Ha suscitato scalpore la proposta del nuovo governo d’Austria di attribuire (su richiesta) la cittadinanza austriaca agli appartenenti alla minoranza tedesca della provincia di Bolzano, che si troverebbero ad essere titolari di una doppia cittadinanza: austriaca ed italiana. La questione dell’Alto Adige sembrava ormai sopita con l’attuazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber (dai nomi degli allora ministri degli Esteri di Roma e Vienna) del 1946 e le intese di Copenaghen del 1969, con cui venne approvato il calendario operativo delle misure che l’Italia avrebbe dovuto prendere per dare attuazione allo statuto di autonomia. Nel 1992 l’Austria rilasciò la cosiddetta quietanza liberatoria, con cui dava atto della conformità delle misure adottate alle intese precedentemente raggiunte.
Il ‘Pacchetto Alto Adige’, celebrato anche in occasione del decennale della chiusura della vertenza dagli allora presidente della repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi e austriaca Thomas Klestil nel 2002, costituisce un insieme di disposizioni che configurano l’autonomia altoatesina come uno degli strumenti più avanzati di tutela delle minoranze nazionali, spesso portato ad esempio nei vari fori internazionali e che potrebbe servire da modello per la soluzione di annose controversie attualmente esistenti, come quella tra Armenia e Azerbaijan per il Nagorno Karabakh.
Inquadramento giuridico internazionale
È però da chiedersi se la pretesa di conferire la cittadinanza austriaca (a richiesta degli appartenenti alla minoranza di lingua tedesca) avanzata dalla destra del nuovo governo di Vienna faccia correre il rischio di rimettere tutto in discussione e di far rinascere pulsioni nazionalistiche, quali l’autodeterminazione del Sudtirolo e il ricongiungimento con l’Austria. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2017/12/austria-alto-adige-doppia-cittadinanza/

Lascia un commento