
(fonte European Parliament)
E così, come ampiamente atteso, la Bce ha alzato i tassi di riferimento dello 0.25%, portandoli al 3.75%, il livello più alto dal mese di Luglio 2008. Si tratta del settimo aumento consecutivo, nel tentativo di combattere una inflazione ancora sostenuta. Nello statement si legge che la banca centrale ha annunciato l’intenzione di interrompere i reinvestimenti di liquidità delle obbligazioni in scadenza acquistate nell’ambito dell’APP (Asset purchase program) a partire dal prossimo mese di luglio. L’inflazione intanto, resta al 7% nel dato generale, mentre il dato core è al 5.6%. In conferenza stampa Christine Lagarde ha dichiarato che le pressioni sui prezzi rimangono forti per cui la banca centrale rimane impegnata in eventuali futuri rialzi per riportare l’inflazione nell’alveo del 2%. Il tutto, anche se le prospettive di crescita stanno peggiorando e anche se si intravedono divergenze nei vari settori dell’economia. La domanda interna e i consumi, ha detto il Presidente, restano deboli, mentre le pressioni sui salari sono aumentate. I rischi per l’inflazione sono ancora al rialzo ed è chiaro, ha ribadito Miss Lagarde che la Bce non si fermerà. L’approccio della Bce si discosta quindi da quello della Fed, leggermente più accomodante, ma rispetto al consensus, dobbiamo dire che la maggior parte degli analisti forse, si aspettava un approccio maggiormente rialzista e orientato ad una politica monetaria maggiormente restrittiva. Ma pare logico che la Bce tenga anche conto delle aspettative di ripresa economica, e soprattutto delle problematiche legate al ripristino del patto di stabilità.
REAZIONE DEL MERCATO.
Sulle valute la reazione del mercato è stata l’opposta a quella che ci si poteva attendere con una Bce tutto sommato ancora sufficientemente falco sui tassi, e price action che hanno evidenziato un calo, anche se ridotto dell’EurUsd, mentre i cross dell’Euro sono scesi maggiormente, come EurAud, EurNzd, EurJpy. La ragione è da ricercare nell’estrema debolezza di un dollaro in calo contro le principali valute, eccetto l’Euro, a cominciare da un super Jpy che ha spinto il UsdJpy sotto 134.00. Pensate che neanche in tre sedute è sceso da 138.00 a 133.60. Il che evidenzia una tensione e un risk off legato ai timori di recessione negli Usa, specie dopo le voci che erano circolate nel pomeriggio, poi smentite, di altre banche regionali in difficoltà, come Western Alliance, crollata del 40%. La banca ha categoricamente smentito ma resta la tensione. EurUsd fermo a 1.1030, un equilibrio che però evidenzia come le due valute siano le più deboli sul mercato, mentre il cable attacca quota 1.2600, e Aud e Nzd spingono il dollaro sui minimi di periodo. E così, come avevamo ricordato nelle ultime settimane, i livelli di 1.8000 di EurNzd e di 1.6800 di EurAud avevano rappresentato delle buone occasioni per andare short moneta unica, che ha perso circa 500 punti in 4 5 sedute. E non sembra finita qui. Stesso discorso per i cross dello Jpy anche se in misura leggermente minore, eccezion fatta per EurJpy che ha perso 470 punti in tre sedute da 151.80 a 147.10.
AZIONARIO.
Sorprende l’azionario, con i listini Usa che, nonostante la tensione dei bancari, tutto sommato reggono rispetto al risk off che si respira sui cambi. Wall Street perde ma poco e tiene tutto sommato i supporti chiave. E non dimentichiamo che oggi è il giorno dei payrolls, attesi in calo, ma dopo i dati sull’adp (decisamente superiori alle attese), è difficile fare previsioni, considerato il fatto che in tante, troppe occasioni, i numeri pubblicati si sono rivelati ben diversi dei consensus. Appuntamento quindi oggi pomeriggio con il Question time delle 13.45, che ci porterà fino alle 15.00 con il dato sugli occupati del settore non agricolo.
Saverio Berlinzani

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