta la vita – Calamandrei rivela di essere figlio della civilizzazione cristiana come voleva Benedetto Croce. Punto e basta.
Nelle lotte civili, nella tremenda fatica del vivere, Calamandrei e La Pira sono e restano due uomini di due culture diverse, di una storia diversa, di due diverse radici. Ciò non significa che non potessero trovare un minimo comune denominatore. Ecco il punto! Un “minimo comune denominatore” non un progetto generale condiviso, un po’ di strada insieme per un programma limitato non una identica visione del mondo. Insomma, è assurdo immaginare che potessero militare nello stesso partito. Ed è naturale perché noi e i cattolici siamo figli e difensori, noi e loro, di una idea nostra sulla società, sullo Stato, sulla Patria, sul mondo. Possiamo collaborare, certo. Stare insieme, invece, no perché stare insieme vuol dire avere e sentire di avere eguale destino. E questo non è.
Lelio Lagorio

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