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BRONTE:UNA PAGINA DI CONTROINFORMAZIONE STORICA E ALLONSANFAN DUE FILM DA DIFFONDERE NELLE SCUOLE

di Maria Rita Monaco

di Maria Rita Monaco | 10 Maggio 2010

Dopo lo sbarco dei garibaldini a Calatafimi, come ricordato nel film 1860, la Sicilia è liberata ma la parola “libertà” non esiste certo nel vocabolario dei “liberati” Liberati da che cosa? Liberati da una monarchia, quella dei Borboni, per un’altra monarchia, quella dei Savoia; cambiano le bandiere, cambiano i colori, cambiano le uniformi, mentre l’aristocrazia e la ricca borghesia si adeguano ma mantengono i propri privilegi, come abbiamo visto ne Il Gattopardo. Solo per i contadini, per i braccianti, per i cafoni, per coloro che sono stati vessati sotto i vecchi padroni, non cambia niente. Per loro niente terre, quelle terre che vengono spesso promesse ma mai distribuite: per loro resta solo la speranza di poter avere , prima o poi, una dignità di essere umano, tanto erano gravi le condizioni di povertà, ignoranza, sottomissione in cui erano obbligati a vivere. Dal 2 al 10 agosto 1860, però, una sequenza impressionante di odio di classe e di violenza si abbatte su Bronte, piccolo paese nell’entroterra catanese.
Parte da questo episodio di cui molti storici hanno a lungo dibattuto da Benedetto Radice, storico di Bronte, a Candeloro, a Colajanni a Mac Smith , senza peraltro che i libri di storia diffusi nelle scuole, dedicassero spazio a questi avvenimenti, il film proiettato mercoledì sera nella Sala delle Vetrate, nel corso del Cineforum promosso da Quartiere 1 e Comitato per il Risorgimento.
Interessante la genesi. Vancini aveva letto e amato, sui banchi di scuola, la novella di Verga Libertà. Negli anni Cinquanta, mentre si trova in Sicilia per girare un documentario proprio su Verga, viene a sapere, parlando con un professore, che la novella che tanto lo aveva colpito è ispirata ai fatti di Bronte; tanto basta perché il regista cominci a documentarsi e a scrivere, con Leonardo Sciascia e Fabio Carpi la sceneggiatura di Bronte. Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, vera pagina di controinformazione storica.
Gravi fatti di sangue sono effettivamente avvenuti a Bronte; la strage dei “cappeddi” e dei loro familiari non ha giustificazione alcuna, ma il processo farsa (dura solo 4 ore) e l’eccessiva fretta nel voler giudicare colpevole anche chi aveva pensato che a liberazione nazionale corrispondesse liberazione sociale fanno sì che si possa parlare di Risorgimento tradito.
Già nell’incipit si coglie l’annuncio del doppio massacro (quello dei galantuomini, trucidati dalla massa inferocita e quello successivo dei rivoltosi, o per meglio dire, presunti tali). Un contadino e il figlioletto vengono bastonati a sangue perchè sorpresi a “rubare” legna nel bosco del ricco signore alle cui dipendenze lavorano la terra.
Attraverso una serie di flash-back, partendo dal processo, il regista ci svela questa pagina di storia (ne troviamo solo un breve accenno sul testo di Camera-Fabietti)
Al regista non interessa tanto far vedere il paese nel suo complesso, quanto soffermarsi sui luoghi teatro delle singole vicende: il casino dei nobili, il circolo dei “galantuomini” simbolo del vecchio potere e per questo dato alle fiamme dal popolo in sommossa, il municipio, simbolo e centro del nuovo potere, occupato, per poco, dal popolo. Le case dei galantuomini ricche di spazi, cibo, mobili sono contrapposte ai tuguri abitati dal popolo, neri, sporchi, fumosi. Gli esterni, le piazze aperte dove il popolo si riunisce e manifesta; il terrazzo nel quale vengono prima processati i “cappelli”e poi fucilati i rivoltosi, sono in piena luce, per meglio sottolineare la crudeltà delle azioni.
Per un set che corrispondesse alla Bronte di fine Ottocento è stato scelto un paesino istriano, abbandonato dopo l’annessione alla Jugoslavia: San Lorenzo.
