
Una proposta di Emendamento Costituzionale (PEC) per mettere una pietra sopra all’insurrezione golpista della destra di Bolsonaro è stata approvata dal Congresso scatenando una reazione popolare multitudinaria in Brasile.
Nella giornata di ieri in diversi luoghi del paese si è concentrata una grande fetta della popolazione brasiliana, dal segno trasversale, contraria al perdono rapido e subitaneo nei confronti dell’ex Capo dello Stato ed ostile ai provvedimenti collegati che garantivano una maggiore blindatura dei parlamentari che incombono sotto inchiesta.
Quello che in origine poteva apparire uno sfogo di minoranze politiche legate alla sinistra oggi al potere in realtà si è trasformata in una grande reazione democratica dettata innanzitutto dall’istinto di un popolo che ha subito una lunga dittatura militare a cavallo fra i 60’ e i 70’ e che non vuole per nessuna ragione ritornare a correre il medesimo rischio avendo toccato con mano, con l’esperienza Bolsonaro, questa evenienza ed ancor di più sollecitata dal vento che spira dal Nord del continente americano.
Non ha aiutato Bolsonaro il pronunciamento di Trump contro la sentenza dura che lo ha colpito in qualità di ispiratore ed organizzatore di un vero e proprio Golpe; e se la politica dopo le grandi manifestazioni sta cercando di risollevare in Commissione Giustizia la questione affrontata dal Congresso é perché non è interesse neanche dello stesso Lula ricreare un clima radicalizzato che spinge ed accellera una pericolosa confrontazione civile proprio mentre il paese sta consolidando il suo prestigio internazionale e la progressiva avanzata della sua economia.
Protagonisti assoluti della giornata di ieri sono state le figure più nobili della MPB (musica popolare brasiliana) da sempre impegnati nelle battaglie contro la dittatura, musicisti intellettuali che patirono il rigore della censura fino a costringerli ad un lungo esilio: Chico Buarque de Hollanda (che soggiornò un lungo periodo a Roma) Gilberto Gil, già ministro della Cultura che assieme a Caetano Veloso riparó in Inghilterra.
Quasi un milione di persone hanno assistito ad un concerto sbrigativamente convocato sulla spiaggia di Copacabana al quale hanno aderito altri campioni della musica brasiliana come Paulinho da Viola, Djavan, Lenine e Ivan Lins.
La politica non si sta dimostrando sorda a questa manifestazione popolare tanto che gli stessi Bolsonaristi parlano apertamente di autogol avendo voluto collegare la frettolosa amnistia ad un provvedimento salvacondotto parlamentare anche per il futuro creando un malcontento che si è rivelato assai più largo del previsto, rigenerando, anche in Brasile, una ondata anti-parlamentarista che in definitiva rischia di allargare un solco fra popolo e istituzioni in un momento così drammatico per le
Democrazie Liberali. Il Brasile non è nuovo a questo tipo di sollevazioni, la stessa destra bolsonarista ebbe la meglio sapendo interpretare un sentimento anti-politico che circolava fra il popolo brasiliano, per paradossale che possa apparire oggi questo sentimento si rivolge proprio contro coloro che lo hanno vellicato. Ed a parlare non sono più le pistole fatte roteare nei comizi del capo deposto ma le chitarre degli oppositori della dittatura militare che piegó lo stato sudamericano.
Una grande festa sembra abbia voluto seppellire definitivamente la velleità di perdonare chi voleva riportare all’indietro le lancette della Storia.
Bobo Craxi

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