On.le Sig. Ministro
quando Lei dice, scomodando Calamandrei, che la Costituzione “Più che di princìpi immediatamente vincolanti, conteneva un proposito di riforme, in ossequio a una rivoluzione che si posticipava.” dice un’ovvietà. Tale ovvietà, però, diventa grottesca quando, da Ministro dei Beni Culturali (quindi da uno che dovrebbe applicare i principi costituzionali attraverso proposte di Legge, dando così corpo reale a tali princìpi), si sostiene che la precedente affermazione “…vale anche per la Cultura….”. E, quando si afferma che la Costituzione (questa “cattivona”) non dice come applicare l’art. 9, siamo proprio nel ridicolo!
Sig. Ministro, in quale democrazia occidentale le varie costituzioni indicano il modo in cui applicare i princìpi da esse affermati? Non è forse la Costituzione (in ogni paese) una carta di valori alti e condivisi in cui una collettività si riconosce? Quelli di una carta costituzionale devono essere pochi, basilari e sintetici punti, proprio per consentire al Legislatore di poterli rendere operativi attraverso una serie di norme coerenti, proprio come, del resto, Lei stesso ricorda poco dopo! Altrimenti non si parla di una Carta Costituzionale, ma di un’altra cosa.
Credo che tutti, anche gli elettori del PDL, abbiano còlto, in quella lettura dell’art.9, il richiamo ai princìpi fondamentali della nostra Repubblica, proprio per ricordarli a chi sembra averli dimenticati, cioè al Governo a cui Lei appartiene.
Poi arriva la ciliegina…. Il “lettore” del Corriere viene informato, dal Ministro in carica, che il principale responsabile dei tagli ai Beni Culturali è il Governo Prodi il quale, nel 2008, con la Finanziaria, ha introdotto un meccanismo perverso in cui ai Beni Culturali, in termini di denaro, torna molto meno di quanto gli stessi Beni producano.
Ma, come il 2008 viene prima del 2009, il Governo Prodi viene prima di quello Berlusconi e quindi è il secondo che sarebbe tenuto a rimediare i guasti del primo, non viceversa! Le leggi che si reputano sbagliate si possono (anzi si debbono) modificare. E chi deve fare questo? Dovremmo forse richiamare al governo del Paese il “pensionato” Prodi per fargli cambiare la sua Finanziaria?…… Se un bilancio è già esiguo (quello dei Beni Culturali) e viene ulteriormente “tagliato”, la terapia successiva potrà mai essere quella di tagliare ulteriormente?! Cos’è un gioco “alla meno”?
Noi, lettori del Corriere, aspettavamo che il Ministro ci dicesse come, dopo lotte furibonde (con Berlusconi, Tremonti e gli altri colleghi di governo) per ottenere un rifinanziamento dei Beni Culturali, non avendo ottenuto quanto richiesto, avesse rassegnato le sue dimissioni.
Non, come invece è successo, che il Ministro dichiari di aver “rubato la marmellata” perché altri lo avevano già fatto prima di lui……..Se era “assurdo” tale provvedimento (come lo stesso Ministro denuncia) è inutile recriminare sul fatto che “i difensori della cultura” allora non dissero niente! Perché ai cittadini non frega niente delle diatribe fra parti politiche, ma vuole vedere tutelata la sua ricchezza, la sua storia, il suo linguaggio espressivo: in una parola la sua identità nazionale. Quindi, caro Ministro, era compito Suo tornare a gestioni più sagge! I cittadini italiani, attraverso le elezioni, l’hanno messa lì proprio per questo.
E’ vero. Il Governo Prodi non è stato né efficiente, né efficace. E, infatti, i cittadini lo hanno mandato a casa. Ma ora chi sta governando?
Per quanto riguarda poi gli ultimi passi della Sua lettera: ad assenza “imbarazzante” (condivido il giudizio di Beppe Servegnini sulla Sua mancata presenza alla prima di Walkiria) si aggiunge un’imbarazzante difesa. Avere il “merito” di aver partorito la riforma degli Enti Lirici, salvando solo La Scala, non è certo gratificante perché ha dimenticato (volutamente? il sospetto esiste) tutta una serie di guasti che, quelli sì, sono il vero male e, se volesse, glieli potrei elencare…… Lei ha gettato un bimbo che non sa nuotare direttamente nell’acqua: o impari o affoghi! Ma come? Dall’oggi al domani? Senza adeguati salvagente intorno? Non crede che sia un gesto irresponsabile?
Noi non siamo né gli USA né l’Inghilterra. Noi siamo italiani e, da noi, bisogna trovare un metodo italiano. Altrimenti possiamo andare a fare i ministri in altri paesi.
Sono senz’altro d’accordo con la Sua reprimenda contro i sedicenti “intellettuali” o gli intellettuali veri ma schierati a priori. Solo che, anche in questo caso, Lei confonde gli intellettuali con i manager o, al massimo, con i politici. Non è compito dell’intellettuale occuparsi di politica partitica, ma, eventualmente, solo di Politica. Non è compito dell’Intellettuale di indicare i rimedi: questo è proprio lo specifico mandato che i governanti e gli altri politici devono onorare.
Quindi, nella Sua argomentazione, vi sono molti omissis, molte confusioni di ruolo, molte idee preconcette (proprio quelle, anche se di diversa matrice, di cui accusa gli avversari).
Come è possibile accettarle?
Andrea Viero

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