San Paolo – Nella città di São Matheus, nello stato di Espirito Santo, era già sera quando arrivò nel pronto soccorso una bambina, insieme ai genitori, con fortissimi dolori di pancia. Fino a quel punto non si poteva sapere della gravità di tutto ciò che era successo. Gli infermieri hanno notato una protuberanza nel ventre di quella bambina, hanno fatto il test di gravidanza, il risultato? Positivo.
Solo a quel punto la bambina ha rivelato, piangendo, tutta la verità ai genitori. “Sin dai sei anni sono violentata dallo zio. Non ho detto niente per paura di quello che poteva succedere con voi”. La gestazione accertata dai medici era già di 3 mesi e ora la domanda: Cosa accadrà?
La costituzione brasiliana prevede che in casi di stupro oppure che la gravidanza rappresenti un pericolo per la vita della mamma o nei casi che il bimbo sia anencefalo, si può procedere all’interruzione della gravidanza. Il caso che era poliziesco è diventato uno show politico.
Il presidente della Commissione di Protezione ai Bambini e agli Adolescenti della camera dei deputati dello Stato di Espirito Santo, Lorenzo Pazolini, è stato a São Matheus per osservare la situazione e vedere se fosse possibile far abortire la bambina.
Ha chiamato anche la ministra federale Damares Alves, nota in Brasile per essere una grande difensora della religione come spartiacque della società, che ha partecipato alla riunione in modo remoto affermando:
“Le nostre intenzioni è sempre quella di unire le forze per carcerare il sospettato ma anche di garantire tutti i diritti nella crescita del bimbo. Anche perché i danni, a causa di questa violenza, potrebbero accompagnarlo per tutta la vita”.
A causa dell’accaduto e per non avere una garanzia sull’interruzione della gestazione, nel Twitter, i brasiliani hanno rinforzato l’hashtag: #GravidezAos10Mata (Gravidanza alle 10 uccide), che per tutto il giorno è stato tra i Trending Topics più usati.
Secondo l’avvocata criminale Luiza Nagib Eluf esiste un permesso legale per fare l’aborto, però la burocrazia dello Stato brasiliano potrebbe in qualche modo, dato anche i tempi occorrenti per un processo, compromettere ogni permesso legale esistente. “Bisogna che la giustizia agisca in fretta in casi come questi, e che dia l’autorizzazione il più presto possibile. Non possiamo penalizzare una bambina due volte”, avverte l’esperta.
L’interruzione e la problematica della politica.
Sabato scorso, sempre a causa dell’interruzione, la nonna ha portato la nipote all’Ospedale Roberto Silvares per realizzare l’operazione. Appena arrivati sul posto, i medici si sono rifiutati di intervenire perché, secondo loro, il caso non era inquadrato nelle regole poiché la gestazione era alla 22ª settimana e 3 giorni, quando il tempo limite per poter agire doveva essere di solo 22 settimane.
Ma secondo il ginecologo, Cristião Fernando Rosa, la legge dice il contrario di ciò che hanno affermato i medici. “Rimango sorpreso perché lei (la bambina) è stata trasferita ad un ospedale pubblico di riferimento, e la decisione è stata negativa, considerando che interpretando i protocolli legali per l’interruzione non potevano intervenire. Ma è una bugia perché la legge non dice che c’è un limite massimo di giorni per fare il procedimento”.
La via crucis della bambina nel cercare di poter eseguire l’aborto è finita solo a Recife nel capoluogo dello stato del Pernanbuco. Ma l’avventura per fare ciò che le spettava di diritto non era ancora finita.
Sara Winter, attivista dell’estrema destra brasiliana e sostenitrice del presidente Bolsonaro, ha divulgato sul Twitter il nome della bambina e in quale ospedale doveva fare l’operazione chiedendo a tutti i difensori “della vita soprattutto” di presentarsi sul posto per evitare l’aborto.
La rete sociale ha bloccato il post e ha denunciato la pagina. Ma l’informazione è circolata ugualmente così Domenica 16 Agosto una grande massa di manifestanti sono andati davanti all’ospedale Amaury de Mederiros (CISAM), per provare a fermare l’intervento senza riuscirci. Dopo aver saputo che l’operazione era stata completata hanno iniziato in coro a chiamare i medici “assassini”.
Secondo la direzione dell’ospedale un gruppo di fondamentalisti avevano occupato l’ambiente circostante e mentre cercavano di forzare l’entrata per rapire la bambina venivano bloccati da un altro gruppo che difendeva il procedimento.
Ancora secondo l’ospedale, oltre la situazione esterna che ha reso tutto più difficile, il procedimento è stato invece un successo e la bambina risponde bene ai medicinali. Mentre per quel che riguarda lo zio, il suo nome non è stato divulgato della polizia, che lo insegue nella sua fuga. Lui già in passato aveva avuto a che fare con il crimine, essendo stato arrestato nel 2018 per spaccio di droga.
Ennio Ricanelo – dal Brasile

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