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Patto di ferro fra Berlusconi e Fini. Al cav. il governo, a Fini il nuovo partito unico. Casini ha capito il gioco in ritardo e farà di tutto per recuperare. Anche perchè non ha alternative praticabili
Il Partito del popolo delle libertà è ormai in dirittura d’arrivo. Eppure non sono passati nemmeno tre mesi dal novembre dell’anno scorso quando a Piazza San Babila a Milano Berlusconi lanciò la sua nuova creatura ed ottenne, da parte degli alleati, una reazione a dir poco stizzita. Fini e Casini lasciarono cadere l’invito, anzi lo rispedirono direttamente al mittente. La Casa delle Libertà sembrava a quel punto davvero finita tanto che nella maggioranza di governo quasi quasi stappavano qualche bottiglia di champagne. Altro che spallata – dissero allora all’unisono Veltroni e soci – Berlusconi ha capito che il governo non cade e, di fatto, abbandona il campo. Nemmeno 100 giorni dopo il governo invece è caduto ed è nato il nuovo partito. Cosa è successo da allora è sotto gli occhi di tutti, quello che invece può non risultare chiaro è cosa sia successo nel centro destra. Perché Fini ha cambiato idea aderendo al progetto e Casini si appresta a cambiarla? A spiegare questa rapida inversione di rotta non basta certo la possibilità, sia pure concreta, di vincere le prossime elezioni. I sondaggi sono talmente favorevoli alla Casa delle Libertà che è facile presumere una vittoria del centro destra anche in presenza della sola alleanza fra FI, AN e UDC. Neanche la mossa di Veltroni che presenta il PD da solo basta a fornire una spiegazione. Ad avviso di chi scrive Berlusconi ha fatto con Fini un patto di questo tipo: lui, Il Cav, alla guida del governo per l’intera legislatura e per Fini, ruoli di governo a parte, il nuovo partito unico. Forza Italia come forza politica organizzata nel senso classico del termine praticamente non esiste. Si regge esclusivamente sull’immagine di Berlusconi. La sua classe dirigente, soprattutto in periferia, è raccogliticcia, spesso non preparata, mai filtrata attraverso il voto degli iscritti e per buona parte non altezza del compito. I dirigenti di AN sono invece abituati al confronto anche duro e sono sempre il risultato di una selezione effettuata fra tutti gli iscritti. Nel partito unico il nocciolo duro di Alleanza Nazionale è inevitabilmente destinato a prevalere. Su dieci dirigenti del futuro partito, sei se non sette saranno di provenienza AN. La nascita del nuovo partito per la base di Forza Italia rappresenterà un cambiamento epocale. Il popolo delle libertà, per forza di cose, dovrà essere un partito strutturato nel senso classico del termine, con elezioni e selezione dei dirigenti dal basso. Alleanza Nazionale non avrebbe mai accettato una cosa diversa, ed è questa la ragione per cui inizialmente aveva respinto la proposta berlusconiana. Oggi però, con la prospettiva di stare 5 anni al governo, a Berlusconi del partito non interessa più niente. Vuole uno strumento che gli permetta di governare ma non ha più l’esigenza di controllarlo. Nel suo futuro, dopo il governo, se tutto gli va bene, ci può essere la Presidenza della Repubblica non certo la possibilità, se non altro per ragioni anagrafiche, di rimettersi alla guida del partito. Fra l’altro il Cav. realizza così anche un’altra delle sue ambizioni: riunire in un’unica forza tutte le anime moderate del Paese. Stesso ragionamento vale per Casini, anche se arriva secondo. Con la garanzia della democraticità del partito, anche Casini entrerà oggi nella lista unica e domani nel partito. Se non altro perché in caso contrario verrebbe spazzato via non riuscendo a giustificare, prima di tutto davanti al suo elettorato perché resta fuori da una forza che vuole essere la trasposizione italiana del Partito Popolare Europeo.
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