Bilanci dei comuni….forse ci siamo e intanto si naviga a vista per dodicesimi di spesa
Resta ancora irrisolto il fondo della consistenza del fondo perequativo per compensare i Comuni dei minori introiti derivanti dal passaggio dall’Imu alla Tasi, che i sindaci vorrebbero fosse di 625 milioni di euro.
Fumata semi bianca per l’approvazione dei bilanci di previsione degli 8500 comuni italiani. Si sta lentamente dipanando l’imbrogliata matassa del documento di programmazione finanziaria degli enti locali la cui discussione per quanto riguarda le cifre da inserire nei capitoli di spesa per quanto riguarda i trasferimenti dello Stato è sui tavoli del Governo ormai da troppi mesi. Tanti, troppi come si diceva se si considera che il Testo Unico dei Comuni (TUC) la legge che disciplina e regolamenta l’attività amministrativa dei municipi fissa il termine per l’approvazione dei bilanci di previsioni alla data del 30 novembre dell’anno prima e per i rendiconti di gestione dell’esercizio finanziario passato il 30 giugno. Quest’anno come abbiamo scritto le scorse settimane il Governo ha fissato per il 31 luglio la data ultima dell’approvazione dei bilanci, pena lo scioglimento del consiglio comunale e il commissariamento del comune, mentre il conto consuntivo invariatamente deve essere approvato entro il 30 giugno. Un paradosso mai visto prima. Ora si appriva prima il conto consuntivo 2014 e poi dopo un mese i comuni possono approvare il bilancio di previsione 2015 a sette mese dall’inizio dell’anno solare e dopo aver gestito il comune in esercizio provvisorio per dodicisemi di spesa. In pratica si autorizzava la spesa mese per mese in una sorta di “navigazione a vista”. Ma ora ad annunciare l’imminente fumata bianca è il presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani. ”E’ stato un incontro molto utile e molto positivo, molte delle questioni che nelle scorse settimane erano state oggetto di confronto ed approfondimento, questa mattina hanno trovato una soluzione positiva, accogliendo proposte e richieste formulate dall’Anci e che saranno contenute nel decreto enti locali che il governo si è impegnato a presentare al primo Consiglio dei ministri utile”. Lo ha spiegato il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, riferendo alla stampa gli esiti del nuovo round nella trattativa tra sindaci e governo sul decreto Enti locali, svoltosi a Palazzo Chigi. Dall’altra parte del tavolo per l’esecutivo erano presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio De Vincenti ed i sottosegretari all’Economia Baretta, agli Affari regionali Bressa, ed alla Pa Rughetti.
Il presidente Anci ha elencato le misure discusse nell’incontro, la cui attuazione va “nella direzione di rendere più flessibile l’utilizzo delle risorse finanziarie” di cui godono i Comuni: “dall’utilizzo per la spesa corrente dei proventi della rinegoziazione dei mutui con la Cassa depositi e prestiti, all’esclusione delle sanzioni per le Città metropolitane che hanno ereditato sfondamenti del patto di stabilità da parte degli enti precedenti, fino alle norme che allentano i vincoli sulla gestione del personale”.
Quanto al tema del personale delle Città metropolitane, Fassino ha specificato che “c’è l’impegno del governo a coprire le spese di quel personale che avrebbe già dovuto essere mobilitato verso amministrazioni statali e regionali e che, invece, continua ad essere a carico di Città metropolitane ed enti di secondo grado”.
In ogni caso il presidente Anci ci ha tenuto a precisare che “pur in un quadro che continua ad essere oneroso e non semplice per lo sforzo richiesto ai Comuni, sono tutte misure che vanno nella direzione di agevolare la gestione quotidiana della vita delle amministrazioni”.
“Lavoreremo ancora in queste ore per affinare una serie di dettagli tecnici alle intese che abbiamo realizzato”, ha aggiunto Fassino, sottolineando come “su molti punti ci sono soluzioni positive che certamente consentono ai Comuni di redigere i bilanci entro il 30 luglio in una condizione di maggiore certezza finanziaria”. Resta ancora irrisolto infine il fondo della consistenza del fondo perequativo per compensare i Comuni dei minori introiti derivanti dal passaggio dall’Imu alla Tasi, che i sindaci vorrebbero fosse di 625 milioni di euro. “Il governo ribadisce la giustezza della richiesta ma sul quantum del fondo – ha spiegato Fassino – si è riservato di fare altri approfondimenti anche in relazione al nuovo scenario che si e’ determinato dopo la sentenza della Consulta sulle pensioni.

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