
L’indiscrezione, che circolava da tempo, ora è notizia ufficiale: Christine Lagarde lascerà la guida della Banca centrale europea (Bce) il 7 febbraio prossimo, in anticipo di otto mesi sulla fine ufficiale del suo mandato. A comunicarlo è stata la banca stessa in una nota. Il Consiglio direttivo dell’istituto di Francoforte ha salutato la presidente con una lunga standing ovation, poche ore prima di decidere di lasciare invariati i tassi d’interesse dell’Eurozona. In un breve video, Lagarde ha definito l’istituzione “una roccia” e ha detto di lasciarla pronta per il futuro. In conferenza stampa, alle domande sulle ragioni dell’addio, ha chiarito che pensa che la sua voce “possa essere d’aiuto” per difendere principi che le sono cari e che sente “di dover dire queste cose”. Ma “non posso farlo nella mia attuale posizione”, ha aggiunto. Lo sguardo, dunque, corre a Parigi. L’uscita anticipata consente ai leader europei di scegliere il nuovo vertice della Bce prima delle presidenziali francesi in primavera, mentre a Bruxelles si teme che una possibile vittoria dell’estrema destra di Marine Le Pen potrebbe complicare la trattativa. Quanto al futuro di Lagarde, da mesi il World economic forum di Davos viene indicato come sua probabile prossima destinazione.

La partita per il dopo-Lagarde
Il successore alla presidenza della Bce sarà nominato dal Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Ue. La procedura, ha assicurato il presidente del Consiglio António Costa, sarà avviata subito e andrà avanti “senza indugi”. I favoriti sono due. Lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, oggi alla guida della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, e l’olandese Klaas Knot, ex presidente della banca centrale dei Paesi Bassi ed ex capo del Financial stability board. Knot parte in vantaggio: secondo un diplomatico europeo citato da Afp, è considerato un esperto nella gestione delle crisi e un buon comunicatore. Ma il suo passato pesa. Negli anni di Mario Draghi era considerato un “falco”, cioè un fautore del rigore, e si opponeva pubblicamente alle misure di sostegno all’economia. Il rischio, nelle cancellerie, è un gioco di veti incrociati: il gruppo di Stati “amici della coesione” diffidenti verso Knot, e quello dei “frugali” verso Hernández de Cos. C’è poi la Germania, primo azionista della Bce, che non ne ha mai espresso il presidente: se rivendicasse il suo turno, il candidato sarebbe Joachim Nagel, numero uno della Bundesbank. A complicare le cose però c’è il fatto che alla guida della Commissione europea siede già la tedesca Ursula von der Leyen. La partita, inoltre, non riguarda solo la presidenza della Bce. Isabel Schnabel, responsabile delle operazioni di mercato, lascerà a gennaio per il Fondo monetario internazionale, e il mandato del capo economista Philip R. Lane scade il 31 maggio. Metà del comitato esecutivo, composto da sei membri, cambierà dunque in meno di sei mesi, ed è probabile che gli incarichi saranno negoziati tra le capitali come un unico pacchetto.
Un rialzo solo rinviato?
Nello stesso giorno in cui Lagarde annuncia le dimissioni anticipate, la Bce decide di lasciare invariati i tassi d’interesse. Quest’anno la guerra con l’Iran e la crisi dello stretto di Hormuz avevano costretto Francoforte ad alzarli già due volte. Lagarde ha confermato che il Consiglio direttivo ha discusso un nuovo aumento, ma all’unanimità ha preferito lasciare tutto com’è. La Bce, ha detto, è in una posizione “sufficientemente solida per attendere nuovi dati”. Il rialzo però sembra solo rimandato. Gli occhi sono puntati sulla riunione del 17 dicembre, quando molti analisti si attendono un aumento di un quarto di punto. Se Francoforte non ha ancora alzato i tassi è anche per paura di frenare troppo l’economia. Per ora il caro energia non si è trasferito sugli stipendi né sui prezzi degli altri beni. Lagarde lo ha detto chiaramente: questi effetti a catena non si vedono, almeno non più di quanto la Bce avesse già previsto. Intanto, però, in diversi paesi indebitarsi costa già di più. Gli interessi che la Francia paga sul suo debito sono ai massimi dal 2002, e si teme il contagio di altri paesi ad alto debito come l’Italia. La presidente ha ricordato che Francoforte “ha gli strumenti a disposizione per rispondere”, in riferimento al cosiddetto scudo anti-spread, ma ha ribadito anche che l’aiuto “arriverà solo a chi rispetta le regole di bilancio”.
Tra midterm ed elezioni ad alto rischio
Chiunque succederà a Lagarde dovrà fare i conti con scenari che non dipendono né da Francoforte né da Bruxelles. Martedì 3 novembre gli americani votano per le elezioni di metà mandato, con le urne che si trasformano in un referendum sul costo della vita. Il prezzo del diesel è diventato il tema dominante della campagna, e il consenso per Trump è sceso di pari passo con i rincari del carburante. Il presidente ha promesso che dopo il voto i prezzi caleranno, ma l’opzione militare sull’Iran resta aperta, e con essa il rischio di una nuova impennata del petrolio, già sopra i 100 dollari al barile. L’esito delle elezioni conta anche per altro: un cambio di maggioranza al Congresso degli Stati Uniti potrebbe rafforzare il controllo parlamentare sui dazi e sulla politica energetica dell’amministrazione. Poi c’è la Federal Reserve. Mercoledì 28 ottobre la banca centrale americana guidata da Kevin Warsh ha lasciato fermi i tassi, ma la prossima riunione è il 9 dicembre, una settimana prima di quella di Francoforte. In Europa, intanto, il calendario lascia pochi margini. Le decisioni sui tassi e sulle nomine andranno prese tra dicembre e febbraio, nel mezzo di una lunga stagione elettorale e prima che la Francia, il Paese che più preoccupa i mercati, vada alle urne.
Il commento
di Ferdinando Giugliano, Direttore ISPI
“Le dimissioni anticipate di Christine Lagarde aprono la corsa alla successione alla presidenza della Bce. I candidati principali sono Pablo Hernández de Cos, direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali, e Klaas Knot, ex presidente della Banca centrale olandese. In un periodo di crescita lenta, alta inflazione e instabilità politica, le scelte di politica monetaria saranno particolarmente complesse. Il successore di Lagarde, chiunque egli o ella sia, dovrà dimostrare non solo grandi capacità di analisi economica ma anche un’ottima lettura del contesto politico e istituzionale, e soprattutto grandi doti di comunicazione nei confronti di mercati finanziari che appaiono ogni giorno più nervosi.”
Alessia De Luca


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