Il film ruota attorno a tre personaggi: l’avvocato liberale Lombardo, il carbonaio Gasparazzo e il garibaldino Bixio: un moderato, un estremista, un vero guerrafondaio.  Lombardo grazie al suo doppio ruolo, un galantuomo che prende le parti del popolo,intrattiene rapporti con tutti cercando di mediare e pensa ad una riforma agraria, Gasparazzo è rappresentato come un estremista che sa solo urlare e spingere alla rivoluzione; un serrato montaggio alternato tra il massacro guidato da Gasparazzo e il tentativo di Lombardo di far ragionare il popolo evidenzia il trionfo della violenza senza più controllo. Bixio, infine, nelle parole e negli atteggiamenti mostra un disprezzo profondo per gli abitanti di Bronte e definisce “canaglia” i rivoltosi e “capo della canaglia” Lombardo; mentre per i galantuomini sa usare solo il termine “vigliacchi”. Davanti al dolore delle donne degli arrestati sa solo commentare …rozzi, anche nel dolore e nelle preghiere, sempre… evidenziando così l’impossibilità di comprensione nei confronti di una cultura troppo lontana dalla sua. La crudeltà della sua repressione sarà tale da meritargli il titolo di belva, come riferisce lo stesso Cesare Abba che di quei fatti fu cronista e testimone. Basta però leggere quanto lo stesso Bixio scrive alla moglie: che paesi! Si potrebbero chiamare dei veri porcili! Questo insomma è un paese che bisognerebbe distruggere o almeno spopolare e mandarli in Africa a farli civili. A chi pensava questo fu affidato il compito di riportare la pace, di soffocare la sommossa, di dare una solenne lezione che servisse a tutti. Alla fine della conquista, una volta tornato alla vita civile, Bixio ebbe l’onore di diventare senatore del regno. Non aggiungo altro.
Il regista non perdona niente a Bixio ed evidenzia l’assurdo desiderio di vendetta del braccio destro di Garibaldi, quando lo scemo del paese, da tutti considerato come incapace di intendere e di volere, resta illeso dopo la fucilazione, chiede la grazia perchè la Madonna l’ha graziato, Bixio ordina che gli si spari alla testa…uno spreco di severità, necessario solo per un’ulteriore affermazione di potere.
Ancora di tradimento si parla invece in uno dei più bei film dei fratelli Taviani Allosananfan. Tradimento di un sogno, tradimento di un’utopia intesa come volontà di costituire una società diversa dalla presente. L’idealismo dei Fratelli Sublimi condurrà alla sconfitta ma porrà le basi per una successiva vittoria e la camicia rossa indossata nel finale da Fulvio allude al successo della spedizione dei Mille di Garibaldi e, come conseguenza ultima all’affermazione del movimento socialista di fine Ottocento.
Siamo alle prime fasi del nostro Risorgimento, quello delle società segrete premazianiane e della carboneria, Fulvio Imbriani, nobile, ex ufficiale napoleonico, per anni ha fatto il rivoluzionario come affiliato ai Fratelli Sublimi ma una volta uscito di prigione decide di lasciare la Carboneria. La sua è una decisione sofferta, è stanco e desidera rientrare in famiglia; non ha più l’entusiasmo, capisce che la sua epoca non è quella del trionfo delle rivoluzioni, ma coinvolto dagli ex compagni non esita a tradire per ben due volte. Durante la spedizione in meridione morirà anche lui, insieme ai suoi compagni massacrati dai contadini e dai soldati, “vittima” dell’utopia di Allosanfan (nel nome richiama la Marsigliese), che nel suo delirio racconta una vittoria immaginaria in un flash-back magistrale accompagnato dalla musica di Morricone che trascina rivoluzionari e contadini in un saltarello-tarantella, teso verso la libertà. …Ci hanno sentito…Improvvisamente qualcuno ha applaudito…c’era anche una bambina fra loro…abbiamo cominciato a correre…li abbiamo abbracciati tutti ad uno ad uno…peccato tu non ci fossi, Fulvio…

Maria Rita
Monaco

Pubblicato in : Cultura ed eventi

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Maria Rita Monaco

    12 Maggio 2010 alle 10:14

    Scusate ma la fretta o la distrazione mi hanno giocato un brutto tiro. Ovviamente si tratta di sbarco a Marsala e battaglia di Calatafimi.

    Rispondi

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