E’ impossibile- da laici e liberali- sottrarsi ad un sentimento di imbarazzo di fronte alle strabilianti dichiarazioni con cui Emma Bonino ha accompagnato la partenza sua e della foltissima delegazione italiana in Cina.
Le dichiarazioni al Corriere della Sera (“Ci vuole tempo, anche in Europa nell’ 800 i bambini lavoravano in condizioni disumane»), non solo spazzano via di botto anni e anni di denunce dei radicali contro la mancanza di democrazia e il disprezzo dei diritti civili in Cina. Mettono anche a nudo la totale irrilevanza della presenza della Rosa nel Pugno nel governo Prodi.
In passato –nella cosiddetta prima repubblica- socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali- pagarono duramente l’incapacità di far capire quanto fosse essenziale e insostituibile la loro funzione di governo.
Contribuirono grandemente alla crescita del Paese, economica, civile e sociale. Ma, non sempre furono in grado di spiegare all’opinione pubblica i risultati della loro presenza e della loro iniziativa. Anche perché, spesso, furono le vittime di uno sleali gioco di sponda, ai loro danni, dei due partiti maggiori, la DC ed il PCI.
L’errore che oggi stanno compiendo gli amici della Rosa nel Pugno, soprattutto la componente radicale, è assai più grave.
Perché la loro presenza, in una compagine contraddittoria nella quale non hanno numeri da far valere, non determina alcunché. Nelle decisioni che vengono prese e più spesso rinviate, è del tutto impossibile riconoscere il loro marchio. Anzi: essere al governo li rende irriconoscibili ed è di grande impaccio alla loro iniziativa politica.
Non inganni lo spazio che, finalmente dedicano i giornali alla Rosa nel Pugno; l’errore di ritenere che esso possa tradursi in consenso elettorale è già stato compiuto varie volte dai partiti laici e socialisti.
Poi, basta che la funzione di governo ti obblighi ad andare in Cina ad allacciare rapporti commerciali trascurando diritti civili, condanne a morte, sfruttamento selvaggio del lavoro di bambini, donne e uomini, e la gente non capisce più chi sei e cosa rappresenti.
A noi spiace assistere a questa forma di autodissoluzione dell’immagine radicale. Siamo lontanissimi dal condividere l’accusa volgare che vuole tale atteggiamento dettato da amore per le poltrone. Crediamo assolutamente alla buona fede e questo ci da ancora maggiore preoccupazione perché significa che si tratta di un gravissimo errore politico. Da superare – se si vuole- con una decisione coraggiosa e rivoluzionaria nel nostro panorama politico.
La Rosa nel Pugno prenda atto che non ci sono le condizioni per una sua presenza al governo e sviluppi una propria originale e autonoma iniziativa politica. Sia il motore di un grande processo di aggregazione dell’area laica liberale e riformista. E contribuisca in maniera determinante alla nascita di un soggetto nuovo e autonomo.
Un progetto ambizioso che la rilancerebbe, permettendole di superare i contrasti attuali tra componente socialista e componente radicale.
Bonino: lo scivolone sulla Cina e l’inutilita’ di stare al governo
Basta che la funzione di governo ti obblighi ad andare in Cina ad allacciare rapporti commerciali trascurando diritti civili, condanne a morte, sfruttamento selvaggio del lavoro di bambini, donne e uomini, e la gente non capisce più chi sei e cosa rappresenti.

si legga:
http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/node/10959
nello stesso tempo condivido l’idea di spingere la Rosa nel Pugno ad essere più attivi e propositivi.
La cosa più grave mi sembra quella evocata sotto a questo articolo, nel “Pungiglione”.
Ancora più grave dell’incoerenza di Emma Bonino è che nessuno fra i suoi compagni abbia detto niente. Se anche i radicali sono normalizzati, è la fine…
Se Cincinnato pensava di dare il buon esempio,sbagliava.
Si assiste a reiterati attacchi di ipocrita smemoratezza se si profila una poltrona da “onorevole” o da “senatore”. L’ubriacatura continua se media peripatetici degnano di notorietà…e noi assistiamo alla caduta delle maschere.