La vogliamo dire tutta, anche a costo di offendere l’amor proprio di leaders maximi, luoogotenenti e colonnelli (come si dice nelle cronache politiche dei giornali con immagini chissà perché prese a prestito dal gergo militare), esordienti già certi, complice la legge elettorale, dell’esito trionfale della loro corsa elettorale?
Ebbene, si: di tutto quello che hanno detto in campagna elettorale migliaia di candidati, a cominciare da Berlusconi e Veltroni, non ci resta in mente niente; se non che il duello in TV forse si doveva fare, ma forse anche no; le elezioni hanno corso il rischio di essere rinviate e se si tengono lo si deve alla magnanimità del signor Pizza; che le schede elettorali si prestano a non essere ben capite da quei beoti ignoranti degli elettori, ma che sono fatte a norma di legge.
Ecco, una ventina di partiti, migliaia di candidati, decine di migliaia di riunioni ed incontri, altrettanti dibattiti televisivi, e non resta in mente a nessuno una proposta che sia una: solo le quisquiglie di cui sopra, sulle quali siamo stati intrattenuti dagli aspiranti presidenti e dalle loro casse di risonanza come se ci stessero spiegando l’equilibrio dei massimi sistemi.
Mentre su questi eccitanti temi si stanno consumando gli ultimi giorni di campagna elettorale, le cronache, nazionali e internazionali, si diffondono sulle vicende della presunta difformità del Brunello di Montalcino rispetto ai disciplinari: insomma, presunta adulterazione.
C’entra tutto ciò con la campagna elettorale? Forse no, ma c’entra, e molto, con le sorti del nostro Paese. Che saranno influenzate molto di più dall’esito degli accertamenti sul Re dei nostri vini che dai risultati delle elezioni.
Vi pare poco come segnale del distacco mai raggiunto prima dalla classe politica con il Paese reale?
E non vi pare il caso di aiutare coloro che occupano la scena ininterrottamente da quindici anni a sgombrare il campo, visto che a farlo da soli incontrano qualche difficoltà?
P.

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