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Bombe d’acqua. Firenze (e non solo) di fronte al mondo che cambia ed è cambiato

di Vincenzo Donvito | 9 Settembre 2019

Tra uragani “lontani” e “bombe d’acqua” locali, sta di fatto che la nostra quotidianità, essenzialmente urbana, è stravolta. In questa stagione, per noi mediterranei in modo particolare, la situazione si è fatta più precaria e pericolosa. Prerogativa – quest’ultima – dovuta essenzialmente al fatto che non siamo preparati collettivamente (infrastrutture) e individualmente (abitudini).

A Firenze si può anche dare la responsabilità alla mancata pulizia delle caditoie (che sicuramente ha la sua incidenza), ma limitarsi a questo crediamo sia riduttivo. Come sarebbe riduttivo, quando cascano gli alberi, prendersela su chi li ha poco curati o chi, per principio tutto da verificare e/o per moda, fa di tutto per impedire che siano tagliati e rinnovati (vanno compresi, ché possono anche essere innocui…). Certo, queste cure dell’ambiente urbano sono importanti ed è bene che siano fatte, come è bene ricordare le carenze in materia da parte dell’amministrazione, ma non basta. Il nostro mondo, il nostro ambiente è cambiato in modo profondo, ma altrettanta profondità non rileviamo da parte di chi dovrebbe far sì che i nostri ambienti urbani siano funzionali alle nostre esigenze… così come altrettanta profondità non utilizziamo – individualmente – per i nostri comportamenti urbani.

Le città sono concepite, costruite, mantenute e rinnovate in modo che siano funzionali nel nostro rapporto con l’ambiente. É questo il motivo per cui le città non hanno senso senza reti idriche, energetiche, telematiche, viarie, etc. Ce l’hanno insegnato i Romani e la loro eredità ha fatto il giro del mondo. Ma sembra, A.D. 2019, che l’ambiente su cui si sono basate le città è cambiato e si stia modificando in modo veloce grazie alle incurie e superficialità che i “padroni umani” perseguono quotidianamente. A livello teorico sono in diversi a riconoscerlo, ma a livello pratico, tra ideologie e politiche e risentimenti, si ha l’impressione che siamo fermi fino a quando, e quando reagiscono accade in modo spesso limitato, ci viene sbattuta in faccia una realtà disastrosa: e questo vale per le strade urbane di Firenze e di qualunque altra città che in occasione delle “bombe d’acqua” diventano torrenti e fiumi in piena senza “ponti” e “argini” per
consentirne la gestione, così come il fuoco della foresta dell’Amazzonia, della zona congolese dell’Africa o delle zone della Siberia, con il corollario di incendi e allagamenti apparentemente marginali, ma che se prendiamo un qualunque bollettino dei vigili del fuoco di una qualunque città o Paese, ci fa venire i brividi.
Le nostre abitudini, di conseguenza, sono armonizzate al nostro assetto urbano. Quanto quest’ultimo si deteriora o crolla, noi siamo vittime. Per alcune cose cominciamo a capirlo.

Per esempio: una volta avere l’aria condizionata (ufficio e soprattutto casa) era considerata roba da ricchi viziosi e insofferenti visto il clima mediamente temperato (anche nelle stagioni più calde) in cui vivevamo e il brevissimo uso stagionale che si sarebbe dovuto fare di questi apparecchi; oggi questo clima temperato è sempre meno tale, in modo particolare nei contesti più vetusti (per età umana e strutturale), e non avere l’aria condizionata (o meglio: impianti di condizionamento che svolgono la doppia funzione di caldo e freddo in base alle nostre scelte) è diventa una scelta masochistica, di auto-tortura; le leggi in merito favoriscono queste scelte (agevolazioni fiscali per tutte le forme di condizionamento), ma culturalmente e strutturalmente siamo ancora lontani da un fabbisogno soddisfacente.

Da questo esempio si può dedurre quello che dovrebbe essere il nostro approccio alle mutate condizioni: foss’anche rifare tutte le caditoie che ad oggi, tra scarsa pulizia e funzionalità di per sé, sono insufficienti alla bisogna; foss’anche la nostra scelta individuale di mezzi di locomozione che non creino problemi alla più precaria mobilità e urbanità dei nostri centri; foss’anche le nostre abitudini di non concentrarsi in orari canonici per i nostri acquisti (orari dei negozi liberi, ovviamente), avendo la possibilità di farli senza il mezzo privato di trasporto; foss’anche l’arredo e la manutenzione delle nostre case e dei nostri uffici in modo funzionale ad un ambiente più ostile (non diciamo di attrezzarci, per esempio, come in Canada per freddo, caldo, nostri comportamenti e nostre dimore… ma l’esempio rende il concetto). Tutto questo, e altro, in un contesto in cui la nostra città ci consente di farlo perché essa è altrettanto per noi quando usciamo
di casa o dall’ufficio.

Noi non siamo urbanisti, edili e amministratori. Siamo “solo” cittadini che consumano e usano i servizi. Per questo evidenziamo una tendenza in atto e ci rivolgiamo a chi abbiamo politicamente scelto e a chi possiamo professionalmente scegliere. Spetterebbe a loro dare risposte e possibilità a queste nostre esigenze di non dover vivere in un disagio crescente.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, firenze, merito, mondo, stia

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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