
Il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ha pronunciato il suo no al salario minimo a nove euro lorde l’ora.
Doveva essere un ente inutile, un istituto da abolire, ma ora, con una maggioranza di destra, ha acquistato un ruolo importante.
Solerte, come sempre, suo presidente Brunetta ha affermato perentoriamente che per i salari bisogna fare i conti con il mercato, come se la maggioranza dei Paesi europei fossero nelle mani di socialisti statalisti, e come dire a che se il mercato ti da salari da fame sono problemi tuoi.
Renato Brunetta, come un buon maggiordomo, ha fatto così il suo servizio alla premier Meloni, la quale non ha lasciato trascorrere un attimo e, senza indugiare, dopo una rapida lettura, con il consueto piglio decisionista si è detta completamente d’accordo.
Evidentemente ad entrambi sfugge quell’articolo della Costituzione, il 36, che dice: “ il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
Per Brunetta infatti deve essere solo la contrattazione a regolare i rapporti tra lavoro e capitale o più concretamente tra lavoratori dipendenti e datori di lavoro.
Però quando il sindacato scende in piazza, come ha fatto l’altro sabato, oppure sciopera per chiedere diritti e salario per lavoratori state sicuri che Brunetta, come Meloni, come la gran parte del padronato non sono disposti né all’ascolto né a riconoscere le ragioni della protesta.
Carlo Marx non aveva inventato la lotta di classe, l’aveva semplicemente riconosciuta come un dato di fatto della realtà ed elemento fondamentale propulsivo della storia umana.
Da un po’ di tempo, per tante ragioni, questa lotta la stanno vincendo i ricchi ma non è detto che anche in futuro debba andare così.
La formula per cambiare questo insostenibile stato di cose è sempre la stessa: un mondo del lavoro unito e solidale, sindacati forti e combattivi, e un partito di sinistra che sta decisamente dalla parte dei lavoratori.
Non è semplice realizzare queste condizioni positive ma qualcosa si sta muovendo.
PS. Provate a vedere lo spazio dedicato oggi dai media alla sentenza del CNEL e quello che è stato dedicato alla manifestazione di duecentomila persone l’altro sabato a Roma.
Questo confronto è più che sufficiente per capire quanto siano neglette le rivendicazioni dei lavoratori.
Ma la realtà prima o poi si riprenderà le sue ragioni.
Enrico Rossi

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