La canzone sanremese di Pupo e di Emanuele Filiberto, si propone come tentativo di ‘captatio benevolentiae’ e si rivela puramente autocelebrativa e vittimistica al tempo stesso.
Il principino appare ingiustamente esiliato, condannato ad espiare colpe non proprie e che, tuttavia, pur soffrendo lontano dalla sua Patria, non ha mai, per, evidentemente, grande nobiltà d’animo e non solo di Casato, pensato di assimilare le proprie sofferenze a quelle di tanti altri sofferenti del mondo…
L’esilio credo che abbia anche un valore simbolico oltre che effettivo. L’esilio è emblematico di una rottura, il segno della soluzione di continuità con il passato e nello specifico di un passato avvinto ad una delle più tragiche pagine di storia del nostro paese: l’emanazione delle leggi razziali contro gli Ebrei. L’esilio di mezzo secolo dei principi Savoia in questo senso ha un significato che non è decifrabile né calcolabile in termini temporali ma solo seguendo il senso delle ragioni della Storia. La canzone sanremese sembra un po’stonata…
Rosita Bimbi

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