Nel lontano 7 settembre 1822, al fianco del fiume Ipiranga, in san Paolo, Dom Pedro I proclamò l’indipendenza del Brasile, che si liberò della dominazione dal Portogallo costituendo così uno stato nazionale in quel periodo denominato: L’Impero del Brasile. Nel presente 2021 il Governo Bolsonaro ha cercato di usare questo storico giorno per chiedere all’intera popolazione brasiliana di mostrare “la sua libertà” rispetto a delle leggi che il Bolsonaro stesso riteneva non adeguate al popolo brasiliano.
Adesione che però è stata molto lontana da quel che pensava il governo. In Brasilia (capitale del Brasile) il movimento aspettava che fossero almeno 1 milione di persone a scendere in piazza, ma ha registrato “solamente” 150 mila. Anche a San Paolo la richiesta del presidente ha raggiunto un numero di adesione alto, ma anche qui minore rispetto alle attese. A scendere in piazza erano stati all’incirca 125 mila persone, dati diffusi dalla Segretaria di Sicurezza, presente in tutte le regioni del Brasile.
Attacco come difesa, e’ questo il modus operandi del governo Bolsonaro in Brasile. L’economia che crolla, a causa della gestione disastrosa della pandemia. La politica che mai è stato un campo facile per Bolsonaro, che nella sua carriera da deputato non ha mai costruito niente di importante, risulta nella scarsa capacità di negoziazione con gli altri poteri.
Tutto sommato diventa facile capire il motivo per cui la popolarità di Bolsonaro è in forte caduta. Nelle ricerche elettorali Bolsonaro perderebbe in qualsiasi caso al secondo turno (e di questo ne parlerò più avanti).
Ma perché ho scelto “attacco come difesa” per cominciare questo articolo? Bolsonaro vedendo la perdita di popolarità nei suoi confronti, ha convocato le persone (del suo partito e della popolazione che lo appoggia) che in lui credono ancora, per chiedere “più libertà”. Mi fermo a spiegare quello che significa libertà per Bolsonaro: Non rispondere ai processi di corruzioni e di male gestione amministrativa a lui incriminati dalla Corte Suprema, ad esempio, l’investigazione della partecipazione della famiglia Bolsonaro nello schema di divisione degli stipendi degli assessori che lavoravano insiema ai politici dei Bolsonaro e che erano pagati dallo stato brasiliano o lo scandalo dell’acquisto dei vaccini, in cui i rappresentanti del governo hanno chiesto tangenti per firmare il contratto e comprare le dosi.
La risposta “bolsonaresca” è chiedere l’impeachment ai ministri della corte suprema, in special modo Alexandre de Moraes, ed attaccare senza prove il sistema elettorale brasiliano, che comprovatamente è sicuro ed è diventato un modello da seguire a livello mondiale.
E’ una tendenza nel mondo dei populisti, è un timore loro di un fallimento
nelle prossime elezioni.Le manifestazioni, a questo punto, rappresentano un modo del governo per far pressione sull’intero mondo politico brasiliano.
Nel suo discorso nella Avenida Paulista, a San Paolo, Bolsonaro ha detto di non rispettare più il Ministro Alexandre e che non accetterà le regole da lui formulate. “Devo dirvi che questo presidente non rispetterà più Alexandre de Moraes”, urlò il presidente. È importante dire che la Corte Suprema è un collegiato di cui fanno parte 11 ministri, cioè quando Bolsonaro dice che non accetterà le norme, vuol dire che non accetterà la legge brasiliana.
Prima di lasciare San Paolo Bolsonaro in un comizio al popolo brasiliano, ha “attaccato” con alcune dichiarazioni fortemente le istituzioni dello Stato: “Uscirò del governo solo in tre modi: arrestato, morto o con la vittoria. Ma arrestato non lo sarò mai. Ricordo a quelli in Brasilia che vogliono farmi non idoneo, che solo Dio mi fa uscire da lì”. Segnale pericoloso al futuro, nella prossima elezione diventa facile capire che per Bolsonaro esiste un solo risultato possibile: la vittoria!
