
La relazione tra Bolsonaro e Trump era per lo più amichevole, però non ha dato i risultati sperati per il Brasile. Stati Uniti protezionista, Brasile liberale.
San Paolo – “I Love You” questo ha detto Bolsonaro a Trump, l’anno scorso nel loro primo incontro, negli Stati Uniti. La relazione era per così dire amichevole, ma più dalla parte brasiliana, che ha ridotto considerevolmente le tasse per i prodotti arrivati dall’America, che non da quella americana dove Trump invece ha alzato l’imposta per l’argento inviato dal Brasile. Un rapporto, visto l’andamento dei fatti, non proprio equilibrato.
Trump per Bolsonaro era un punto fermo. L’immagine perfetta per la sua politica estremista e capo ideologico del governo brasiliano. Tutto ciò che ha fatto Bolsonaro lo ha portato ad essere conosciuto al mondo come il Trump Tropicale. Tant’è che il figlio di Bolsonaro, Eduardo, andò negli Stati Uniti per studiare il marketing utilizzato dagli americani per poi riproporlo durante le elezioni del 2018, che videro Bolsonaro eletto come presidente del Brasile.
Intanto questa “amicizia” può risultare in qualche modo un grosso problema diplomatico per il Brasile. Bolsonaro, fino ad ora, non ha riconosciuto Joe Biden come presidente e nemmeno gli ha inviato un messaggio di rispetto per la democrazia americana, come, ad esempio, ha fatto, Giuseppe Conte, che ha postato su Twitter un piccolo messaggio diplomatico e di rispetto per il nuovo presidente eletto.
Ma dei problemi che si potrebbero presentare nel futuro prossimo, possiamo già elencare la questione Amazzonica. Per il nuovo presidente americano, la politica adottata dal governo brasiliano, di allentare le regole ambientali, è sbagliata.
Biden giudica che il governo brasiliano dev’essere forte nel combattere gli incendi e di investire nella economia ecologica. Il ministro dell’Ambiente, Ricardo Salles, è contrario a questo pensiero americano e difende il suo operato che prevede di destinare gli incentivi ai grandi produttori agricoli.
Salles è un uomo forte di Bolsonaro, e sarà difficile che possa essere rimosso dal suo attuale incarico che occupa nel governo brasiliano, anche per il suo pensiero che prevede di difendere l’implementazione dei pesticidi (ancora proibiti in Brasile) per fa r crescere ancora di più i grandi produttori.
Oggi 10 novembre, nel corso di un evento tenutosi presso il palazzo del governo a Brasilia, il presidente Bolsonaro ha puntato il dito contro Joe Biden. “Il Brasile è un paese ricchissimo, abbiamo sentito da poco, un grande candidato a presidente di un grande stato dire che se io non fermassi il rogo nell’amazzonia, alzerà un muro commerciale contro il Brasile. Come possiamo risolvere tutto questo? Solo con il dialogo non si può. Quando finiscono le parole da dire si risolve con la polvere da sparo”.
Un altro punto di discussione sulla futura relazione col prossimo presidente americano, è nella questione commerciale. Il ministro delle relazioni estere brasiliano, Ernesto Araujo, ha sempre sostenuta l’idea di attuare una politica commerciale protezionista, come faceva Trump, e non accettare negoziazioni con la Cina.
Seguendo questa linea, negli ultimi anni il Brasile ha perso una grossa quantità di soldi, soprattutto dettata dal fatto che la Cina è un partner storico del Brasile e in questo momento non c’è dialogo commerciale tra le due nazioni. E come se non bastasse adottando questa linea il Brasile non vende nemmeno niente agli USA di Trump.
Nell’ultima dichiarazione sulle votazioni in America, Bolsonaro ha detto che aspetterà i voti definitivi delle elezioni che dovrebbero pervenire solo a dicembre, per complimentarsi con il presidente americano.
Enio Ricanelo

Mi sembra corretto attendere il responso finale dell’ente federale statunitense, incaricato per legge ad attribuire la vittoria delle elezioni statunitensi; questo verosimilmente avverrà ormai nel prossimo mese di dicembre dopo i controlli che stanno facendo in alcuni stati