Da vero comunista cresciuto alla scuola quadri togliattiani, una sorta di Madrassa rossa dove uno dei primi dogmi da apprendere era l’odio verso i socialdemocratici e i riformisti, fu un fiero avversario del Psi e dei socialisti.

Quello che non torna è che ci siano in giro socialisti, che potremmo definire arditamente “neocarristi”, che oggi si abbandonano ad una celebrazione agiografica con una passione che, sinceramente, appare eccessiva oltre che immotivata.
E, per favore, non si tiri fuori a sostegno di questa inappropriata celebrazione quanto disse e fece in quei giorni Sandro Pertini poiché, al contrario di ciò che molti si ostinano a sostenere, si trattò unicamente di parole e gesti dettati dall’umana pietà verso una personalità deceduta improvvisamente e in circostanze drammatiche.
Enrico Berlinguer in vita, da vero comunista cresciuto alla scuola quadri togliattiani, una sorta di Madrassa rossa dove uno dei primi dogmi da apprendere era l’odio verso i socialdemocratici e i riformisti, fu un fiero avversario del Psi e dei socialisti, non perché Craxi non gli stesse simpatico, ma perché, dovendo guidare un mastodonte come il Pci che necessitava di un’identità nuova, di sinistra ma non socialista, li considerava un formidabile ostacolo politico all’attuazione del suo disegno strategico nazionale ed europeo. Cosa che, in effetti, i socialisti furono.
Nel corso della sua gestione promosse ogni sorta di formule politiche, dal compromesso storico, all’alternativa democratica all’eurocomunismo, avendo sempre chiaro che, se mai tali proposizioni avessero avuto piena applicazione, i socialisti o avrebbero dovuto essere del tutto complementari o, meglio ancora, non avrebbero neppure dovuto esserne parte.
I cascami di quelle dottrine, che peraltro non riuscirono ad essere attuate, da un lato permeano ancora i suoi figli e nipoti politici (non solo ex Pci, basta ascoltare una come Rosy Bindi), dall’altro ci forniscono la spiegazione vera, non quella che continua a propinarci Eugenio Scalfari, del perché nel nostro Paese stenti a farsi strada un cultura politica socialista a tutto tondo, così come avviene da decenni in tutti i paesi europei.
Enrico Berlinguer, fu, infine, un grande comunista che praticò come pochi la celeberrima doppiezza togliattiana, da un lato predicando la crociata sulla “questione morale”, anche mediante l’ostentazione di un profilo austero e di uno stile di vita quasi monastico, dall’altra accettando senza batter ciglio i fiumi di denaro che affluivano nelle casse del Pci e all’arcipelago delle società ad esso collegate, da Mosca via Berlino est, le capitali di due nazioni, oggi cancellate dalle carte geopolitiche, sopra i cui territori erano sistemate le rampe con i missili puntati contro le nostre città.
È lecito dunque attendersi che il giudizio storico su Enrico Berlinguer, almeno da chi iscritto al Pci non è mai stato, non prescinda da codesti dati di fatto.
Le celebrazioni agiografiche, essendo egli stato uomo di parte, è giusto lasciarle a chi è stato suo compagno di strada e ha condiviso le sue idee.
In quel quadro di famiglia i socialisti non ci stavano allora e non si vede perché dovrebbero starci oggi.

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