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BONDI E BERLUSCONI PER DUE VOTI IN PIÙ HANNO SVENDUTO LA FESTA DELL’ITALIA

la Alessandro Pietracci La SVP non ha problemi. O meglio ne ha uno; che è sostanzialmente sempre quello. Si tratta di conciliare il progressivo “raschiamento del fondo del barile” del sistema di autonomia speciale, con tutti i possibili vantaggi che ne derivano, con il mantenimento di una posizione vertenziale nei confronti di Roma.

di Alessandro Pietracci | 25 Febbraio 2011

Lasciata a se stessa – e cioè alle decisioni dei diretti interessati, in Alto Adige – la quèrelle dei monumenti e delle statue avrebbe, molto probabilmente, trovato una soluzione dignitosa e complessivamente soddisfacente.
Che so, il Monumento alla vittoria “storicizzato”con qualche aggiunta esplicativa, il Duce a cavallo in qualche dignitoso ripostiglio e l’Alpino (che, vivaddio, c’era prima del fascismo ed è rimasto anche dopo) al suo posto a Brunico. Così come si sta risolvendo, in base al più elementare buonsenso, quella dei toponimi di baite, sorgenti, sentieri e così via: indicazioni che non erano “simboli nazionali” ma semplice ausilio per gli amanti della montagna; e che dovevano, quindi, essere scelti, di comune accordo, tra Cai e Alpenverein.
Ma ecco irrompere sulla scena il disastroso duo Bondi – Berlusconi.
Il primo, si dice, delicato intellettuale, ma anche forbito cortigiano; e, in questa duplice veste, talmente turbato dagli “attacchi volgari” delle opposizioni, dall’essere disposto a fare qualsiasi cosa pur di sottrarvisi. Il secondo che ha per la storia, i suoi drammi, le sue ferite, la sua complessità, una assoluta indifferenza.
In questo caso il mancato rispetto per la storia si traduce automaticamente in abbandono dello Stato, nella sua essenza più profonda di garante supremo delle regole e della convivenza civile.
Perché è accaduto semplicemente questo: ho bisogno dei tuoi due voti per salvare il mio governo e allora ti cedo la tua parte del parco dello Stelvio (rinunciando al mio ruolo di difesa dell’ambiente). E, ancora, scivolando molto più giù per la china: non avrei bisogno dei voti dei due deputati della SVP per salvarmi; però non si sa mai! Perciò Berlusconi mi autorizza a dirti che, in cambio dei tuoi voti, potrai disporre come vuoi dei monumenti di passati regimi” (rinunciando così al ruolo di indispensabile mediatore che spetta al governo centrale nel rapporto tra tedeschi e italiani d’Alto Adige).
Una promessa incauta. Ma, ciò che purtroppo più conta, devastante. Incauta, certamente: i dirigenti della SVP stanno incassando la cambiale dello Stelvio, con tutto ciò che ne deriva. Ma, francamente, non li vedo nella veste di demolitori di monumenti; magari nottetempo e assistiti dagli Schützen.
Devastante, probabilmente: nei rapporti politici tra i diversi gruppi etnici; ma soprattutto nella “coscienza di sé” della comunità italiana dell’Alto Adige.
La SVP non ha problemi. O meglio ne ha uno; che è sostanzialmente sempre quello. Si tratta di conciliare il progressivo “raschiamento del fondo del barile” del sistema di autonomia speciale, con tutti i possibili vantaggi che ne derivano, con il mantenimento di una posizione vertenziale nei confronti di Roma. In questo senso, la ricorrenza del 17 marzo è stata, per Luis Durnwalder, un’occasione preziosa e difficilmente ripetibile. Perché gli è servita per puntualizzare (magari con un eccesso inutile di sgradevolezza, cosa sorprendente questa soprattutto per un politico accorto, capace e misurato come lui) la linea argomentativa di sempre: ci avete proposto, con l’autonomia, un patto. L’abbiamo accettato. E intendiamo rispettarlo. Però non dimentichiamo mai e vi ricordiamo sempre che si tratta di una azione riparatoria e compensativa della nostra annessione del 1918 e dei torti subiti nel ventennio fascista. Ragioni per le quali ci consideriamo sempre e comunque parte separata dall’Italia e parte lesa.
I problemi, e di tipo esistenziale, nascono invece per la comunità italiana. Questa doveva e deve giocare le sue carte nella cornice altoatesina. Ma poteva e può farlo, con qualche speranza di successo, a condizione che cessi la situazione di separatezza che poi si è tradotta in una progressiva e generale marginalizzazione della componente italiana con inevitabili riflessi anche in Trentino.
E che rimanga la garanzia della “protezione di ultima istanza” da parte del governo centrale.
Allo stato, la prima ipotesi non si è ancora realizzata. Mentre oggi sembra venir meno la seconda.
A questo punto si aprono davanti a noi gli scenari più diversi. Soprattutto per la nostra comunità tentata dal rifiuto ostile e dalla subalternità, magari inconsapevole. Non spetta a me fare previsioni mi spetta invece auspicare che il buon senso e lo spirito costruttivo prevalgano.
Chiudiamo, allora, con Berlusconi. E con il modo inverecondo con cui il suo governo sta pasticciando la questione dell’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia, così come aveva fatto con quella dei monumenti.
Questo disprezzo per il passato (che di questo si tratta) si traduce in modo automatico nell’indifferenza per l’avvenire. Quello, s’intende, che non coincide con il proprio esclusivo interesse e con il proprio futuro immediato.
E’, se vogliamo, la mentalità di Luigi XV che, magari dopo l’incontro con l’ennesima giovane cortigiana nella sua residenza, vicina a Versailles, diceva “dopo di me, il diluvio”. Diluvio, naturalmente per gli altri; mentre per lui, allora (ma anche adesso) il sesso e il potere.

Alessandro Pietracci (Avanti della Domenica)

Pubblicato in : Primo piano

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