
A Milano, sono stati tutti assolti, funzionari comunali e costruttori, per l’autorizzazione rilasciata alla Torre Milano che risale al 2018: un palazzo di 24 piani per 87 metri d’altezza costruito tramite Scia come ristrutturazione dell’edificio preesistente di 3 piani.
Sono felice per questa sentenza, e per le altre che spero verranno su casi simili, perché toglie le ombre di illegittimità penale sull’operato della giunta di Milano, guidata dal sindaco Beppe Sala.
La sentenza assolve gli imputati “perché il fatto non costituisce reato”, ma non cancella certo il tema amministrativo-politico.
A mio avviso, infatti, resta aperto e se possibile ancor più importante il problema della gestione urbanistica del Comune di Milano che, a quanto si legge, ha approvato senza piani attuativi demolizioni di vecchi comparti e stabilimenti consentendo con strumenti semplificati -la Scia- nuove costruzioni di edifici e grattacieli con volumi analoghi o persino superiori.
In questo modo, si sono evitate valutazioni pubbliche più ampie, oneri e controlli più stringenti. E il cosiddetto “modello Milano” è diventato il simbolo di una urbanistica meno pianificata e più affidata all’iniziativa privata, che è stata agevolata in ogni modo.
L’aver “bypassato” i piani attuativi, infatti, non è solo un tecnicismo ma è un vero ribaltamento del potere urbanistico.
Questo scrivevo, con considerazioni che confermo totalmente, su questa mia pagina nel luglio di un anno fa, quando la Procura di Milano chiese l’arresto dell’assessore all’urbanistica del Comune.
La mia critica era rivolta ad “una politica di deregolamentazione, smantellamento delle norme urbanistiche, paesaggistiche e ambientali ed edilizie fino alla riduzione della tassazione per i progetti di trasformazione urbana”.
“E’ il cosiddetto modello Milano di sviluppo -continuavo- che ha portato ad una “incontrollata espansione edilizia dove a dominare sono stati gli interessi privati immobiliari e finanziari piuttosto che quelli dei cittadini e di un equilibrata collaborazione tra pubblico e privato.
Insomma, le istituzioni hanno rinunciato al loro ruolo di pianificazione e progettazione urbanistica.
Oggi il mercato immobiliare di Milano è tra i più speculativi in Europa, mentre migliaia di case sono vuote o destinate al lusso. Manca una visione pubblica della città come luogo dove vivere, non solo dove investire.
Se c’è stata corruzione e falso, se ci sono stati reati, toccherà alla procura dimostrarlo ma il punto politico che emerge è il governo delle città riguardo alla questione più importante della loro vita concreta : i processi di trasformazione edilizia e urbanistica.
Un tema di cui non si discute da tempo, nemmeno a sinistra, dando per scontato che a prevalere debba essere la privatizzazione degli spazi e uno sviluppo dominato dalle mere logiche del mercato.
Eppure nella storia della sinistra non sono mancati esempi in senso contrario a quelli milanesi.
Pierluigi Cervellati, architetto e assessore all’urbanistica nelle giunte PCI e PSI del Comune di Bologna tra il 1964 e il 1980, è stato il promotore di un vasto piano di espropriazione e ristrutturazione dei centri storici di Bologna negli anni Sessanta–Settanta.
Un progetto strutturato per conservare e valorizzare l’intero tessuto storico urbano il cui obiettivo era non solo di tutelare la struttura urbana storica nella sua organicità ma anche preservare gli abitanti tradizionali e le attività quotidiane mediante espropriazione favorire l’edilizia popolare, limitando la speculazione e garantire alloggi a basso costo.
È proprio di questo che bisognerebbe discutere per approntare una nuova legislazione urbanista che assuma e rilanci i principi alla base del modello urbanistico della città di Bologna ai tempi di Cervellati e non certo il modello neoliberista della Milano di Sala.
Non è in discussione, per quanto mi riguarda, l’onestà e la trasparenza del sindaco, ma una questione ben più importante e fondamentale per un programma di governo della sinistra veramente alternativo alla destra.”
E concludevo: “Altro che una legge salva Milano!
Serve invece una legge nazionale per la rigenerazione urbana guidata dal pubblico; serve un piano di edilizia pubblica nei centri storici; serve restituire potere ai Comuni nel definire l’interesse generale.”
Si tratta di riflessioni che ripropongono e che, a mio avviso, sono oggi ancor più valide, con il “campo largo” che è in procinto di scrivere il suo programma di governo e con la sentenza di zmilano che assolve gli imputati ma lascia ovviamente irrisolto tutto il problema politico.
D’altra parte è lo stesso Sala a chiedere una legge nazionale che regoli in modo chiaro le trasformazioni edilizie.
Il tema della rigenerazione urbana e della sottrazione delle città alla speculazione edilizia e agli interessi di pochi è diventato sempre più importante e può e deve essere un punto che qualifica l’offerta politica della schieramento alternativo alla destra.
Enrico Rossi

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