
Abbiamo correttamente parlato della strage di civili palestinesi da parte di Israele, in risposta al barbaro attacco subito il 7 ottobre 2023 da Hamas, che ha provocato la morte di centinaia di persone, prendendone alcune decine in ostaggio. Abbiamo anche compreso la rabbia che ha spinto gli israeliani a colpire i responsabili di quella violenza feroce, generata dall’odio. Quello che però non siamo riusciti a comprendere sono stati i mesi e gli anni successivi a quel 7 ottobre, che hanno portato sulla Striscia una colata di fuoco capace di spazzare via ogni cosa. Un’onda distruttrice che ha travolto case, strade, scuole e ospedali, uccidendo decine di migliaia di bambini. Soprattutto, non abbiamo capito perché l’Occidente non abbia preso alcun provvedimento contro un Paese accusato del crimine più infame: il genocidio. Altrimenti, perché colpire deliberatamente una popolazione civile e giovanissima? La stessa Corte Penale Internazionale dell’Aia ha emesso un mandato di cattura contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Ma oggi la situazione è ancor più inquietante. Si parla di un piano per cacciare definitivamente i palestinesi da Gaza e trasformare la costa in un’area turistica di lusso. Sgomberi forzati, profughi abbandonati lungo il cammino, e nel frattempo ruspe al lavoro per spianare le macerie. Il progetto è ambizioso: cancellare Gaza e sostituirla con un resort per ricchi, un polo di svago con guide turistiche pronte a raccontare, come un’attrazione, gli orrori della guerra. Tutto questo sotto gli occhi ciechi dell’Europa, che non vede, non parla, non sente. Il piano, secondo fonti diplomatiche, sarebbe stato comunicato in anticipo a diverse cancellerie occidentali. Nessuno, però, ha posto una domanda tanto semplice quanto drammatica: dove andranno le centinaia di migliaia di profughi? Chi si prenderà cura di loro? Sembra che l’unica preoccupazione sia non perdere l’occasione di investire in un progetto redditizio, accanto a personaggi come Donald Trump e lo stesso Netanyahu. L’ipotesi di sanzioni appare sempre più lontana, e, quando dovessero arrivare, sarà troppo tardi. I palestinesi, forse, saranno già tornati alle armi, e la spirale di violenza riprenderà come sempre. Intanto Gaza viene svuotata. I civili se ne vanno: chi può, in silenzio; chi no, tra le urla e le macerie. Non è dato sapere quale sarà il loro destino. Nessuno ne parla. Israele, nel frattempo, ha compiuto la difficile impresa di passare da vittima a colpevole, portandosi addosso un’accusa che pesa come una condanna storica. E se davvero nascerà il Gaza City Resort, chi lo promuoverà dovrà sapere che sta invitando i turisti in un luogo carico di dolore, odio, disperazione. Se si pensa che qualche sentinella armata e un po’ di sorveglianza elettronica possano prevenire potenziali attentati come quello del 7 ottobre, ci si sbaglia. Il clima è teso, la ferita aperta, la rabbia crescente. E, nel frattempo, i palestinesi cacciati da casa, dove andranno?
Angelo Santoro

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