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C’è bisogno di parresia e di coerente agire
È ORA DI METTERE LE CARTE IN TAVOLA

Per passare dai campanelli di allarme alla “campanella della salvezza” ci vuole ben altro. Di Angelo De Mattia

di Angelo De Mattia | 19 Maggio 2009

Una nemesi degli “esercizi congetturali” sull’andamento dell’economia o un aumento dell’evasione fiscale? Gettito tributario per ora mancante e problemi per la completa copertura dei fondi destinati alla ricostruzione in Abruzzo costituiranno una miscela esplosiva delle contraddizioni della politica economica? O si tratta di un male passeggero, visto comunque il rallentamento del peggioramento dell’economia?

Tra gennaio e marzo il gettito cala del 4,6 per cento rispetto allo stesso trimestre del 2008, una riduzione in cifra assoluta pari a 4 miliardi (in termini omogenei, secondo il Ministero dell’Economia, sarebbe dell’ordine di 1,5 miliardi). Nell’analisi delle diverse imposte, il calo maggiore è segnato dall’Iva: meno 10,6 per cento, 2,4 miliardi in meno rispetto al primo trimestre del 2008.

Il decremento è giudicato dal Tesoro come riflesso del contesto economico. Dunque, secondo questa interpretazione, avrebbero paradossalmente ragione coloro che – numerosi – da circa un anno hanno previsto un forte peggioramento dell’economia, ricevendo come risposta, da un certo versante governativo, disparate qualificazioni negative perché rifiutavano di considerarsi “in terra incognita”, preferendo dilettarsi con esercizi econometrici. Per di più, la produzione industriale a marzo è caduta del 23,8 per cento, il dato peggiore dal 1991.

La critica ai centri di previsione, di pari passo al susseguirsi delle stime di Ocse, Fondo monetario internazionale, Commissione europea etc. è passata, in aree della maggioranza, a una valutazione comparativa, con l’intento di sostenere che la situazione dell’economia italiana è migliore di quella di altre economie. Tuttavia, la “relazione unificata” ha dovuto fissare nel meno 4,2 per cento la caduta del pil nel 2009, come tardiva revisione al ribasso della precedente stima del meno 2 per cento. Insomma, il gettito cala a causa del contesto economico: ci sarebbe da dire ex ore suo, cioè del Tesoro.

Ma se la spiegazione della riduzione delle entrate non fosse dovuta al contesto economico, allora sarebbe giocoforza optare per la tesi di chi sospetta un colossale allargamento dell’evasione fiscale, partendo da alcune evidenze che attesterebbero una sostanziale tenuta dei consumi. Insomma, senza voler attribuire ai dati in questione un valore sul quale radicare conclusioni definitive e scelte fondamentali di indirizzo, essi tuttavia rappresentano molto più di un campanello d’allarme per reagire al quale non è certo sufficiente il comunicato di rito del Ministero dell’Economia.

C’è un’impostazione della politica economica e della cosiddetta messa in sicurezza dei conti pubblici da riverificare, considerando che fin qui non è stata accolta, dal Governo, la linea della promozione di interventi ampi e incisivi per stimolare l’economia da compensare con l’avvio delle riforme strutturali, conseguendo l’equilibrio del bilancio pubblico nel medio periodo e così fronteggiando i problemi del nostro debito.

E’ stata data priorità assoluta a un concetto totalizzante di sicurezza dei conti dello Stato, praticando interventi in economia inferiori a quelli di altri Paesi europei ed escludendo vie intermedie, almeno per ora. Poi è sopraggiunta, purtroppo, la necessità di realizzare interventi per la ricostruzione post terremoto e si sono “stanziati” 8 miliardi, di cui 1,5 per l’emergenza e il resto da scaglionare in 5 anni. Nasce subito, nel dibattito politico, un’accesa discussione sulle coperture, sulla stabilità degli stanziamenti, sul configurarsi, essi, come denaro fresco o come semplici spostamenti da altre voci di bilancio.

Il Governo dà prime risposte riguardanti, in particolare, l’utilizzo del Fas. Si lascia intravedere, però, che – se sarà necessario – vi potranno essere ulteriori interventi, questa volta contro evasione ed elusione anche a livello internazionale. Leggi: scudo fiscale ter; ma non si dice se questo sarà preceduto o no da un forte innalzamento delle sanzioni per gli investimenti nei paradisi fiscali, che dovrebbe essere condicio sine qua non per una normativa, da adottare, sul rimpatrio dei capitali.

Lo “scudo” non può essere un “salva tutto”. Si nega, comunque, la necessità di una manovra aggiuntiva. Tutto va bene, madama la marchesa, è, in sostanza, la risposta che vorrebbe essere rassicurante. Ma per passare dai campanelli di allarme alla “campanella della salvezza”, occorrerebbe ben altro. Bisognerebbe mettere tutte le carte in tavola, chiarire definitivamente impegni e coperture decisi, stimare nuovamente gli sviluppi dell’economia, trarne le conseguenze.

Fare un discorso alla nazione, da statisti, nonostante la competizione elettorale e promuovere un’ampia convergenza. Il peggio sarebbe che ci si avviasse inconsapevolmente verso una manovra integrativa. C’è bisogno di parresia e di coerente agire.

Angelo De Mattia (da Terza Repubblica giornale on line di Società aperta)

Pubblicato in : Primo piano

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