“ Finalmente! Non solo non c’è più Arcuri coi suoi imbrogli e i suoi disastri, ma l’emergenza sanitaria è stata affidata al generale comandante della logistica dell’Esercito. Esattamente quel che io e l’Avanti! chiedevamo dal mese di maggio. Presto avremo un vero Piano per le vaccinazioni e per investire al meglio i soldi europei” dice Claudio Martelli ora che il Presidente Draghi ha rimosso il super-commissario Arcuri e affidato alla competenza delle Forze Armate il compito immane di organizzare e gestire un gigantesco piano di vaccinazioni ancora campato per aria. “Forza Draghi, Avanti socialisti e liberali con lo Spirito Repubblicano!”.
E ancora “Finalmente!”, sono certo, ripeterà tra poco l’ Avanti! alla notizia che anche il piano per il Recovery sarà scritto e iscritto nel programma comune Next generation EU dalla Commissione. Si metterà coì piedi in terra anche il secondo compito rimasto campato in aria con Conte e all’Italia “finalmente” la possibilità di disporre di risorse finanziarie per progetti strategici di ricostruzione e rilancio.
Messi di fronte al ritorno della seconda ondata a ottobre – già prevista sin dalla fine della primavera 2020 – ed in assenza di ogni piano di alcun tipo che non fosse l’altalena di comunicazioni e dcpm oscillante tra superficialità e terrorismo psicologico, pur in un regime di pieni poteri del tutto inutili e ben oltre i limiti costituzionali, ciò che ci ha letteralmente fatto saltare i nervi è stata la rivelazione che il prof. Crisanti ha fatto all’ Avanti! sull’esistenza di un piano di prevenzione basato sulla prossimità diffusa nel territorio degli interventi di analisi e intervento (“laboratori e ambulatori”) anche con strutture mobili a supporto di quelle sanitarie già collassate nei mesi della prima ondata (anche e soprattutto per il panico della comunicazione del governo e la confusione degli scienziati in concorrenza tra loro). Piano e relativo allarme del tutto ignorato dal CTS governativo alla fine di agosto, sebbene indicasse con precisione la previsione di crescita dei contagi ad una media di 3.000 al giorno alla fine di settembre. Come è poi accaduto.
Se il prof. Crisanti non lo avesse detto prima a noi e poi se non fosse finito su tutti i media per un paio di mesi, nessuno avrebbe saputo che il governo Conte “non poteva non sapere” – e quindi doveva intervenire in tempo – per evitare la seconda ondata di morti superiori alla prima, ed un collasso economico da “ventimila leghe sotto il mare”. Conte non ha fatto nulla di utile se non attribuire a se stesso pieni poteri e ancora pieni poteri per un uso politico della salute che con la sua inconcludenza ha mantenuto l’emergenza, alimentato il panico e paradossalmente il consenso della paura.
A quel punto l’ Avanti! chiede un intervento straordinario del Presidente della Repubblica, già avanzato dal prof. Francesco Forte su Critica Sociale nell’aprile precedente, affinché il Quirinale si ponga come ultima istanza e prenda in mano la situazione dando un ordine razionale e coordinato agli interventi nell’emergenza.
In quell’appello che evocava la riunione del Consiglio Supremo di Difesa – un organismo costituzionale permanente previsto non solo in caso di guerra, ma più estesamente per garantire la sicurezza nazionale in presenza di gravi emergenze – è fatto un chiaro riferimento alla necessità di affidare alle Forze Armate la programmazione e la gestione dell’emergenza e non solo interventi di ordine pubblico. Cosa che “ finalmente!” Draghi ha fatto e verso cui registriamo un’eccellente sintonia.
Ci animava un “Spirito Repubblicano” (titolo d’apertura del numero in edicola ) teso all’interesse comune e basato sulla piena fiducia nelle capacità e negli strumenti di cui lo Stato dispone se ben governati.
La figura del commissario Arcuri era un barocchismo di incarichi, quale nessun essere umano normale avrebbe potuto svolgere con serietà: “Nessun vento è favorevole se il marinaio non conosce la direzione”. Incomprensibile per un paese che abbia consapevolezza di sé.
“Forza Draghi, Avanti socialisti e liberali con lo Spirito Repubblicano!”, dunque.
Il discorso del Presidente del Consiglio al Senato si può considerare un “manifesto” di un profondo cambiamento di metodo e cultura di governo che scuoterà sin nel costume politico l’uso della demagogia come coperta del fancazzismo che grida qualcosa da dire e non sa dove mettere le mani. E’ “manifesto” di un progressivo ritorno ad una condotta sobria, perchè consapevole di dover gestire le istituzioni politiche dello Stato quale primo strumento di autogoverno dei cittadini e non come un campo di battaglia delle faziosità. La Repubblica degli Einaudi, Rosselli, Pietro Nenni. Socialisti e liberali
stefano carluccio (avanti@centrobrera.it)


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