L’Unione è morta. Con la caduta del governo è finalmente caduta l’illusione, tipica di Prodi, di poter far convivere la sinistra di governo e la sinistra radicale. I 22 mesi che sono passati dalle politiche del 2006 lo hanno ampiamente dimostrato. Prodi ha fatto il possibile e l’impossibile, ha concesso ai massimalisti tutto quello che poteva concedere, e forse anche qualcosa di più, tanto che alla fine i suoi continui cedimenti hanno, come era logico aspettarsi, provocato una reazione sul fronte moderato. Di conseguenza Dini e Mastella hanno messo in crisi l’Esecutivo. I leader del vecchio Rinnovamento italiano e dell’Udeur sono politici abbastanza spregiudicati ma non potevano, pena la totale perdita di identità, continuare a tenere in vita il governo. Certo , sulle loro decisioni hanno influito anche vicende particolari, come per Mastella la questione giudiziaria, ma la ragione vera del cambio di atteggiamento è stato indubbiamente un malessere di tipo politico, il non sentirsi più a loro agio all’interno di quella coalizione. L’abilità di Prodi è stata di addossare la sua caduta al “tradimento” dei due vecchi alleati ma non è così. L’Unione si è sfaldata dall’interno e quello che è accaduto ne è stata la logica conseguenza. Ora è finita un’epoca, iniziata nel 1996. Veltroni l’ha capito e ha fatto l’unica cosa intelligente che poteva fare: scegliere di andare da solo alle elezioni. In realtà da solo non andrà perché stringerà alcune alleanze sulla base di una reale condivisione del programma. Comunque ha fatto il passo che doveva fare e che anche noi da queste colonne gli avevamo più volte suggerito. Seguire cioè l’esempio dei socialdemocratici tedeschi che, almeno per ora, rinunciano in partenza ad una possibilità di vittoria per non annacquare la loro proposta programmatica. Resta l’anomalia delle alleanze in sede locale, che sono state confermate, ma non si può pretendere che tutto sia fatto in un giorno. Per ora registriamo con soddisfazione questo significativo passo avanti che, fra l’altro, ha anche un’altra conseguenza implicita altrettanto importante: la fine del prodismo. Da Dossetti in poi c’è stato nella politica italiana un filone culturale cattolico, si pensi alla sinistra democristiana di ieri od oggi, oltre che a Prodi,alla Bindi, che ha cercato la saldatura con le ideologie di sinistra sulla base del solidarismo e dell’avversione al mercato. Quel filone continua a convivere nel PD con la cultura socialdemocratica ma oggi gli manca un punto di riferimento importante. Sarà questa la nuova frontiera di lotta per Veltroni e per quanti vogliono ancorare il partito all’esperienza socialdemocratica europea. Quando i dirigenti del PD avranno vinto anche questa battaglia, e ci sono tutte le premesse perché la vincano, allora la conversione della sinistra di governo italiana sulle scelte europee sarà totale e l’Italia sarà, finalmente, un paese normale.
Giancarlo Magni

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