
Bianca Cappello è stata una delle figure più affascinanti e più controverse del Rinascimento. Fanciulla di rara bellezza, apparteneva a una delle più nobili famiglie di Venezia che non tollerò la sua storia d’amore con il fiorentino Piero Buonaventuri, Allora, la quindicenne Bianca fuggì con lui a Firenze dove i due si sposarono.
Ma qualche tempo dopo, sentendosi trascurata dal marito, ebbe una relazione con Francesco de’Medici, il figlio maggiore del Granduca Cosimo. che divenne duratura e di pubblico dominio.
Quando Francesco, divenne Granduca, i due amanti che erano rimasti entrambi vedovi , decisero di sposarsi (1578). Solennemente incoronata Granduchessa di Toscana, Bianca fu oggetto di ammirazione in tutta Italia. Il Senato della Serenissima la proclamò diletta figlia della Repubblica che equivaleva a un titolo nobiliare molto elevato.
Non fu una sovrana meramente rappresentativa ma promosse la cultura e le arti. Aveva una corrispondenza con il Papa e con diversi sovrani con la quale curava anche questioni diplomatiche oltre che tematiche culturali.
Eppure, quando, nove anni dopo, morì misteriosamente nella vitta di Poggio a Caiano, a poche dalla morte del marito, il nuovo Granduca Ferdinando cancellò ogni traccia della sua presenza. Una damnatio memoriae che si è perpetuata nel corso dei secoli e che adesso un rilevante lavoro di Paola Irene Galli Mastrodonato autrice di Bianca Cappello. Dalla damnatio memoriae alla verità, (Linea Edizioni, 2020) s’incarica di rimuovere per ristabilire la verità su questa grande figura della Firenze rinascimentale.
Paola Irene Galli docente dell’Università della Tuscia, ci ha spiegato di aver “incontrato” Bianca per la prima volta quando, durante le mie ricerche di comparatista e di specialista del romanzo pubblicato durante il periodo della Rivoluzione francese, aveva constatato che la sua storia – nelle versioni in inglese, francese, tedesco e italiano – riscontrava un grande successo presso il pubblico ‘illuminato’ dei lettori del Settecento, da qui i suoi primi due libri.
In questo, per ridare finalmente a Bianca Cappello la sua vera identità e il suo vero volto, l’autrice spiega le ragioni per le quali, dopo alcuni tentativi di riabilitazione, la denigrazione si è invece riacutizzata, specie nel XIX secolo. E non si limita ad esaminare le opere degli storici e dei biografi perché si sofferma anche sui romanzi che hanno avuto Bianca Cappello come protagonista. Da qui una sorta di secolare diatriba tra chi sosteneva che fosse un’avventuriera intrigante e chi invece la descrive come donna illustre e anticonformista, in anticipo sui tempi. Ne abbiamo parlato con la Prof.Galli rivolgendole alcune domande.
Quando inizia la denigrazione di Bianca Cappello ?
Quando diviene la terza granduchessa di Toscana sposando in seconde nozze Francesco I de’ Medici, ed è opera del fratello cardinale Ferdinando de’ Medici, che fra l’altro è l’unico assente alle nozze celebrate con grande risalto il 12 ottobre 1579 .
Eppure come sovrana incarnò un nuovo ideale di patrocinio femminile delle arti, lodata nei sonetti che Tasso le dedica e nei madrigali che grandi musicisti come Vincenzo Galilei, Striggio, Merulo, Marenzio compongono per lei, e poi accorta diplomatica nei suoi rapporti con la corte dei Gonzaga, con la natia Venezia, con Filippo II di Spagna, e con papa Sisto V che la sosteneva e ammirava . La sua vicenda purtroppo dimostra come la Storia fatta dalle donne sia spesso vittima di pregiudizi e occultamenti che ne stravolgono le caratteristiche essenziali.
Ma perché la damnatio memoriae si è perpetuata fino ai nostri giorni ?
La costante ostilità di Ferdinando verso la coppia granducale culmina nel momento della loro improvvisa morte e nella scomparsa dei resti di Bianca, evento eponimo della sua ‘sfortuna’ successiva. Oltre al corpo di questa donna bella e intelligente viene fatta sparire anche la sua memoria, attraverso la distruzione sistematica dei suoi ritratti (v cap 3) e delle sue testimonianze di vita (emblemi, effigi pubbliche, ecc), e la diffusione di documenti costruiti ad arte che ne dovrebbero attestare la perfidia e soprattutto l’inganno con il quale avrebbe ‘spacciato’ per figlio di Francesco un bambino surrogato, un punto cruciale, questo, nel piano accuratamente preparato da Ferdinando per la presa del potere sul trono di Toscana.
Un mistero anche attorno alla improvvisa morte dei due granduchi
Nel capitolo 4 riscrivo, come in un giallo, e quasi minuto per minuto, il rapido susseguirsi dei fatti durante la tragica notte fra il 19 e 20 ottobre 1587: la scena del delitto – Poggio a Caiano – i soggetti coinvolti – Bianca, Francesco, Don Antonio, Ferdinando, i medici che eseguirono l’autopsia dei due corpi, il maggiordomo di Ferdinando, Usimbardi, un importante testimone – ed infine l’arma del delitto. Lascio al lettore il piacere e il raccapriccio di interrogarsi su uno dei grandi misteri della Storia italiana!
Anche Francesco è stato ingiustamente denigrato… considerato un governante inetto…
Anche la memoria di Francesco subisce un repentino ridimensionamento dopo la sua morte. Viene sepolto nelle Cappelle medicee ma Ferdinando smantella sistematicamente tutte le opere magnifiche realizzate dal Principe più colto del Rinascimento (lo Studiolo, Pratolino, la creazione degli Uffizi ecc). Nel libro descrivo come Ferdinando si sia attribuito anche la paternità di varie iniziative di governo prese invece da Francesco.
Ma è soprattutto il suo legame con Bianca a determinarne la denigrazione, e il fatto che avesse intrattenuto con lei apertamente una relazione adulterina mentre era ancora sposato con Giovanna d’Austria, al contrario degli altri sovrani che nascondevano le proprie concubine e amanti.
Inoltre, Ferdinando cerca di neutralizzare anche con atti risultati falsi, il ruolo del figlio undicenne di Bianca e Francesco, Don Antonio, che risultava essere l’erede legittimato con atto notarile.
Gabriele Parenti

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