
Ci mancava l’Articolo 11 della Costituzione a impedirci una partecipazione a petto nudo alla nuova, fulminea organizzazione che l’instancabile Donald Trump ha messo in piedi in quattro e quattr’otto per ricostruire Gaza e assicurare un futuro radioso a quella povera gente. Ben trenta Paesi parteciperanno all’iniziativa, comprese nazioni che francamente non sono ricchissime e alcune con un tasso democratico discutibile; e noi, che potremmo garantire ogni ben di Dio – dalla diplomazia alla moka – siamo costretti a fare un passo indietro. O meglio: partecipiamo, ma senza partecipare davvero, avendo scelto la più sofisticata delle posture internazionali, quella dell’osservatore. Ascoltiamo, annuiamo, prendiamo appunti. Parlare, però, no. Anche stavolta, come già accaduto per il referendum sulla giustizia, in Parlamento sono volate scintille tra governo e opposizione con scambi di cortesie degni di un molo portuale. Per noi cittadini districarsi è impresa ardua: resta solo l’atto di fede e l’abbraccio incondizionato alla squadra per cui facciamo il tifo. Poi se ne discute al bar dove il dibattito si trasforma in un minestrone geopolitico: prevale sempre chi alza di più la voce, armato di esempi improbabili e paralleli arditi. La nostra posizione – andare senza andare – contribuisce a ingarbugliare ulteriormente il quadro lasciando al più loquace dei presenti quelle spiegazioni che in Parlamento nessuno è riuscito a fornire. “Ma ci va anche l’autista della signora Ursula von der Leyen”, azzarda qualcuno, a dimostrazione che pure l’Europa, in qualche forma, sarà della partita. Il nostro ministro degli Esteri lo spiega con tale fluidità che quasi ti viene voglia di prenotare un volo low cost per partecipare simbolicamente all’evento storico: la nascita di una nuova Organizzazione delle Nazioni Unite con Trump segretario a vita al posto di António Guterres, il quale – bontà sua – per il momento potrebbe fungere anche da tesoriere, costruttore, fabbro e falegname. E gli altri? Porteranno i soldi, i mattoni, l’incudine e il legname.
Peccato davvero che l’Italia vada, ma anche non vada. Perché c’è l’Articolo 11: un limite invalicabile che ci impedisce persino di esportare la macchinetta del caffè. E si sa, senza quella, nessuna ricostruzione può dirsi davvero completa.
Angelo Santoro

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