
Vince in quasi tutta Italia il centro destra, in grossi centri oramai ex roccaforti tradizionali della sinistra, ma paradossalmente perde le sfide “in casa” a Vicenza e nei grandi centri urbani della provincia del capoluogo lombardo.
Elezioni strane le comunali dove a far la differenza ancora una volta sono i candidati locali e il radicamento dei partiti sul territorio. Difficile quindi dare una lettura univoca all’esito della doppia tornata elettorale amministrativa del mese di maggio. Pericoloso azzardarsi in “letture” politiche perchè ogni volta si rischia di essere smentiti dai successivi appuntamenti elettorali delle elezioni nazionali.
Di sicuro gli esiti hanno riservato dei risultati curiosi ed interessanti a cui i leaders politici dovranno fare attente riflessioni e interrogare i loro rappresentanti territoriali regionali e provinciali.
Il centro sinistra perde Ancona che conferma il voto regionale di due anni fa, e le toscane Siena, Pisa e Massa (dove però Forza Italia e Lega spediscono Fratelli d’Italia all’opposizione).
Perde pure in prima battuta Catania (dove si è votato al primo turno), ma vince a sorpresa a Vicenza.
Fa il pieno nella provincia di Milano e Monza, 4 su 4: a Cologno Monzese (dove ha sede il centro di produzione di Mediaset, a Gorgonzola, e ad Arese (la ex città dell’Alfa Romeo) e nella brianzola Nova Milanese.
Troppo pochi quindi due mesi per avvertire la svolta della segreteria Schlein ma il campanello d’allarme suona forte nello schieramento progressista.
Altrettanto deve suonare il campanello, nonostante gli equivoci ed eccessivi squilli di tromba, nel centro destra. A Cologno Monzese perde il candidato sindaco di Fratelli d’Italia, “orfano” della Lega e peggio ancora fa a Vicenza, dove il sindaco uscente viene scalzato dal giovane avversario del Pd. In Veneto, che in Regione ha recentemente confermato il “governatore” Zaia, perde Vicenza come ha perso un anno fa la “Fatal Verona”.
Ora per fortuna (a parte i prossimi ballottaggi siciliani e sardi) staremo tranquilli sino alle Europee di giugno 2024.
Li non ci saranno coalizioni, ma col sistema proporzionale classico ogni singola forza politica farà corsa a se.
Cesare Mannucci

Lascia un commento