Che fine ha fatto il riconteggio dei voti? Dopo le elezioni, anche con ragione visto lo scarto dello 0,6 per mille e il milione e trecentomila voti annullati, Berlusconi aveva dato fuoco alle polveri puntando tutto sul controllo dei suffragi. Le parole del Cav. lasciavano presumere che entro pochi mesi, il tempo appunto della riconta, il governo Prodi sarebbe andato a casa. Il Berlusca aveva fatto anche un’apertura di tipo politico. In queste condizioni – aveva detto – cioè con una maggioranza, qualunque essa sia, molto risicata, l’unica cosa utile al Paese è un governo di larghe intese. A queste prime esternazioni è poi seguito un lungo silenzio. Il Cav. sembrava quasi sparito dalla scena politica. Ora alla vigilia del Ferragosto una nuova esternazione. Questa volta però tutta politica. Silenzio assoluto sul nuovo conteggio (è cominciato? Che risultati sta dando?) e silenzio anche sulle larghe intese, giudicate comunque utili ma non attuabili. La proposta è quella del “governo tecnico”, una via di mezzo sulla strada della grande coalizione. Viste le difficoltà della maggioranza, questo il ragionamento del Cavaliere, considerato il delicato passaggio della Finanziaria e vista la necessità di assicurare un governo al Paese, l’unica cosa da fare è eleggere appunto un nuovo governo a caratura tutta tecnica con un orizzonte limitato nel tempo, ad esempio due anni, e il compito di fare alcune cose concordate e fra queste una nuova legge elettorale in grado di assicurare stabilità al nuovo esecutivo. Lasciamo stare la coerenza, il coinvolgimento nella proposta degli alleati e l’abbandono definitivo della teoria della “spallata” che avrebbe dovuto essere la conseguenza del nuovo conteggio, che comunque sarà fatto. Sul piano politico la proposta potrebbe essere anche interessante. Non sarà comunque facile mettersi d’accordo su politica economica, politica estera e ovviamente anche legge elettorale. C’è poi la difficoltà tutta politica del riconoscimento da parte del centro sinistra del fallimento della propria maggioranza. L’ala sinistra della coalizione farà di tutto per non far decollare un simile progetto. Prima per non fare naufragare l’Unione, poi per non favorire la nascita del Partito Democratico che avrebbe maggiori probabilità di nascere e crescere al di fuori della maggioranza attuale. Il PD segnerebbe infatti la fine di ogni possibilità per la sinistra critica di influenzare le scelte del governo o anche di parteciparvi. Ed è questa la ragione per cui ad insistere sulla non autosufficienza della maggioranza di governo sono gli uomini della Margherita i più interessati di tutti, in questa fase, ad una nuova formazione che avrebbe i connotati di una forza politica moderata. Avverso al governo tecnico, ovviamente, Prodi che sarebbe la prima vittima dell’operazione. Per questo il Prof. con determinazione tutta senile continua ad insistere sul fatto che il suo governo durerà per tutta la legislatura. Il guaio è che, per il gioco dei veti incrociati, potrebbe anche avere ragione. Se l’esecutivo riuscirà a passare indenne dagli scogli della Finanziaria i giochi per Prodi saranno fatti e per il centro destra si aprirà una fase nella quale dovranno essere inventate nuove strategie e messi in pista nuovi uomini.
Berlusconi propone un governo tecnico. Accantonata la spallata e il riconteggio dei voti, il Cav. Punta a far saltare la maggioranza. Ma ha solo pochi mesi di tempo.
Si gioca entro la fine dell’anno la partita per tenere in piedi il governo Prodi. Se l’esecutivo passa la Finanziaria nessun pericolo per la maggioranza. Tutta da riscrivere invece la strategia del centro destra

“Se l’esecutivo riuscirà a passare indenne dagli scogli della Finanziaria i giochi per Prodi saranno fatti e per il centro destra si aprirà una fase nella quale dovranno essere inventate nuove strategie e messi in pista nuovi uomini.” Infatti : forse lo stesso Berlusconi ( ma non è detto) si sta accorgendo di non aver alleati troppo affidabili ,e soprattutto di ritrovarsi con dei luogotenenti dalla fedeltà non troppo cristallina o disinteressata ,specie a livello locale. E quindi vede vacillare la sua conduzione “aziendale” del partito , e della sua linea politica. Prodi “ galleggia “ sulle difficoltà ed inadeguatezza degli altri ,nonché sulle regole di un sistema politico di tipo “ affaristico” che il vento di tangentopoli non ha minimamente scalfito . Ed io penso che una simile impasse possa essere apprezzata solo quale foriera di uno sconvolgimento e rinnovamento del sistema. Altrimenti il vincitore sarà solo la nuova faccia di un vecchio “ grande fratello”, con buona pace di tutti.