Si chiude l’era di Gustavo Raffi. Il Grande Oriente d’Italia ha scelto il suo nuovo governo nazionale.

Il mondo cambia. I grandi cronisti lo raccontano battendo i tasti duri delle Hermes americane. I giornali arrivano ovunque. Arrivano anche tra i banchi della scuola di Arbia Scalo, un angolo di Toscana tra le colline del Chianti e la piazza del Palio.
In uno di quei banchi è seduto Stefano Bisi, un alunno in bermuda e grembiulino. Anche lui ha la sua storia da raccontare, deve farlo per il giornalino di classe che ha i disegni al posto delle foto.
Luigi Meroni, centrocampista del Torino, è morto a 24 anni investito da un’auto. Anche quella è una storia del ’67.
Quel giorno l’alunno in bermuda compie 10 anni, si ritrova un foglio bianco davanti e un fiume di idee che sgomitano nella testa. Non è lì per caso. E’ davanti al suo destino. Perché se scrivere è un’emozione che parte dal cuore allora il giornalismo scorre nelle vene. E lui lo sente.
La sua carriera inizia lì. Su quel banco di legno di Arbia, piccola frazione di Asciano. Il cronista di provincia inizia a battere il sentiero dei sacrifici, tra fallimenti e successi. Si convince che il giornalismo non è solo un lavoro. O meglio, non lo è per nulla. Il giornalismo è passione, missione, ricerca della verità. Sempre, anche quando si diventa vicedirettore del gruppo Corriere.
Ogni volta che si volta indietro, quel ragazzino diventato adulto incrocia lo stesso sguardo severo della maestra Serchi, si ricorda di quel foglio bianco da riempire. E ogni volta capisce di aver fatto le scelte giuste.
Aveva previsto tutto, Stefano Bisi. Forse persino l’ingresso nella cattedrale degli illuminati. Perché, come diceva Eleanor Roosevelt: «il futuro appartiene a chi crede alla bellezza dei propri sogni». Una frase che ha stampato sulle venti pagine che racchiudono il programma da Maestro scritto per convincere i «fratelli» a sostenere il suo progetto alla guida del Grande Oriente d’Italia, l’ordine massonico più imponente d’Italia. Domenica scorsa, quel cronista partito dalla provincia, c’è riuscito. Ha rastrellato oltre 5mila preferenze nelle logge lungo tutto lo Stivale, è diventato il leader del governo della massoneria italiana. Il faro del Goi dove il premier si chiama Gran Maestro.
Bisi si insedierà ad aprile, durante la riunione della Gran Loggia a Rimini, prenderà il posto di Gustavo Raffi, il maestro della primavera, l’uomo che ha portato la massoneria fuori dalla catacombe con i suoi 15 anni di gestione nel segno della trasparenza e del dialogo per cancellare gli anni bui della «P2».
Da quel momento Stefano Bisi sarà il venerabile tra i venerabili, il vertice del governo massonico, l’uomo che dovrà concretizzare un programma basato su tre pilastri: «presenza», «laicità» e «tradizione». Davanti a lui cinque anni di sfide che, dice, servono «per raggiungere quella luce che è il fine della massoneria, con purezza di cuore, impegno nella ricerca, spirito di tolleranza, senso di fratellanza».
Eccola l’idea massonica del cronista diventato Maestro: «stare in trincea per affrontare i grandi temi etici e sociali, con la forza di libertà del pensiero, la passione civile, la riflessione profonda». Un’opera in continuità con gli ideali indicati da Gustavo Raffi che, così come ricorda il suo successore, «ha abbattuto i muri della diffidenza, concedendo alla massoneria quell’etichetta di agenzia etica che pensa e lotta in nome dell’uomo».
In quelle venti pagine di programma c’è una premessa che illumina il sentiero tracciato da Bisi e che si apre davanti alle logge del Goi. «Chi accetta questo progetto abbraccia l’ideale di una massoneria viva, operante e propositiva. Pronta ad esserlo pubblicamente, in modo autentico, a viso aperto, senza timore di nessuno».
Come sa fare un cronista di provincia abituato a masticare polvere e sacrificio. Come sa fare un uomo che ha dedicato la sua vita a raccontare la vita con la forza della passione e della libertà. Senza ipocrisia.
Una visione pragmatica e idealista al tempo stesso, la stessa che anima un ragazzino di dieci anni davanti a un foglio bianco da riempire. «Perché essere massoni oggi”, dice Bisi, «vuol dire avere fiducia nel futuro, nell’utopia dei sogni possibili, nel segno di chi ha indicato la stella polare, nel rispetto di chi quella strada dovrà ancora percorrerla in futuro, senza mai dimenticare gli antichi doveri».
Una visione che gli ha portato oltre 5mila preferenze, il 46% dei voti, la maggioranza di un elettorato che ha dimostrato la vitalità del Goi, il senso compiuto di parole imponenti come «Fratellanza», «Libertà», «Eguaglianza».
Dicono che Bisi abbia vinto perché ha saputo parlare al cuore, perché ha toccato le corde giuste, perché ha predicato «l’offensiva della trasparenza», «la crescita», «la comunicazione», «l’orgoglio», «la cultura». Perché in fondo c’è bisogno di un faro nel buio della crisi etica e morale che mina la società. Perché tutti hanno bisogno di un foglio bianco da riempire, per continuare a raccontare la storia con l’inchiostro della solidarietà e della libertà.

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