
L’attacco militare che ha sconvolto Beirut nelle ultime ore ha innescato un terremoto geopolitico immediato, frantumando i già fragili equilibri diplomatici internazionali. Le reazioni dei leader globali non lasciano spazio a interpretazioni: la tensione è al punto di rottura.
Donald Trump è intervenuto duramente sulla vicenda. Ha liquidato l’operazione militare con parole che non ammettono repliche. “L’attacco a Beirut non avrebbe mai dovuto verificarsi”, ha dichiarato il tycoon. Una presa di posizione netta che suona come una pesante bocciatura della gestione strategica dell’alleato sul campo.
La risposta di Teheran è stata immediata e priva di diplomazia. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha puntato direttamente il dito contro la Casa Bianca. “Gli Stati Uniti non rispettano gli impegni presi”, ha tuonato il leader della Repubblica Islamica. Per l’Iran, l’azione bellica rappresenta l’ennesima dimostrazione dell’inaffidabilità cronica di Washington nello scacchiere mediorientale.
Le dichiarazioni incrociate certificano il fallimento dei canali diplomatici tradizionali. Con un Libano nuovamente sotto le bombe e le superpotenze arroccate su posizioni inconciliabili, la crisis viaggia ormai verso un’escalation imprevedibile. I patti internazionali sono carta straccia e la stabilità globale è seriamente compromessa.
Ci culliamo nell’illusione dei trattati, firmiamo scartoffie nei salotti occidentali mentre il fango si tinge di rosso. Ma la Storia non si ferma con i veti o con le buone intenzioni: cammina sopra i cadaveri.
Le parole di Trump e le minacce di Teheran sono la solita recita di un copione già scritto. Da una parte un’America che si stupisce del fuoco che lei stessa ha contribuito ad alimentare, dall’altra il fanatismo ideologico che usa i patti traditi come scusa per colpire ancora. Nessuno è innocente in questo gioco al massacro.
Mentre discutiamo di diplomazia, Beirut brucia e l’Occidente continua a guardare dall’altra parte, convinto che la barbarie sia un problema altrui. Non abbiamo ancora capito che quel fumo, prima o poi, arriverà a soffocare anche noi. La resa è già cominciata.
Giuseppe Basilico

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