La risposta politica: Iniziassero a parlare di un processo di impeachment
Le forze politiche brasiliane hanno cominciato, proprio dopo il discorso antidemocratico di Bolsonaro, a muoversi al fine di trovare un modo per fermare il governo. Sarebbe l’unione dei partiti del “centrão” (partiti presente nello spettro politico brasiliano, che non hanno un’ideologia ben definita) presenti nella camera dei deputati, in special modo il PSD capitanato dall’ex sindaco di San Paolo Gilberto Kassab.
Anche il settore della centrodestra, rappresentato per il PSBD (storico partito brasiliano), discutono il processo di impeachment. I due principali nomi del partito, João Dória (governatore di San Paolo) ed Eduardo Leite (Governatore del Rio Grande del Sud). Avevano, entrambi, dato il loro voto a Bolsonaro nell’ultima elezione.
È da tempo che la centrosinistra e la sinistra brasiliana chiedono il processo per far decadere Bolsonaro dal potere, come nel caso del PDT di Ciro Gomes (forte nome della terza via in Brasile) che in numerose occasioni ha chiesto investigazioni e la caduta del governo per le azioni compiute dal Presidente.
Ora tocca ad Arthur Lira, presidente della camera dei deputati a dare continuità all’inchiesta. Però Lira aveva dimostrato pochissima voglia di farlo, almeno fino ad ora che la situazione è diventata molto più pericolosa rispetto a qualche tempo fa.
Celso de Mello, ex ministro della Corte Suprema, in pensione dopo aver lavorato per più di 30 anni, ha dichiarato che Bolsonaro non è all’altezza dell’incarico e ha rilasciato forti critiche alle azioni del presidente. “Triste figura di un politico mediocre”, così lo ha definito Mello.
Crisi economica, inflazione e la povertà crescente mette sotto rischio la popolazione brasiliana
Mentre il presidente mette a rischio la democrazia brasiliana in piazza pubblica, l’economia continua a crollare, analizzando i numeri:
- 15 milioni di disoccupati;
- 19 milioni vivono con la fame;
- 119 milioni sottonutriti;
- 9% di inflazione cumulata fino a luglio, (ad Agosto, più di 9,5%) la terza maggiore della regione, indietro solo ad Argentina e Haiti;
- Ed un PIL che crescerà negativo 1,5%
- Crise elettrica, a causa di una crisis ecologica e idrica, aumento di 14% nel valore della elettricità.
Il ministero dell’Economia Paulo Guedes, prima di salire al potere insieme a Bolsonaro, era un uomo rispettato, per il mercato internazionale, per essere un fervoroso neoliberale, ed è per questo che lui riuscì a far diventare il Brasile che era la 9ª economia mondiale, a diventare ora la 14ª (in caduta libera).
Guedes ha provato a fare in Brasile un capitalismo senz’anima, in un paese in cui esistono tantissime questioni sociali (che non riuscirò mai a descrivere all’interno di un articolo). L’inflazione ha corroso il potere di acquisto dei brasiliani. Lui, con il supporto del governo, ha diminuito l’aiuto economico alla gente povera durante la pandemia, lasciando al proprio destino le persone che vivono nelle favelas.
Nei primi mesi erano destinati alle famiglie umili un reddito di 600 reais (97 euro) ma ora l’aiuto governativo è pari a 150 reais (24 euro). Così grande la caduta del valore, cade anche il potere di acquisto, risultato? Povertà e mancanza di sicurezza sociale. La gente risponde con disapprovazione al governo.
La ricerca di opinione dice, coloro che classificano l’operato del governo “come pessimo o mal gestito” è arrivato al 61%, la più grande percentuale registrata fino ad ora, chi classifica “regolare l’operato del governo” è pari al 14% e chi lo classifica “come ottimo o buono” è pari al 24%, solo l’1% non ha saputo rispondere. Campione pubblicato dall’Istituto ATLAS.
Enio Ricanelo

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