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Butta la pasta, ovvero come salvare i maro

di Giuseppe Mele | 16 Febbraio 2014

Storia immaginaria (ma non troppo) del primo ministro Letto e del suo ex delfino Rozzo, ex democristiani assurti al vertice del post PCI della comune regione Toscana. Dove “ Butta la pasta” è un cablogramma di istruzioni ai militari italiani ancora stanziati in Afghanistan e nell’Oceano Indiano per un’operazione di sorpresa.

Maro-perche-non-devono-essere-condannati-a-morte_h_partbLetto è un primo ministro Dp all’ultimo giorno del suo governo, come tanti prima di lui, vittime non dei giochi di palazzo, ma delle paturnie dell’ex partito cattocomunista, nell’indifferenza della burocrazia, dell’economia e della gente. Rozzo è una sorta di suo capo corrente, ex delfino, camerati di corrente democristiani assurti al vertice del post Pci della comune regione Toscana. Letto, prima della sua cacciata\uscita, ha fatto un giro per il mondo con la scusa di trovare nuovi investitori. In realtà ha colto l’occasione per farsi alle spese di tutti, magnifiche vacanze, da sempre desiderate e sempre negatesi per mantenere la sua classica immagine di basso profilo. Nelle vacanze, stranieri e soprattutto splendide straniere lo hanno stuzzicato sul  tema più noto all’estero sull’Italia, la prigionia di due militari in India, un insulto ufficiale di rara grandezza. Gli hanno anche suggerito all’orecchio, il motivo di tanto accanimento contro un paese come l’Italia, ligio a tutti i ordini ricevuti dalle grandi potenze. Il motivo è uno scambio ottenuto dalla Presidenza per il sostegno internazionale al suo potere assoluto nel paese, pagato con l’umiliazione su tutti i fronti possibili. Il suo braccio destro, l’anziana radicale ha aggiunto il suo carico da undici scambiando la prigionia dei marò per un’emigrazione indolore degli storici amici contadini tibetani, seguaci del Lama, ispiratore di Letto, dalla Cina in India. Tra Esteri, Presidenza e Governo, Letto, coinvolto nelle riunioni della misteriosa unità di crisi, capisce che lo prendono in giro. I capi non vogliono dirgli come stanno le cose ma Letto, grazie alla vecchia volpe dello zio, alla fine le intuisce. I marò verranno condannati a morte e Rozzo, colpevole di essere l’ultimo ostacolo al ripristino della monarchia dopo averlo sostituito da premier precipiterà nell’ignominia, abbandonato al proprio destino. Nel frattempo ci sono diversi flash back come scatole cinesi, nei quali passano le scene di Rozzo timido che cerca di conoscere l’importante nipote, lo porta a divertirsi, gli presenta donne, poi capito l’errore, i loro fratelli. Li si vede in azione all’interno del partito a Cascina ed a Reggello, uno a dire Farò, l’altro a dire Vedrò.  Letto, rimasto solo, dopo il saluto ai membri del governo, sorseggia nell’antico palazzo una limonata corretta al ginseng. Si chiede che fare, teme di passare alla storia peggio di Goria e Rutelli. Dopo “sotto il governo, niente”, “Sopra il motorino, niente”, già vede il titolo “Dietro lo zio, niente.” Accarezza la cartella Impegno Italia, tentativo dell’ultimo minuto, nemmeno presa in considerazione da nessuno, men che meno dal Dp. Sorride perché nessuno ne conosce il vero significato. Una delle pagine “ Butta la pasta” è un cablogramma di istruzioni ai militari italiani ancora stanziati in Afghanistan e nell’Oceano Indiano per un’operazione di sorpresa. Per attuarla si è dovuto assicurare il placet di responsabili militari e civili, indiani ed alleati. Troppo avaro per dare fondo ai suoi “risparmi di una vita”, ha pensato di rivolgersi a Finmeccanica, ma lo zio gli ha suggerito di lasciar perdere i dilettanti e ricorrere ai professionisti. Il Condannato, che ha in gran simpatia zio e Rozzo, non si tira indietro. Dopo una telefonata a Mosca, spiana tutte le strade. Chiamato a notte fonda in Presidenza, Letto corre, preoccupato ma regge l’interrogatorio dei due Grandi Vecchi che si meravigliano un po’ quando chiamato al telefono sussurra: ”Va bene. Butta la pasta”. Una decina di elicotteri plana sull’ambasciata italiana in India, poi si dirige al Tribunale. Tra qualche morto, qualche ferito,  con un azione “privata” caricano  marò, ambasciatore, funzionari ed una starletta cui sono stati garantiti ingaggi plurimilionari nei film dei Vanzina. Gli elicotteri si dirigono nella portaerei dislocata al largo delle coste indiane. Imbarazzo negli ambienti Nato e Onu, agli scambi di cannonate tra italiani e indiani. Improvvisa repressione in Tibet dove vengono impiccati i radical presenti. Immediata salita a 1000 dello spread. I Grandi Vecchi furiosi strappano le mostrine al premier dimissionario, ma il nuovo incaricato, di fronte allo scandalo internazionale, ricorda la Corfù di Mussolini, la Sigonella di Craxi e minaccia guerra al mondo intero. Dopo di ché denuncia di tradimento i Grandi Vecchi e già che c’è sospende ad libitum le attività delle Corti (dei Conti, Costituzionale, Csm, Tar) confinandone i membri a casa, piantonati dai carabinieri, ufficialmente per motivi di salute. “ Se liberare i marò è stato un atto di criminalità internazionale, se il nostro è un partito, un paese di criminali, ebbene, io ne sono il capo, il complice, il responsabile e lo rivendico di fronte a quest’aula ed al mondo intero”  dichiara il Rozzo. Fantasie? Certo. Leggete però quanto scrive Canè, direttore di QN:” Sa cosa le dico? Che se avessi la bacchetta magica e potessi trasformare in realtà quella pellicola, manderei un qualche Rambo (e l’Italia ne ha di straordinariamente coraggiosi e preparati) per riportare a casa i due marò. E se l’India avesse qualcosa da dire, e certamente l’avrebbe, pazienza: che urli e strepiti come purtroppo non stiamo facendo noi da oltre un anno, permettendo a uno stato straniero di affermare la sua arrogante sovranità su due nostri soldati. “ Aspettiamo fiduciosi almeno un film in merito.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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